prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

In campo le Regioni

ottobre 8, 2001 12:00 pm

Decisa dall’Amministrazione del Piemonte la prima agenzia pubblica per le adozioni internazionali.

Una piccola rivoluzione dalla grande eco sta prendendo corpo nel campo delle adozioni internazionali. Sebbene in attesa di una seconda approvazione – essendo saltata la prima per un cavillo finanziario – è prossima all’entrata in vigore una nuova norma che costituisce la prima Agenzia regionale per le adozioni internazionali. La Regione Piemonte è l’artefice della piccola rivoluzione. Così, al fianco degli enti privati, entro sei mesi, a detta di Annamaria Colella della Direzione delle Politiche Sociali Regione Piemonte, sarà possibile avere anche il primo ente pubblico che si occupa di adozioni internazionali.

Con la ratifica della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, stipulata a L’Aja il 29 maggio 1993, in Italia si è realizzato un albo, come previsto dall’articolo 39, in cui sono registrati gli enti autorizzati a gestire rapporti di collaborazione con i Paesi esteri in materia di adozioni. La legge è stata approvata il 31 dicembre 1998 ed è la numero 476. Il 31 ottobre del 2000, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato l’elenco dei quarantacinque enti autorizzati rendendo operativa la 476/98. Ora, anche l’amministrazione pubblica entrerà nel novero.
La dottoressa Colella, tra coloro che più fortemente hanno voluto l’agenzia, è ottimista.

A che punto siamo con la realizzazione dell’agenzia?
Entro breve ci sarà una seconda votazione e poi dovremo aspettare l’autorizzazione della Presidenza del Consiglio. Verso aprile dovrebbe essere tutto risolto.

Come nasce l’esigenza di un ente pubblico che si occupi di adozioni internazionali?
La Regione Piemonte ha riscontrato una forte necessità di un intervento dell’amministrazione pubblica nel campo. Molte coppie sentono il desiderio di adottare un bambino proveniente da Paesi indigenti e sono tante quelle che richiedono aiuti ulteriori rispetto a quelli esistenti. E poi si è ritenuto opportuno intervenire direttamente.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge l’agenzia?
Si occuperà di realizzare progetti di cooperazione a livello internazionale con quegli Stati che presentano numerosi minori in difficoltà. Si tratta di fare cultura sul tema: in futuro le adozioni internazionali diminuiranno perché i Paesi in via di sviluppo comprenderanno la necessità di mantenere in patria i piccoli in difficoltà. Aumenteranno le adozioni in loco se si fa informazione sul tema dell’abbandono, con grande beneficio per gli stessi bambini. Diversi enti privati hanno rapporti di collaborazione con gli Stati esteri, però, generalmente a causa delle ridotte disponibilità economiche, devono limitarsi a erogare contributi agli istituti assistenziali. L’amministrazione regionale, invece, punta a migliorare i servizi. In più assisterà le coppie che vogliono adottare all’estero.

Come?
Si tratta di un ente pubblico e come tale garantisce un servizio. Eseguirà le procedure. Si tratta di un servizio sociale che supera ciò che oggi attualmente si fa.

E i costi?
Ufficialmente, attraverso gli enti privati, le spese si aggirano ai 25/30 milioni che, però, alle volte possono essere più alti. Attraverso l’Agenzia regionale il servizio sarà meno oneroso per le coppie che non pagheranno tutto ciò che può essere coperto dall’amministrazione pubblica. In più, prevediamo sostegni economici per le famiglie meno abbienti.

Questo non è piaciuto ad alcuni enti privati…
Lo scopo dell’amministrazione regionale non è quello di fare concorrenza agli enti privati, ma di dare una possibilità in più alle coppie. Gli enti privati lavorano molto bene e hanno diffuso fino ad oggi una nuova e giusta cultura dell’adozione con assoluta trasparenza, però possono essere affiancati da enti pubblici. Noi abbiamo gli stessi intenti delle associazioni private con le quali già collaboriamo a livello locale. Desideriamo concretizzare progetti anche con quelle nazionali. Questo servizio pubblico è un’aggiunta e non una minaccia.

Il servizio è limitato alle coppie piemontesi?
Per ora sì, ma abbiamo intenzione di collaborare con altre amministrazioni, come quelle della Val D’Aosta e della Liguria con cui siamo già in contatto.

Ma resteranno comunque escluse le coppie residenti in altre regioni…
Ogni amministrazione regionale può aiutare le coppie che vogliono adottare all’estero. In Piemonte si è sempre lavorato in questa direzione, organizzando corsi di preparazione, esentando le famiglie dal pagamento del ticket degli esami sanitari obbligatori e con tante altre risposte che la Regione Piemonte ha dato e sta dando.

 

Laura Coricelli

- -



Advertising