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Le ernie del neonato

marzo 16, 2011 12:55 pm

È un disturbo abbastanza frequente, legato all’immaturità della parete addominale. Può rientrare con manovre specifiche, ma talvolta l’intervento si rende necessario. Quando il bimbo appena nato piange o tossisce, a volte compare una sorta di rigonfiamento nella zona bassa del pancino, che rientra quando il piccolo è tranquillo. Può trattarsi di un’ernia inguinale, che consiste…

Le ernie del neonato

È un disturbo abbastanza frequente, legato all’immaturità della parete addominale. Può rientrare con manovre specifiche, ma talvolta l’intervento si rende necessario.

Quando il bimbo appena nato piange o tossisce, a volte compare una sorta di rigonfiamento nella zona bassa del pancino, che rientra quando il piccolo è tranquillo. Può trattarsi di un’ernia inguinale, che consiste nella fuoriuscita di un viscere dalla sua sede attraverso la parete addominale. Il disturbo, che colpisce molti neonati, può essere risolto con una delicata manovra da parte del pediatra. Se questo non è possibile, è necessario ricorrere a un intervento chirurgico breve e sempre ben tollerato anche dai bambini più piccoli.

Responsabile un organismo immaturo
L’ernia inguinale è un disturbo abbastanza comune nei neonati. Colpisce con più frequenza i prematuri, cioè i bambini venuti al mondo prima della 37a settimana di gestazione e i maschietti sono più soggetti rispetto alle bambine. L’ernia può comparire a sinistra, da entrambe le parti, oppure solo a destra. Si forma a causa del passaggio di visceri, che normalmente sono contenuti nell’addome, in uno dei due canali inguinali. Le cause che portano alla formazione dell’ernia non sono conosciute. È sicuramente coinvolta l’immaturità delle strutture della parete addominale. Se il problema si presenta subito dopo la nascita, quando il bimbo è ancora al nido del reparto maternità, è il personale stesso ad accorgersi del problema. Nel caso in cui l’ernia compaia qualche settimana o qualche mese dopo, sono i genitori a rendersi conto del problema. Possono quindi notare un rigonfiamento anomalo nella regione inguinale che diventa più evidente quando il neonato piange, tossisce o compie i normali sforzi per la defecazione. Se, invece, il bebè è tranquillo, il rigonfiamento si attenua o addirittura non è visibile.

Non sempre basta la manovra
Se il bambino è molto piccolo e l’entità dell’ernia è di poco conto, spesso è sufficiente che il pediatra effettui una manovra per riportare il viscere nella sede corretta. La manovra consiste in una sorta di delicata compressione a livello dell’inguine, per favorire la risalita del viscere. Nella maggior parte dei casi, però, si preferisce intervenire chirurgicamente, in modo da risolvere il problema una volta per tutte. L’ernia inguinale infatti non si risolve mai spontaneamente. Il canale rappresentato dall’ernia può essere invaso da una porzione di intestino, che rischia il cosiddetto “strozzamento”: la porzione di intestino si avvolge cioè su se stessa e questo rende difficoltosa la circolazione del sangue. Il tessuto intestinale, quindi, non viene più nutrito e questo può provocare la necrosi di quel tratto di intestino. In questo caso, il bimbo avverte dolori molto forti all’altezza dell’inguine, diventa nervoso e irritabile, può essere soggetto a crisi di vomito. L’addome inoltre appare disteso e gonfio. L’intervento è allora da effettuare con una certa urgenza.

Un’operazione ben tollerata
Il bimbo viene ricoverato nella struttura ospedaliera ed è sottoposto a una serie di accertamenti, per verificare che non ci siano disturbi in corso. Si procede quindi ad effettuare l’anestesia generale. Il chirurgo pratica una piccola incisione nella regione inguinale e le viscere che hanno formato l’ernia vengono riposizionati nella corretta sede addominale. Per rafforzare la “tenuta” della parete addominale naturale è possibile applicare una rete in materiale sintetico e anallergico, oppure portarvi fasce muscolari presenti nell’addome stesso e creare una vera e propria plastica della parete. A questo punti si applicano pochi punti di sutura e si medica la ferita. L’intervento dà ottimi risultati e non esiste praticamente rischio di complicanze o di recidive. Il bimbo può essere alimentato poche ore dopo e può tornare a casa già il giorno seguente. Per un paio di giorni il piccolo può risultare un po’ nervoso e irritabile, ma la situazione si risolve in un giorno o due. Nel frattempo, i genitori devono mantenere tutta la calma possibile, senza preoccuparsi, coccolando e confortando il bimbo. È opportuno non fargli il bagnetto per almeno 48 ore. La garza che copre la ferita può essere sostituita dai genitori se si sporca o si bagna. Una settimana dopo il bimbo deve essere riportato a una visita di controllo. Non è necessario rimuovere i punti, che si riassorbono da soli.

 

Sahalima Giovannini

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