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Gelosie da pollaio

maggio 18, 2001 12:00 pm

Anche nel cortile di una fattoria si può lottare per vanità, ma alla fine il buon senso deve prevalere Angelina era una gallina particolarmente curiosa ed intraprendente. Amava razzolare anche lontano dall’aia dove viveva insieme ad un bel numero di altre sue colleghe, oltre che a conigli, maialini, e uno splendido e vanitoso pavone. Un…

Anche nel cortile di una fattoria si può lottare per vanità, ma alla fine il buon senso deve prevalere

Angelina era una gallina particolarmente curiosa ed intraprendente. Amava razzolare anche lontano dall’aia dove viveva insieme ad un bel numero di altre sue colleghe, oltre che a conigli, maialini, e uno splendido e vanitoso pavone. Un giorno Angelina, nelle suo scorribande al di fuori dal cortile, trovò una scatola di colori a tempera che il figlio del fattore aveva abbandonato. Si avvicinò, guardò la tavolozza e si mise a beccare le macchie di colore. Assaggiò prima il blu, poi il verde, quindi passò al rosso, ma visto che non erano granché commestibili, li lasciò per tornare, ciondolando, verso il pollaio per spettegolare un po’ con le sue amiche.
L’indomani Angelina depose alcune uova e, con grande sua meraviglia, notò che uno era verde, un altro blu e un altro ancora rosso.. Allora corse subito a nasconderle sotto la paglia per far sì che la signora della fattoria non le trovasse; poi le covò con amore. Qualche giorno dopo, da sotto le piume, vide uscire un piccolo pulcino blu, poi uno verde e quindi uno rosso, tutti arruffati. Estasiata dall’incredibile covata, corse ad avvertire tutto il pollaio.
Le amiche galline non mancarono di rallegrarsi di quella inaspettata sorpresa, e iniziarono a fare un baccano spaventoso per complimentarsi con la fortunata mamma e riempire di carezze i tre piccoli colorati; in tutto il cortile non si faceva altro che parlare di loro. La gallina, fiera come un gallo, si pavoneggiava con il seguito colorato dei suoi piccoli; ma, naturalmente, tutto questo cominciava a destare qualche gelosia.

Fino ad allora, infatti, la meraviglia del cortile era stata il pavone, a cui il fattore teneva particolarmente e che altro non faceva se non passeggiare dal mattino alla sera per farsi ammirare; affascinava tutte le galline del posto sfoggiando il suo magnifico piumaggio.
L’inatteso disinteresse nei suoi confronti lo contrariò molto, e iniziò a guardare con astio verso i tre piccoli disturbatori. Così, preso dall’ira, decise di farli sparire!
Il giorno successivo, approfittando di un momento in cui Angelina, inorgoglita come non mai del frutto della sua covata, raccontava a gran voce, per l’ennesima volta, la storia della nascita dei suoi tre pulcini, il pavone si avvicinò ai pulcini e con aria distaccata gettò loro dei semi che i tre ignari si affrettarono a beccare. Dopodiché andò fino in fondo all’aia, continuando a seminare leccornie dietro di sé; i piccoli ghiottoni lo seguirono; e così li condusse verso alcune conigliere abbandonate, li afferrò per il collo e li chiuse all’interno, dopo averli ricoperti di paglia. A questo punto se ne ritornò disinvolto verso il cortile, convinto che adesso le attenzioni degli altri abitanti della fattoria sarebbero ritornate su di lui.
La gallina, terminata la sua chiacchierata, ritornò per coccolare i suoi piccoli. Ma, infausta sorpresa, i piccoli erano scomparsi. “Ah! Quei piccoli birichini, si sono allontanati senza avvertirmi!” disse arrabbiata Angelina. Tirando su la cresta, li richiamò, ma non risposero ne si fecero vedere. Allora lo sconforto aumentò, lanciò un grido straziante e si mise a correre per tutto il cortile, urlando “Aiuto! Aiuto! Hanno rapito i miei bambini!”.

Il pavone, nel bel mezzo del cortile, si mise a fare la ruota, attendendo i soliti consensi; chiuse gli occhi per assaporare meglio le acclamazioni delle sue folli ammiratrici; d’un tratto udì delle grida e pensò che fossero soltanto delle manifestazioni di stupore per la sua inaudita bellezza, ma, improvvisamente, fu strattonato e s’accorse che nessuno lo stava guardando, anzi, tutti piangevano insieme ad Angelina che, disperata, s’affannava a cercare i pulcini.
Molto seccato, il pavone stava per andarsene quando udì un altro lamento della gallina: “Dev’esserseli mangiati la volpe ed è tutta colpa mia!”. Angelina era così afflitta che egli ne ebbe un gran rimorso; allora sparì e raggiunse le conigliere; liberò i pulcini e se li mise tra le piume; poi, in mezzo al panico generale, si fermò di fronte ad Angelina e fece una ruota davvero magnifica, dalla quale si videro spuntare i pulcini “scomparsi”.
La gallina, colta da tanta gioia, svenne. Tutti allora attorniarono il pavone che raccontò di come fosse intervenuto proprio mentre la volpe stava per divorare i pulcini che si era allontanati troppo dal cortile.
I tre piccoli sventurati, che avevano paura di essere sgridati, confermarono la versione data dal pavone…e poi, fra l’altro, si erano anche divertiti un mondo. Tutti ammirarono il coraggio del pavone; lui fu felicissimo del successo e prese il ruolo di protettore dei tre pulcini talmente sul serio che vegliò su di loro come un vero padre, fino a quando non divennero adulti.

 

Giancarlo Strocchia

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