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Interpretare il pianto di un neonato

giugno 27, 2017 10:00 am

L’unico linguaggio a disposizione di un neonato è il pianto ecco perché è importante saperlo riconoscere, la traduzione però non è facile, soprattutto per i neo genitori

Il neonato piange. Piange per comunicare che è l’ora della poppata, piange perché deve fare il ruttino, piange perché la pelle del sederino brucia e deve essere cambiato, piange perché ha sonno ma è nervoso e non riesce ad appisolarsi. Anche per i genitori che hanno già uno o più figli, spesso le urla e le lacrime del bebè sono un rebus. Ecco come è possibile tradurre il suo pianto e soddisfare le sue esigenze.

 

Piange per fame

Il neonato che piange per la fame inizia a lamentarsi prima in modo lieve,  tende quindi progressivamente ad aumentare fino a diventare più acuto ma stabile. Inoltre, il piccolo sposta la testolina da una parte all’altra alla ricerca della fonte del latte, muove la lingua, si porta alla bocca i pugni chiusi e li succhia. In questo caso è bene non aspettare troppo a sfamare il piccolo, perché se diventa nervoso poi rischia di succhiare troppa aria, oltre al latte. Le coliche gassose si originano proprio per un eccesso di aria nell’intestino.

 

Piange per sonno

Il pianto del bambino assonnato inizia con brevi episodi di piagnucolio, intervallati da pause, che diventano via via più rare e il pianto si fa più intenso e forte. Il bambino inarca la schiena, sbadiglia, si tocca le orecchie o i capelli, stropiccia gli occhi e ha lo sguardo perso nel vuoto. Va allora preso in braccio, cullato dolcemente in un ambiente silenzioso e in penombra. È bene non aspettare troppo, perché se il bambino si innervosisce non è facile calmarlo. I neonati hanno bisogno di dormire  almeno venti ore.

 

Piange per le coliche gassose

Il pianto per le coliche, causate dall’accumulo di aria nell’addome, inizia improvvisamente, senza dare avvisaglie ed è intenso e struggente. Il piccolo diventa rosso, tende le gambine e se lo si prende in braccio lo si sente teso e contratto. Per calmarlo, si può ricorrere a un bagno caldo, oppure a un massaggio sull’addome, utilizzando un po’ di olio per neonati: si appoggia la mano destra al di sopra dell’ombelico e si scende, compiendo un quarto di giro in senso orario.

Piange per malessere fisico

Quando il bambino sta poco bene, il pianto del piccolo sembra il verso di un cucciolo. Inoltre è ipotonico e senza forze. In questi casi è bene misurare la temperatura rettale e se la febbre è superiore al 38° è bene chiamare il pediatra. Il pianto del bimbo che si sente solo, invece, è come versetti che si calmano quando il piccolo viene preso in braccio.

 

Piange per desiderio di contatto

E per finire c’è il pianto per il desiderio di essere toccato, abbracciato, insomma voglia di coccole.

 

Sahalima Giovannini

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