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Innocenti fumatori

ottobre 25, 2001 12:00 pm

I risultati degli studi sulle conseguenza del fumo in gravidanza e durante il periodo dell’allattamento Gli studi sugli effetti dell’esposizione al fumo passivo hanno fornito risultati sempre più allarmanti. Si stima infatti che l’esposizione al fumo, nella popolazione non fumatrice, aumenti approssimativamente del 30% il rischio di carcinoma polmonare. I bambini ed i neonati rappresentano…

I risultati degli studi sulle conseguenza del fumo in gravidanza e durante il periodo dell’allattamento

Gli studi sugli effetti dell’esposizione al fumo passivo hanno fornito risultati sempre più allarmanti. Si stima infatti che l’esposizione al fumo, nella popolazione non fumatrice, aumenti approssimativamente del 30% il rischio di carcinoma polmonare. I bambini ed i neonati rappresentano una parte importante dei soggetti esposti al fumo passivo, soprattutto alla luce del fatto che circa il 17% delle donne sono fumatrici, e di queste, circa un terzo fuma durante la gravidanza e l’allattamento.

I rischi prima e dopo il parto
Numerosi sono i possibili effetti negativi sul neonato del fumo materno (attivo o passivo) in gravidanza o dopo il parto:

  • Aumentata incidenza di aborto
  • Parto pretermine
  • Basso peso alla nascita con riduzione del peso in media di 200g e minore accrescimento del neonato
  • Rottura prematura delle membrane
  • Incremento della mortalità e della morbilità perinatale con aumentata frequenza di difficoltà respiratoria
  • Alterazione della reattività vascolare e incremento del rischio di emorragie cerebrali nel bambino di peso molto basso esposto al fumo passivo
  • Maggiore incidenza di diabete di tipo 1 nei piccoli di basso peso, indipendentemente dalla familiarità positiva
  • Associazione tra fumo in corso di gravidanza e malformazioni congenite.
  • Aumentata incidenza di SIDS (sindrome da morte improvvisa) nei neonati di madre fumatrice: è infatti dimostrata una correlazione tra abitudine materna al fumo e l’aumento della frequenza e della durata di apnee ostruttive nel sonno, indotte dalla nicotina.
  • Effetti acuti: vomito, diarrea, coliche, tachicardia, irritabilità.
    Vi sono poi segnalazioni di numerosi autori che concordano nell’avanzare l’ipotesi che l’esposizione al fumo passivo in corso di gravidanza, possa condizionare alterazioni dello sviluppo cognitivo, del rendimento scolastico, del deficit di attenzione e dell’adattamento comportamentale negli anni successivi. In uno studio esteso all’anno di vita, è stata rilevata persistenza dell’alterazione della funzionalità tireoidea dopo protratta esposizione al fumo passivo dei genitori.
    E dimostrata inoltre, nei figli di genitori fumatori, la correlazione tra numero di sigarette consumate ed incremento di patologie allergiche respiratorie.

    Il fumo e l’allattamento
    La nicotina è la componente principale del fumo di sigaretta, che comprende più di 2000 sostanze, incluso il CO, che il piccolo può inalare passivamente . Tra queste sostanze segnaliamo il tiocianato (metabolita dell’idrocianuro, che comunemente viene rilevato nei fumatori regolari), che passa rapidamente la placenta, e la cotinina, rilevatore biologico della nicotina (approssimativamente il 70% della nicotina è convertito in cotinina sierica), che è presente ad elevati livelli anche nelle urine dei bambini allattati al seno da madre fumatrice. Il fumo materno in corso di allattamento provoca riduzione del volume del latte per inibizione della prolattina; è inoltre da sottolineare che, anche se l’assorbimento per inalazione passiva è maggiore di quello gastrointestinale, tuttavia i livelli di nicotina nel latte sono superiori a quelli presenti nel sangue materno, e dipendono dal tempo trascorso dal momento dell’ultima sigaretta fumata.

    Unica soluzione: smettere di fumare
    Risulta pertanto evidente l’importanza dell’astensione dal fumo in corso di gravidanza e durante l’allattamento, o, quanto meno, dell’impegno a non fumare nei luoghi ove soggiorna il piccolo (questo vale per tutte le persone vicine al neonato) e di ridurre il numero delle sigarette fumate. Gli effetti dannosi del fumo passivo sono direttamente proporzionali alla entità dell’esposizione, pertanto non è possibile stabilire un limite massimo accettabile di sigarette che la madre può fumare senza far correre rischi al neonato. Si può comunque ritenere che alle madri “forti fumatrici” (più di 20 sigarette al giorno) andrebbe sconsigliato l’allattamento al seno, in accordo con le indicazioni dell’Accademia Americana di Pediatria che ha inserito la nicotina nell’elenco delle sostanze controindicate per la madre che allatta, mentre in caso di madri fumatrici “medie” (tra 10 e 20 sigarette), o che fumano meno di 10 sigarette, si può consigliare di aspettare almeno 2 ore e mezzo prima di allattare.

     

    Prof. Enrico Polito

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