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Cosa fare quando il bimbo non vuole dormire

aprile 13, 2017 10:00 am

È l’ora delle nanna, il bambino cerca la presenza di mamma e papà, non vuole stare solo. potrebbe aver paura. E’ preferibile restare accanto al lettino con un mano sulla sua spalla

A seconda dell’età, variano i tempi del sonno di cui il piccolo ha bisogno: le ore di riposo devono essere suddivise nell’arco della giornata. Il neonato non ha ancora la percezione tra il giorno e la notte: può dormire anche venti  ore sulle ventiquattro. Da un  mese a un anno di età, il bambino dorme ancora molte ore al giorno e la notte può dormire anche nove ore  arriva fino a nove ore durante la notte. A mano a mano che comincia ad avvertire la differenza tra il giorno e la notte, le ore di sonno durante la notte aumentano: tra i sei e i dodici mesi il piccolo dorme anche dodici ore. Fino ai quattro anni: il bambino dorme circa  tredici ore per notte e fa uno o due pisolini nel pomeriggio. Non sempre però questi orari sono la regola. Il bambini potrebbe avere male al pancino, paura del buio o semplicemente non vuole saperne di dormire e ha timore di essere lasciato solo. Sono molte le ragioni che possono rendere difficile il riposo del bambino: è necessario capirle e agire correttamente nelle diverse circostanze.

 

Il pianto serale

Il bambino si avvicina ai tre mesi di età? Molto probabilmente, sarà soggetto ai cosiddetti pianti serali: avvicinandosi il momento di andare a dormire, il piccolo  potrebbe avere  vere e proprie crisi durante le quali piange, si agita e fa i capricci. Le crisi di pianto serali sono un fatto molto comune tra i bambini di questa età: quindi non bisogna farsi prendere dal panico, il piccolo avverte la tensione e potrebbe agitarsi ancora di più. Evitare di farlo giocare e di parlargli, questo atteggiamento lo sveglierebbe di più. Comunque il bambino va adagiato nella culletta o nella carrozzina e cullarlo con dolcezza; molto utile, e tranquillizzante per il bambino, è tenergli una mano sulla schiena o sul pancino perché avverta la presenza della mamma. Se non smette di piangere, l’unica cosa da fare è lasciare che si sfoghi: alla fine si addormenterà.

 

Se a disturbare il sonno è la malattia o la paura

Anche i problemi di salute disturbano il sonno del bambino. Influenza, raffreddore, dentizione sono fatti normali che capitano a tutti, ma rendono nervoso il piccolo e finiscono per incidere con la qualità del suo sonno: il bimbo è a disagio, diventa capriccioso, piange e per dormire ha bisogno di avvertire la presenza della mamma.  Prenderlo in braccio, coccolarlo, parlargli dolcemente per infondergli sicurezza e fargli capire che non è solo: questa è la prima regola da osservare quando il piccolo è malato. E’ opportuno sistemare la culla nella camera dei genitori: in questo modo, ogni volta che tossisce o ha la febbre, la rassicurante presenza dei genitori gli consente di superare più facilmente il disagio. Tuttavia, non appena è passata la fase acuta della malattia, bisogna riportare la culla nella cameretta. In caso contrario, il bimbo si abituerà a dormire sempre assieme ai genitori e allora sarà davvero difficile abituarlo a stare da solo. Se è la paura a disturbare il bambino è necessario fermarsi a capire cosa lo spaventa e trovare dei giusti correttivi.

 

Ha paura di stare solo

Un momento abbastanza critico per il sonno dei bambini è tra gli otto e nove mesi di età: è in questo periodo che  il bambino comincia a rendersi pienamente conto della presenza o dell’assenza dei genitori. Quando non vede la mamma e il papà, viene preso da crisi di angoscia che gli psicologi definiscono con l’espressione – ansia da separazione.  Non bisogna mostrarsi severi con il piccolo: non sta facendo i capricci, sta realmente attraversando un periodo impegnativo e ha bisogno di aiuto e di affetto per superarlo. Al momento di andare a nanna bisogna fargli capire che mamma e papà sono in casa, a pochi passi da lui. Una ninna nanna e un racconto possono diventare un rito piacevole per accompagnarlo verso il sonno. Quando arriva il momento di dormire, invece, è meglio non attardarsi vicino al suo lettino.

 

Sahalima Giovannini

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