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Niente guerre per la pappa

aprile 7, 2008 12:00 pm

Davanti ad un bambino che rifiuta il cibo è facile commettere qualche errore di “strategia” Ogni giorno l’ora della pappa diventa una battaglia: l’ostinato rifiuto di molti cibi, le quantità minime di alimenti ingeriti, i “no” risoluti e ripetuti, trasformano il momento del pasto in una vera e propria situazione da stress. Il piccolo rifiuta…

Davanti ad un bambino che rifiuta il cibo è facile commettere qualche errore di “strategia”

Ogni giorno l’ora della pappa diventa una battaglia: l’ostinato rifiuto di molti cibi, le quantità minime di alimenti ingeriti, i “no” risoluti e ripetuti, trasformano il momento del pasto in una vera e propria situazione da stress. Il piccolo rifiuta il cibo che con tanto amore è stato preparato dalla mamma e tutto ciò crea in lei ansia, disagio e preoccupazione. Il timore che il bambino non mangi abbastanza è tra quelli che, più di frequente, assillano i genitori.

Perché non bisogna preoccuparsi
Prima di allarmarsi inutilmente però bisogna dire che è del tutto normale che, durante lo svezzamento al bambino occorre tempo per abituarsi a nuovi sapori e consistenza del cibo, e anche in seguito per tutta l’infanzia, l’appetito sarà un fattore imprevedibile e incostante, soggetto ad alti e bassi comuni a tutti i bambini e che, in quanto tali, devono essere rispettati (anche un banale raffreddore può portare a un provvisorio calo della fame, fenomeno che rappresenta una giusta difesa da parte dell’organismo già impegnato a combattere l’infezione).
Per crescere bene non è necessario al bambino mangiare tanto, perché in realtà la quantità di alimenti che gli serve è molto ridotta. Del resto è facile capire se il piccolo sta mangiando abbastanza per lui (il che potrebbe non corrispondere al fatto che mangi tutto ciò che gli adulti si aspettano!): se è vivace e pieno di energia, vuol dire che ha ingerito cibo a sufficienza. Se ancora non si è convinti di questo, l’unico modo per togliersi ogni dubbio è rivolgersi al pediatra, che visitandolo e confrontando il peso del bambino con le curve di crescita, potrà dire se c’è veramente da preoccuparsi. E’ importante sapere che il bambino dopo l’anno e mezzo mangia di meno, perché il suo ritmo di crescita è notevolmente rallentato e con esso il suo fabbisogno calorico. Di contro è aumentata la sua curiosità per tutto ciò che lo circonda e di fronte a tante scoperte interessanti, il mangiare tende a passare in secondo piano. Inoltre anche la dentizione può avere il suo peso, creando fastidio alle gengive e trasformando la masticazione in un’operazione assai poco piacevole.

Non trasformate il pasto in una battaglia
Non si deve far diventare quello del “bambino che non mangia” un grave problema (nella società moderna è quasi impossibile trovare un bambino sottoalimentato; con la varietà di cibi che ci sono in commercio, ciascuno ricava ciò che gli serve per crescere). Piuttosto bisogna rispettare i gusti del piccolo, evitando di costringerlo a mangiare ciò che non gli piace, perché così facendo si potrebbero creare repulsioni che durano tutta la vita, o di costringerlo a finire ciò che ha nel piatto.
Questo non vuol dire accettare passivamente ogni sua tendenza: è ormai dimostrato che il gusto si educa e che le preferenze alimentari degli adulti dipendono non solo da aspetti soggettivi, ma anche dai sapori che sono stati assaggiati fin dall’infanzia e dalla cultura nella quale si è cresciuti. Bisogna quindi non stancarsi di proporre al bambino cibi sempre nuovi e stuzzicanti, con pazienza, senza innervosirsi se inizialmente li rifiuta e rispettando i suoi tempi.

Tenete l’ansia sotto controllo
Assolutamente da evitare sono i sensi di colpa da parte della mamma che vede il suo piccolino mangiare meno di quello che gli altri si aspettano, o che è decisamente più magro del figlio dell’amica. Accettiamo che ognuno abbia la propria costituzione, le proprie necessità alimentari, i propri ritmi. Alimentarsi non è una gara, e un rifiuto non significa necessariamente che ci sia un conflitto con chi ha preparato il cibo con tanto amore (alimentazione e affetto sono due cose ben diverse). Eliminando l’ansia tutto si risolve da sé: un esempio può essere quello di certi bambini che a casa rifiutano di mangiare mentre non pongono nessun problema al nido (qui non ci sono tensioni con la mamma che vorrebbe vedere sempre il piatto pulito e si prova il desiderio di imitare i compagni). Inoltre controllando l’ansia si eviterà anche l’errore di “dargliele tutte vinte” purchè mangi, finendo per proporgli sempre gli stessi cibi (gli unici che gradisce) o correndogli dietro per tutta casa con il piatto in mano per portarlo a mangiare senza che se ne accorga, distraendolo con giochi, canzoncine e televisore acceso.

 

Angela Salini

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