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Voglio la mamma!

aprile 14, 2011 12:35 pm

A partire dall’ottavo mese, il bambino inizia a protestare con pianti disperati ogni volta che la mamma si allontana da lui. Coccole e pazienza aiutano a superare questa fase. Nostro figlio non è più un neonato. Si avvia verso i sette-otto mesi di vita e ha imparato a riconoscere la persona che sta di più…

Voglio la mamma!

A partire dall’ottavo mese, il bambino inizia a protestare con pianti disperati ogni volta che la mamma si allontana da lui. Coccole e pazienza aiutano a superare questa fase.

Nostro figlio non è più un neonato. Si avvia verso i sette-otto mesi di vita e ha imparato a riconoscere la persona che sta di più con lui, che lo nutre e che se ne occupa in modo esclusivo: la mamma. Prima si rendeva conto della sua vicinanza soprattutto attraverso il contatto fisico e l’odore, adesso anche la sua vista matura sempre di più e il piccolo ha imparato a riconoscere la figura materna dal sorriso, dai lineamenti del viso e dall’espressione degli occhi. Tra mamma e bambino si è creato un rapporto speciale, di simbiosi e di grande, piacevole dipendenza. Il problema inizia quando la mamma, come può succedere, si deve allontanare: per tornare al lavoro, per uscire con il partner, semplicemente per andare a fare la spesa. Il piccolo non è ancora in grado di capire che la mamma è destinata a tornare: non vedendola, pensa che non ci sia più e viene preso da un vero e proprio terrore. Questa si chiama “ansia da separazione”. Tutti i bambini la vivono, pertanto è perfettamente normale. Un atteggiamento tranquillo da parte della mamma aiuta il bambino a maturare, a superarla e a crescere sereno.

Se la mamma torna al lavoro
Molte donne oggi lavorano, per necessità, per scelta o per gratificazione personale. Quale che sia la ragione, se la mamma decide di tornare al lavoro deve farlo in tutta tranquillità e sicurezza, nella certezza di lasciare il bambino al sicuro. Il nido rappresenta un’ottima scelta, ma l’ingresso con un mondo nuovo, con persone sconosciute che si occuperanno di lui al posto della mamma, può ingenerare nel bambino una vera e propria crisi. Per rassicurare il bimbo, è importante che la mamma, per prima, sia serena della scelta che ha fatto, per poter trasmettere la sua sicurezza. È consigliabile effettuare un’ispezione accurata del luogo, conoscere e farsi conoscere dalle maestre. Non si deve avere timore di suggerire alle educatrici alcuni comportamenti, per esempio spiegando come lei tiene in braccio il figlio e chiedendo di farlo nello stesso modo. In questo modo il piccolo avvertirà una certa continuità e si sentirà rassicurato. Durante i primi giorni, poi, la mamma deve rimanere con il piccolo per qualche ora, per dargli il tempo di socializzare e di conoscere il nuovo ambiente. Una volta che lascia il bambino al nido con le educatrici, è utile permettergli di avere con sé un giocattolo o un altro oggetto al quale il bambino è affezionato. Il bebè ha, infatti, bisogno di aggrapparsi a qualcosa per non sentire il distacco ed è meglio che lo faccia con oggetti che sente vicini e familiari, così avverte una continuità di passaggio tra la mamma e le altre persone, tra la casa ed il nuovo ambiente.

Se resta da solo in una stanza
Il bambino è seduto sul pavimento della sua cameretta, nel lettino o nel box, insomma è al sicuro e la mamma è costretta ad allontanarsi per pochi secondi per rispondere al telefono. Eppure basta che la figura materna non sia più sotto gli occhi del bambino, per farlo scoppiare in lacrime. Succede perché, a questa età, il piccolo non è ancora in grado di capire che la mamma esiste sempre, anche se momentaneamente lui non la vede. Proprio il doversi allontanare, pur restando in casa, è un’occasione utile per la mamma per iniziare ad abituare il piccolo alla momentanea assenza e renderlo a poco a poco più consapevole. Invece che allontanarsi in fretta, senza guardare il figlio, la mamma può sorridergli, indietreggiare lentamente restando voltata verso di lui, sussurrandogli parole rassicuranti. Una volta fuori dalla stanza, può fare capolino con un bel sorriso, dicendogli “Sono sempre qui, stai tranquillo”. Anche restando nell’altra stanza, la mamma può continuare a parlare con il figlio, oppure a cantare una canzone, in modo che lui si senta rassicurato dal suono familiare della voce. Il bambino, infatti, trova sempre una sicurezza se c’è continuità di dialogo. E’ utile anche fargli ascoltare della musica, che fa compagnia e stimola lo sviluppo cognitivo.

Se viene lasciato con altre persone
Decidere di lasciare il bambino con la nonna o la baby sitter, oltre che una necessità, può essere un modo per abituare il bambino ad allargare i propri orizzonti, abituandolo alla compagnia di altre persone. È necessario, ovviamente, procedere per gradi: non si può pensare che un piccolo, che è stato in compagnia esclusiva della mamma fino ai sette-otto mesi, accetti senza problemi di restare da solo con una persona che conosce poco. Se, quindi, abbiamo in programma di tornare al lavoro, di concederci un fine settimana o anche solo una serata “a due” con il partner, organizziamoci per tempo trovando una tata assolutamente fidata e competente, oppure una nonna che sia disponibile a occuparsi per diverse ore del bambino. Conosciamo meglio queste figure femminili, valide vice-mamme, creando con loro una confidenza affettuosa e quotidiana. Giochiamo tutti e tre insieme, noi, il bimbo e la nonna o tata, fino a quando il piccolo si sentirà a proprio agio. A questo punto, proveremo a lasciare il bimbo solo nella stanza con la nostra “sostituta”, facendo però sentire la nostra presenza in casa, per esempio parlandogli o tornando di tanto in tanto. L’ideale sarebbe abituare il piccolo a stare anche con altre persone fin dai primissimi mesi, quando il legame con la mamma, per quanto stretto e simbiotico, non lascia ancora spazio all’ansia da separazione. In questo modo il bambino, al momento di rimanere senza la mamma, sentirà meno il distacco ed avvertirà una certa continuità con l’esperienza precedente.

 

Giorgia Andretti

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