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Per difenderci dal contagio del Citomegalorvirus CMV dobbiamo conoscerlo

febbraio 13, 2012 11:39 am

  L’infezione da Cytomegalovirus -CMV- è l’infezione più comune presente alla nascita. Il responsabile è un virus della famiglia degli herpes, come la varicella, la febbre delle labbra e la mononucleosi: l’herpesvirus-5. Il Cytomegalovirus è diffuso a livello globale ed ha l’uomo come unico serbatoio. I bambini ne vengono contagiati dalla madre alla nascita attraverso…

 

L’infezione da Cytomegalovirus -CMV- è l’infezione più comune presente alla nascita. Il responsabile è un virus della famiglia degli herpes, come la varicella, la febbre delle labbra e la mononucleosi: l’herpesvirus-5.

Il Cytomegalovirus è diffuso a livello globale ed ha l’uomo come unico serbatoio. I bambini ne vengono contagiati dalla madre alla nascita attraverso il passaggio nel canale del parto oppure, nel corso dell’infanzia, da altri bambini se frequentano un asilo nido. Gli adolescenti possono restarne contagiati con i rapporti sessuali. Anche chi riceve una trasfusione di sangue o derivati può infettarsi con il Cytomegalovirus, se il sangue non è stato sottoposto allo screening per il CMV.

Come avvengono il contagio e diagnosi
L’herpesvirus-5, codificato anche con la sigla HHV5, soggiorna e vive felicemente nella saliva, nelle urine, nel sangue, nelle feci, nel liquido seminale, nelle secrezioni vaginali e nel latte materno. Poiché il virus non sopravvive facilmente al di fuori di questi liquidi, la sua trasmissione avviene con difficoltà attraverso le superfici contaminate, quindi il contatto diretto è la via di contagio ideale. Le azioni compiute e che possono esporre al contagio sono tutte quelle in cui avviene uno scambio diretto dei liquidi organici, come i rapporti sessuali e i baci. E’ comunque bene evitare di scambiarsi posate, bicchieri, salviette e altri oggetti personali, anche se in questi casi il contagio è più difficoltoso. La diagnosi di infezione da Citomegalovirus è semplice da accertare in laboratorio: viene eseguita la ricerca sul campione di uno dei liquidi organici sopra descritti.

I sintomi del Citomegalovirus
L’infezione causata dal CMV è lieve o ‘asintomatica’ nella maggior parte dei soggetti. Infatti, un il sistema immunitario ben sviluppato è in grado di tenerla sotto controllo. Al contrario, se il soggetto è immunodepresso, l’infezione può manifestarsi nei vari apparati: occhi, fegato, sistema gastrointestinale e nervoso. Il fegato è uno degli organi ad esserne colpito più di frequente, i sintomi possono simulare quelli dell’epatite o della mononucleosi: febbre, eritema, cefalea, dolori muscolari, spossatezza e ingrossamento dei linfonodi. L’infezione da CMV può invece essere grave se viene contratta nel corso della gravidanza: il feto ne diviene infatti un bersaglio. L’infezione, in questo caso, è distinta in primaria se la madre si ammala per la prima volta e secondaria se si ammala per riattivazione del virus latente, da una sua precedente infezione o per reinfezione con un nuovo ceppo virale. L’importanza dei due tipi di infezione è collegata al rischio della trasmissione del virus al feto: questa varia fra il 30 – 40 % nella forma primaria e fra lo 0.5 – 2% nella forma secondaria. L’epoca di gestazione non è determinante, anche se il maggior rischio si presenta nei primi tre mesi di gravidanza. L’85-90% dei neonati con infezione congenita non ha sintomi, mentre circa il 10% di essi avrà sintomi ‘tardivi’, generalmente difetti uditivi di grado variabile, con una possibile evoluzione nel tempo. Il 10-15% dei neonati è invece sintomatico. I sintomi possono essere lievi e temporanei e possono consistere in piccole dimensioni alla nascita, ittero, microemorragie cutanee o petecchie, disturbi del fegato e della milza. I sintomi possono anche essere gravi: la cecità, la sordità, il ritardo mentale, la testa piccola per dimensione e le convulsioni sono tra questi. In alcuni casi i sintomi importanti, come perdita dell’udito o della vista, compaiono anche mesi o anni dopo la nascita.

Decorso e terapia
Una volta contratta l’infezione, la durata dei sintomi varia considerevolmente, tipicamente dalle due alle tre settimane. Dopo l’infezione, il virus rimane silente nel corpo per tutta la vita. La particolarità di questo virus è che continua ad essere eliminato con i liquidi corporei per mesi o anni dopo la prima infezione, specialmente se avvenuta nei bambini piccoli. Quindi una volta contratta l’infezione, passata la fase della sintomatologia conclamata, è possibile continuare a diffondere il virus attraverso il contatto. La terapia si avvale solo ed esclusivamente di farmaci antivirali, trattandosi di un’infezione virale, gli antibiotici, ovviamente, sono inutili.

La prevenzione è la miglior difesa
La prevenzione dell’infezione da CMV non è tanto quella di evitare di ammalarsi da bambini o da adulti, quando la malattia è benigna a meno che non si sia immunodepressi, ma di evitare una prima infezione in corso di gravidanza. Il vero rischio è per le donne incinte soprattutto se sono a diretto contatto con i bambini della prima infanzia, tra i quali il virus è ampiamente diffuso. In modo particolare ci riferiamo alle donne in stato interessante i cui figli frequentano l’asilo nido, i piccoli potrebbero essere stati contagiati in modo asintomatico pur eliminando il virus con le urine e la saliva per mesi. E’ per questo motivo che alle donne in gravidanza con un bambino in età scolare si raccomanda di:

  • non baciare in viso o sulla bocca i figli piccoli, specie se vanno all’asilo;
  • non condividerne con le posate;
  • non portare alla bocca i loro biberon o succhiotti;
  • lavarsi bene le mani con acqua e sapone dopo aver loro soffiato il naso o cambiato il pannolino o in qualsiasi altra occasione di contatto con feci o altri liquidi organici.

Sahalima Giovannini
Con la collaborazione della
dott.ssa Maria Ersilia Armeni
Pediatra e neonatologo a Roma

 

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