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Gioie e dolori del ciuccio

ottobre 6, 2008 12:00 pm

Ha un grande potere tranquillizzante su quasi tutti i bambini: difficile rinunciarci ma non bisogna esagerare È anche attraverso la bocca che i bambini piccoli iniziano a conoscere e a esplorare il mondo e l’ambiente circostante. Mettere una cosa in bocca, succhiare, ha a che vedere, naturalmente, con l’allattamento e con il seno, e risponde…

Ha un grande potere tranquillizzante su quasi tutti i bambini: difficile rinunciarci ma non bisogna esagerare

È anche attraverso la bocca che i bambini piccoli iniziano a conoscere e a esplorare il mondo e l’ambiente circostante. Mettere una cosa in bocca, succhiare, ha a che vedere, naturalmente, con l’allattamento e con il seno, e risponde ad un istinto naturale, profondo, primordiale. Non è raro, durante una ecografia, scoprire il feto intento a succhiarsi una dito o una manina. Ovvio, dunque, che la maggior parte dei bambini trovi nel ciuccio soddisfazione e serenità. Il ciuccio regala al bambino un piacere rassicurante, allevia le piccole sensazioni di malessere. Può essere un “alleato” importante nei momenti di difficoltà, ma non bisogna abusarne. Il rischio è di compromettere lo sviluppo dei denti e di rendere poi particolarmente doloroso e difficile il distacco.

Come nasce il desiderio del ciuccio
Il desiderio del ciuccio si manifesta soprattutto in condizioni di stress, prima di addormentarsi o quando avviene un distacco anche momentaneo dalla mamma o dal papà. Il ciuccio è per il bambino un sollievo e una consolazione. Lo aiuta ad addormentarsi e lo tranquillizza perché ricorda il seno materno, recandogli quella sensazione di tranquillità e serenità come se succhiasse dal suo seno. Ma evitiamo di usarlo per calmare il bambino ogni volta che piange: il pianto è un modo importante e primario per i bambini di esprimersi. Ed è importante imparare a capire il pianto del bambino per arrivare ad interpretarne i bisogni che il ciuccio sospende ma non risolve.

Quale tipo di ciuccio scegliere
L’offerta è ampia. Il ciuccio a ciliegia o anatomico, di caucciù o al silicone. I pediatri consigliano il tipo anatomico, quello a forma di goccia, morbido, schiacciato, che si adatta meglio alla forma del palato, mentre quello a ciliegia, di forma rotonda, potrebbe a lungo andare compromettere lo sviluppo del palato e delle arcate dentarie.
Per quel che riguarda i materiali, il silicone è un composto chimico, trasparente, indeformabile, non assorbe gli odori e i sapori e non subisce alterazioni anche dopo numerose sterilizzazioni, sia mediante bollitura che a freddo. Il caucciù invece è una gomma naturale, più morbida, elastica e più resistente alle lacerazioni rispetto al silicone. Pertanto il ciuccio di silicone per le sue caratteristiche di inalterabilità è particolarmente indicato durante i primi mesi di vita, mentre in seguito si può passare a quello in caucciù, che è più resistente alle lacerazioni da parte dei denti.

Le conseguenze di un uso eccessivo
Il ciuccio può influire sullo sviluppo dei denti, della bocca e del viso, dipende dalla durata e dalla frequenza della suzione e dalla predisposizione individuale. La conseguenza più evidente è il “morso aperto”, cioè lo spazio che viene a crearsi fra i denti superiori ed inferiori; mentre se il bambino tiene il ciuccio in posizione laterale, la malformazione interesserà i canini e i molari del lato in questione provocando il “morso aperto laterale”. Inoltre l’inserimento dello scudo del ciuccio all’interno del labbro può causare danni agli incisivi inferiori e al labbro. Evitiamo inoltre di applicare catenelle o oggetti all’anello del ciuccio, perché lo rendono più pesante e quindi più pericoloso per i denti e per il labbro inferiore. Infine non immergiamo il ciuccio nel miele o in altre sostanze zuccherine, diventerebbe un’abitudine difficile da eliminare e potrebbe comportare conseguenze sui denti da latte e sulla dentatura permanente, come la comparsa di carie. Piuttosto sterilizziamolo e disinfettiamolo regolarmente per evitare eventuali infezioni.

Quando e come eliminare il ciuccio
Il ciuccio rappresenta per il bimbo una fonte di sicurezza, per questo abbandonarlo è una sfida e un impegno per i bambini. Il ciuccio non provoca danni irreversibili, perlomeno non se usato fino ai 3/4 anni di età, ed è comunque sempre preferibile al pollice, che può avere conseguenze maggiori sulla bocca e sulla dentatura ed è più difficile da gestire quando arriva il momento di smettere. Di solito i bambini rinunciano spontaneamente al ciuccio verso i tre anni di età quando acquistano fiducia in sé stessi e diventano più sicuri. In ogni caso è opportuno interrompere questa abitudine con delicatezza e rispetto per i tempi e le esigenze del bambino.
Vediamo cosa possiamo fare:

  • Armiamoci di tanta pazienza, proviamo ad abituarlo a nuovi ritmi, lasciando che utilizzi il ciuccio nelle occasioni di maggiore tensione, come ad esempio prima di addormentarsi.
  • Proviamo a distrarlo giocando insieme a lui: le nostre attenzioni gli procureranno conforto e tranquillità.
  • Chiariamo quali sono le conseguenze di un uso prolungato del ciuccio, è importante far capire ai nostri figli i motivi dei nostri divieti.
  • Accordiamoci con lui sulle eventualità in cui è “concesso” utilizzarlo.
  • Evitiamo, in ogni caso, di intervenire quando il piccolo sta attraversando una fase di cambiamento, ad esempio la nascita di un fratellino o l’inserimento a scuola. In queste occasioni sarà indispensabile assecondare la sua esigenza di succhiare e rimandare i tentativi a quando il “bisogno di consolazione” sarà divenuto meno impellente.
  • È importante che l’interruzione non sia improvvisa: non facciamo sparire il ciuccio senza dare spiegazioni al bambino, piuttosto cerchiamo di agire gradualmente, cominciando ad esempio a toglierlo per qualche ora al giorno, oppure provando a sostituirlo con un oggetto diverso: un indumento che abbia l’odore della mamma o un pupazzo speciale o una calda e morbida copertina.
  • Non colpevolizziamo il bambino se insiste a volere il ciuccio: continuiamo invece ad accompagnarlo in questa difficile fase di crescita lodandolo tutte le volte che riesce a rinunciarci.

     

    Agnese Moghetti

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