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Depressione post partum, parliamone più spesso

ottobre 20, 2016 9:23 am

Non tristezza ma sofferenza, è questo stato emotivo a rovinare la serenità e il rapporto con il neonato. Di depressione post partum ne soffre circa il 15% delle neo mamme.

Lo scorso 10 ottobre è stata la Giornata Mondiale per la salute mentale femminile ed è stata un’occasione in più per parlare di un disturbo troppo spesso tenuto nascosto, come se ci si dovesse vergognare. Nell’immaginario collettivo, soprattutto nella cultura italiana, diventare mamme equivale al massimo raggiungimento della gratificazione e quindi alla felicità che non dovrebbe lasciare spazio ad alcun sentimento negativo. Non è così: la depressione dopo il parto ha dinamiche complesse, che vanno oltre il fatto di essere diventata mamma. La depressione post-partum è dovuta in parte a predisposizione genetica, circa metà delle neomamme ha avuto, a sua volta, una madre con questo problema, cui si uniscono motivazioni biologiche, sociali e affettive. La tendenza ad ammalarsi riunisce in se fattori biochimici e psico-sociali.

I segnali da non sottovalutare in caso si depressione post partum

Il primo segno a cui fare attenzione è la variabilità dell’umore. A seguire ed in ordine di presenza abbiamo:

•Irritabilità: può manifestarsi con aggressività nel linguaggio e/o nei comportamenti;
•Disturbi del sonno: difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci;
•Stanchezza: sia fisica sia mentale, scarsa concentrazione e difficoltà ad organizzare cambi di pannolino e poppate;
•Psicosomatizzazioni: soprattutto disturbi alimentari con crisi bulimiche o totale assenza di fame, palpitazioni e vertigini;
•Sentimento di inadeguatezza: ovvero la sensazione di incapacità a gestire il neonato;
•Pensieri di tipo ossessivo: preoccupazione eccessiva e ridondante del dover rispettare gli orari;
•Senso di colpa: per non essere la mamma modello che si era sognato di essere durante la gravidanza e per non riuscire a fare ciò che dovrebbe essere fatto;
•Perdita del desiderio sessuale: l’assenza del desiderio è normale nei primi mesi ma con il passare del tempo tutto torna alla normalità, se però, dopo il quarto o quinto mese dal parto l’attività non torna ai valori normali, può essere un ulteriore segnale depressivo.

Eseguire il test di Edinburgh aiuta a comprendere l’eventuale sviluppo di una depressione, è però necessario rispondere con onestà alle 10 domande del test. Ripetere la somministrazione una volta alla settimana e rispettare il relativo consiglio in base al risultato

Il baby blues – Come riconoscerlo
A distanza di circa 24 – 48 ore dal parto, compare una sensazione di disagio caratterizzata da crisi improvvise di pianto, da irritabilità, da variabilità del ritmo del sonno, da comportamento compulsivo alimentare o perdita totale di appetito, il tutto senza alcuna reale motivazione.

Cosa fare – Non si può e non si deve fare nulla se non assecondare e comprendere. Questo disagio è una diretta conseguenza del parto ed è avvertita da circa l’80% delle neo-mamme. Per fortuna tutto volge alla normalità nell’arco di un paio di settimane. E’ solo una piccolissima percentuale dei casi che può evolvere in una vera depressione post-partum.

La vera depressione post partum – Come riconoscerla
Sentirsi sopraffatte dalle responsabilità dell’accudimento del bambino, sensazione paralizzante del non farcela a gestire se stesse e la famiglia, senso di colpa per la propria inadeguatezza,
pensieri irrazionali, rabbia per non avere il controllo della situazione che genera ansia, crisi di pianto e desiderio di isolarsi dal mondo intero. Sentimento generale della sconfitta e della
conseguente vergogna per la propria incapacità a reagire.

Cosa fare – Questo disagio inizia a mostrare i suoi segni dopo la decima settimana dal parto e se non si riceve un adeguato aiuto, può mantenersi inalterato per circa otto – dieci mesi compromettendo il rapporto di attaccamento al bambino che proprio in questo periodo ha bisogno di avere la mamma accogliente ed affettuosa. E’ una percentuale del 13-15% di tutte le partorienti che ne viene colpita ed il 3-5% può trasformarsi di depressione di lungo periodo.
E’ necessario rivolgersi allo psichiatra senza alcun timore, lo specialista stabilirà se è sufficiente un supporto psicologico o se sarà necessario un sostegno farmacologico, dipende se in
precedenza si è sofferto o meno di crisi depressive.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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