prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Olio di palma: non buono per corpo e ambiente ma ad EXPO dicono sì

15 Giugno, 2015 9:58 am

Da qualche tempo sappiamo che l’olio di palma è un grasso non salutare per il corpo, oltre a distruggere la biodiversità con la sua produzione. All’Expo si sostiene la sua legalità.

Da qualche tempo sono noti quali siano i grassi benefici nell’alimentazione: l’olio extravergine di oliva, prima di tutto, ricchissimo di vitamina E ma anche di acidi grassi che combattono il colesterolo. Anche gli oli di semi non sono male poiché contengono grassi buoni, anche se in quantità più ridotte rispetto all’olio di oliva. Il burro non è adatto a essere consumato fritto, ma aggiunto crudo alla pasta o al riso non fa male, anzi contiene una buona quantità di vitamine. L’unico grasso che non è considerato particolarmente valido dal punto di vista alimentare è l’olio di palma: è nocivo per la salute e perché è ecologicamente scorretto, una caratteristica dalla quale non si può prescindere oggi. Soprattutto se ci si propone di nutrire il pianeta.

Foreste abbattute, specie a rischio
Eppure, paradossalmente, proprio all’Expo, dove si dovrebbe pensare, oltre che al cibo, a tutelare il pianeta, rispettandolo e proteggendo le biodiversità, si è pensato più al profitto che alla salute della gente e alla natura. Qualche giorno fa, infatti, è scoppiato il caso olio di palma al padiglione della Malesia, il paese maggiore produttore mondiale dell’olio di palma. Al Padiglione malese è stata esposta una scritta – palm oil free – cancellata, oppure accompagnata dalla dicitura – illegale. Come a dire che non è possibile, che è vietato dalla legge aggiungere la scritta – senza olio di palma – a dolci, biscotti, creme e ad altri alimenti il cui produttore ha scelto di non aggiungere questo grasso. Si tratta di una scelta dettata prima di tutto da una motivazione di tipo ecologico, appunto, perché oggi non è più accettabile distruggere la natura in nome del profitto. Per produrre olio di palma questo invece succede, eccome: ogni giorno viene bruciata una superficie equivalente a 300 campi da calcio in Malesia e in Indonesia, per trovare nuovi territori in cui coltivarla palma da olio. Viene così distrutta una biodiversità fatta di piante, alberi, specie vegetali ma anche l’habitat di scimmie, rinoceronti e di altri animali che rischiano l’estinzione. Senza contare che le foreste bruciate immettono nell’atmosfera quintali di inquinanti.

Una scritta legale per difendere il pianeta
L’olio di palma si iniziò ad aggiungere ai prodotti industriali al posto degli acidi grassi idrogenati, nocivi per la salute. Essendo un grasso solido non richiede idrogenazione ed è anche molto più economico dell’olio di oliva, di semi e ovviamente del burro. Oltre a essere nocivo per il pianeta è anche nocivo per la salute. Pur essendo un grasso vegetale è ricco di grassi saturi, cioè sono dannosi per le arterie. Tanto è vero che molti produttori di alimenti dolci da qualche tempo lo hanno bandito. Si tratta insomma di una scelta sia di tipo nutrizionale sia di tipo etico,oltretutto è garantito dalla legislazione europea, in particolare dal regolamento 1169/2011 del 13 dicembre 2014, entrato in vigore in tutti i paesi dell’UE. Tale regolamento ha imposto l’obbligo di specificare in etichetta il tipo di grasso utilizzato, perché oggi non è più possibile utilizzare la generica dicitura – grassi vegetali. Insomma, qualche paese orientale stavolta ha esagerato: per tutelare i propri interessi è andato contro lo spirito con cui dovrebbe essere nato l’Expo.

Lina Rossi

- -


ARTICOLI CORRELATI