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Shaken Baby Syndrome o Sindrome del bambino scosso

aprile 29, 2016 3:41 pm

All’insieme dei sintomi acuti legati allo scuotimento violento di un bambino è dato il nome di Sindrome del bambino scosso. Le conseguenze neurologiche possono essere gravissime.

Ascoltare un neonato piangere per ore e ore, senza riuscire a trovare un modo per interrompere la pena, pone i genitori in una situazione di impotenza fino ad arrivare allo sfinimento totale. Infatti, non sempre mamma e papà riescono a gestire la situazione di stress che ne deriva. E, senza volerlo, possono lasciarsi sopraffare dalla tensione e dalla stanchezza, fino a causare gravissime conseguenze. Afferrare il bambino e scuoterlo violentemente come fosse una bambola, provoca un movimento brusco del capo avanti e indietro, ed è proprio questo dondolamento violento a causare danni neurologici irreversibili fino ad arrivare al decesso.

La punta dell’iceberg di un problema serio
Il movimento di scuotimento provoca infatti una serie di problemi acuti che sfociano nella Sindrome del bambino scosso, meglio conosciuta con il termine anglosassone – Shaken Baby Syndrome – anche se oggi la definizione più corretta sarebbe quella di Abusive Head Trauma -AHT – ovvero, trauma cerebrale da abuso, introdotta nel 2009 dalla American Academy of Pediatrics. La definizione allude alle conseguenze delle forme di abuso che possono subire i bambini nelle prime settimane di vita, quando l’impegno di accudimento richiesto è elevato, lo stress genitoriale sale e i soggetti più deboli possono avere, come reazione al pianto del figlio, quella di afferrarlo e scuoterlo con violenza, per farlo smettere di piangere. Questa reazione, tanto impulsiva quanto pericolosa, può causare nel piccolo ematoma subdurale, edema cerebrale ed emorragia retinica, fino al decesso. Nel nostro paese non esistono dati ufficiali, ma secondo gli esperti la sindrome del bambino scosso riguardi 3 casi ogni 10.000 bambini sotto l’anno di età, ma il numero probabilmente è di gran lunga superiore. Purtroppo, infatti, molte delle piccole vittime non giungono all’attenzione dei medici e il fenomeno resta quindi sottostimato. Più certe le stime che provengono da uno studio condotto in Scozia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svizzera, dal quale emerge che l’incidenza di AHT sarebbe tra 14.7 – 38.5 casi ogni 100.000 bambini. Di questi, il 25-30% perde la vita, 15% sopravvive senza danni e la restante percentuale subisce gravi conseguenze neurologiche per il resto della vita.

I gravi rischi che corre il bambino
I danni al bambino sopravvengono se questi viene afferrato all’altezza del torace o alle braccia e scosso energicamente, per 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi. La testa del piccolo, già pesante ma non ancora adeguatamente sorretta dai muscoli del collo, si muove come una frusta, avanti e indietro. Questo fa sì che le vertebre cervicali siano compresse, coinvolgendo anche i vasi sanguigni e le strutture nervose che decorrono all’interno del canale cervicale. Possono quindi verificarsi versamenti di sangue, lesioni ai nervi e ai muscoli che mettono il comunicazione il capo con i resto del collo e anche emorragie cerebrali. Dalle conseguenze tutto sommato meno evidenti come inappetenza, vomito, difficoltà di suzione e nervosismo si può arrivare a convulsioni, alterazioni della coscienza, arresto cardiorespiratorio. Il piccolo può andare incontro a problemi di apprendimento, disabilità fisica e cognitiva, forme di epilessia e cecità. I bambini più fortunati riescono ad arrivare all’attenzione del pediatra in tempo per una diagnosi e per le cure tempestive così da arginare il problema. Essenziale, però, è evidentemente la prevenzione: un bambino non deve mai essere scosso con violenza. Tutti coloro che si occupano dei bambini e non solo i genitori devono capire che lo scuotimento è sempre dannoso e che il pianto si può calmare solo con la comprensione e la pazienza. A tal proposito, la Società Italiana di Neonatologia è portavoce di una campagna di sensibilizzazione al problema, in collaborazione con Terre des Hommes, con la distribuzione di materiale informativo presso tutti i reparti di Neonatologia in Italia.

Sahalima Giovannini

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