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La sifilide può colpire anche i neonati

ottobre 2, 2018 10:00 am

Secondo i Center Diseases Control – CDC – americani, sempre più neonati contraggono la sifilide in corso di gravidanza. Se la madre è contagiata, il rischio trasmissione è dell’80%

 

Negli USA gli esperti stanno assistendo a un preoccupante aumento dei casi di sifilide tra i neonati: dal 2013 a oggi i casi sono raddoppiati e hanno raggiunto il numero più alto da 20 anni a questa parte. Se la sifilide viene trasmessa al feto, può causare un aborto spontaneo, la morte immediata del neonato o può causare problemi di salute gravi sia fisici sia mentali. Eppure basterebbe un test alla madre per scoprire se ha contratto la sifilide così da attuare la terapia idonea. Secondo i CDC, circa il 40% dei bimbi nati con la sifilide, vengono partoriti già privi di vita a causa dell’infezione. Le probabilità che il batterio infetti il prodotto del concepimento è dell’80%. Nel 2017 i casi riportati negli USA di neonati con sifilide sono stati 917, nel 2013 erano 362. L’aumento della sifilide in generale negli Stati Uniti supera l’incremento di altre malattie a trasmissione sessuale.

 

La sifilide, malattia del batterio Treponema pallidum

Nei secoli passati gli italiani la chiamavano mal francese, i francesi male inglese e così via. Questo a spiegare la grande diffusione della malattia a trasmissione sessuale per antonomasia, sempre presente sul territorio, soprattutto in occasione di guerre o incontri con altri popoli. Nel corso del ventesimo secolo l’uso di antibiotici ha portato a una drastica diminuzione dei casi, ma oggi, grazie ai viaggi in paesi esotici e soprattutto a causa di immigrazione e unioni miste, gli esperti assistono a una seconda giovinezza della sifilide. Si tratta di un’infezione sessuale molto seria, dovuta al batterio Treponema pallidum, la trasmissione avviene con contatto diretto provocando ferite aperte o escoriazioni, soprattutto nelle aree dei genitali. Dopo circa tre settimane dal rapporto, compare una ferita, chiamata sifiloma:  formazioni dure e tondeggianti, dalle quali fuoriesce del siero. In questo stadio della malattia si ingrossano le ghiandole linfatiche. 

 

L’aiuto degli antibiotici

Nel secondo stadio il corpo si ricopre di chiazze rosse, il fegato inizia a funzionare male, gli occhi si infiammano e su viso, labbra e genitali compaiono papule rossastre. Nel terzo stadio, oggi  rarissimo da vedere,  compare la gomma,  una formazione nodosa che si apre lasciando uscire siero. Al giorno d’oggi le cure antibiotiche impediscono che chi contrae la sifilide arrivi al terzo stadio, quello più serio, che comporta danni seri alla pelle, alle ossa e al sistema nervoso. Questo perché, prima di tutto, la diagnosi si effettua con un semplice prelievo di sangue e con l’esame del siero che fuoriesce dai sifilomi. Per quanto riguarda la cura, si devono effettuare iniezioni per via intramuscolare a base di penicillina, oppure assumere per bocca antibiotici come eritromicina e tetracicline. In Italia fortunatamente questo problema non è ancora attivo ma la sorveglianza non deve abbassare la guardia considerato che la malattia è in aumento. Per questa ragione sarebbe opportuno in gravidanza sottoporre le gestanti al test per la sifilide, ricorrendo eventualmente ai farmaci se risulta positivo.

 

Lina Rossi

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