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Il pollice in bocca

luglio 28, 2008 12:00 pm

Circa l’80% dei bambini sotto i due anni si succhia il dito: ecco come aiutarlo a superare il “vizio” Quando si pensa ad un bambino piccolo non si può fare a meno di immaginarlo con il pollice in bocca. Già nel corso della vita intrauterina le ecografie mostrano spesso il feto intento a succhiarsi il…

Circa l’80% dei bambini sotto i due anni si succhia il dito: ecco come aiutarlo a superare il “vizio”

Quando si pensa ad un bambino piccolo non si può fare a meno di immaginarlo con il pollice in bocca. Già nel corso della vita intrauterina le ecografie mostrano spesso il feto intento a succhiarsi il dito e, successivamente, già dai primi tre mesi di vita, il piccolo riprende la sua abitudine sviluppata ancor prima della nascita. La suzione è un istinto del tutto naturale, un’esigenza fisiologica che accompagna tutti i bambini in tenera età; vediamo allora che cosa induce i piccoli a succhiarsi il pollice e quando è veramente necessario intervenire per eliminare il “vizio”.

Il bisogno di consolazione
Succhiare è rilassante e rassicurante e lo stimolo della fame non ha nulla a che fare con l’atto della suzione, se non per il soddisfacimento del bisogno di consolazione che esso comporta. Il piccolo, infatti, chiede il seno della madre per nutrirsi ma, anche e soprattutto, perché da esso riceve rassicurazione e conforto. Il pollice, come il ciuccio, altro non è che un sostituto al seno materno, perché permette al piccolo di calmarsi ed autoconsolarsi quando la madre non può soddisfarlo. E’ normale quindi che il bambino ricorra alla suzione del dito in condizioni di stress, durante la notte o in momenti di distacco momentaneo dalla figura di riferimento. Succhiare il pollice fa scaricare la tensione, è per il piccolo un antidoto alla paura e al senso di solitudine e lo fa sentire sicuro e protetto, anche più del succhietto. Quest’ultimo infatti può essere dimenticato a casa o venirgli tolto dai genitori ed il bambino lo percepisce, sa che, invece, il suo pollice è sempre a portata di “mano”.

Quando succhiare diventa un “vizio”
Circa l’80% dei bambini sotto i due anni si succhia un dito. Si tratta, come abbiamo visto, di un’attività impellente ma che, generalmente, dovrebbe essere abbandonata spontaneamente entro i tre o quattro anni di età. Capita però che l’abitudine si protragga per più tempo; la persistenza della suzione del pollice è, secondo alcuni, legata allo svezzamento precoce, che negherebbe anticipatamente al piccolo la gioia della suzione del biberon o del seno materno. Secondo altri, invece, il “vizio” si protrae nel tempo se scaturisce da problematiche legate alla crescita e all’ambiente in cui il piccolo vive: in pratica quando il bisogno di consolazione, proprio dei primi mesi di vita, non ha trovato soluzione ed appagamento definitivo nello sviluppo della sicurezza e dell’autonomia del piccolo a causa di situazioni familiari stressanti o di mancanze affettive.

Le conseguenze sullo sviluppo fisico
Qualunque sia la ragione, quando il piccolo continua a succhiare il pollice oltre i quattro anni di età, è necessario prendere provvedimenti per evitare che i denti si sviluppino in modo scorretto. Il rischio principale, infatti, è quello di una possibile malformazione dell’arcata dentaria. Quando il bambino è piccolo le ossa della mandibola e della mascella sono dotate di particolare elasticità che può consentire uno “schiacciamento” delle stesse parti e la conseguente deformazione e crescita scorretta dei denti. Il “vizio” prolungato di succhiare il pollice, inoltre, può essere causa di infezioni al dito stesso, a causa dei microbi che attecchiscono in una zona di pelle ormai macerata e senza difese e ,ancora, il bambino che succhia introduce facilmente aria nello stomaco con conseguente meteorismo.

Come aiutarlo a smettere
Di certo interrompere un’attività tanto rassicurante come quella di succhiare il dito ha di fatto delle implicazioni psicologiche. Inutile e dannoso, quindi, intervenire imponendo con violenza al piccolo di smettere: non farebbe che accrescere il suo bisogno di consolazione e la necessità di soddisfarlo soltanto attraverso se stesso. Fra succhietto e pollice di certo il più dannoso è il secondo, poiché, perlomeno, il ciuccio può essere tolto, mentre l’abitudine a succhiare il pollice è assai difficile da controllare. Per questo alcuni esperti suggeriscono di scegliere tra il “minore dei mali” e di abituare pertanto il piccolo al ciuccio sin dai primi mesi di vita. Ma la strada migliore rimane quella di interrompere l’abitudine del dito così come del ciuccio. Normalmente, quando il bambino inizia a frequentare la scuola, perde il “vizio” di succhiare il pollice spontaneamente perché, capita spesso, che venga preso in giro dai compagni o rimproverato dalla maestra per questo. Ma, quando la decisione di smettere non è autonoma, deve essere sostenuta dai genitori, che possono essere di aiuto cercando innanzitutto di distrarre il piccolo con giochi ed attività che gli tengano impegnate le mani, aumentando pian piano gli intervalli di tempo in cui il piccolo non ha la possibilità di portare il dito alla bocca. Un ottimo incentivo è poi quello di stabilire una serie di premi commisurati al raggiungimento degli obiettivi: se il piccolo riesce a smettere per una settimana verrà premiato con un regalo, se riesce a smettere per un intero mese il regalo sarà più grande. Attenzione però, i premi non dovranno consistere in denaro o giocattoli ma soltanto in ricompense “morali”, come una passeggiata insieme nel suo parco preferito o tante coccole. E’ importante inoltre evitare di intervenire proprio quando il bambino attraversa una fase di cambiamento, come per la nascita di un fratellino o per l’inserimento al nido o all’asilo. In questi casi sarà necessario assecondare la sua necessità di succhiare e rimandare i tentativi di distoglierlo dal vizio a quando la soddisfazione del suo “bisogno di consolazione” sarà divenuta meno impellente.

 

Paola Ladogana

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