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L’adozione a rapporto

settembre 5, 2001 12:00 pm

Fuga dall’Africa, boom dei bambini dell’Est, costi troppo alti: ecco i dati dell’ultimo studio presentato dall’Aibi La via di fuga c’è. O meglio, ci sarebbe. Di fronte all’incancrenirsi di molte situazioni d’emergenza che gravano sulla salute e sulla crescita di tanti bambini disadattati nel mondo, la legge italiana e quella comunitaria stanno cercando di correre…

Fuga dall’Africa, boom dei bambini dell’Est, costi troppo alti: ecco i dati dell’ultimo studio presentato dall’Aibi

La via di fuga c’è. O meglio, ci sarebbe. Di fronte all’incancrenirsi di molte situazioni d’emergenza che gravano sulla salute e sulla crescita di tanti bambini disadattati nel mondo, la legge italiana e quella comunitaria stanno cercando di correre ai ripari. Le adozioni internazionali sono pratiche progettate per questo e sempre più diffuse.
Nel corso del 2000 sono state presentate in Italia 5.782 domande di idoneità all’adozione internazionale che si sono aggiunte alle 9.383 giacenti già all’inizio dell’anno. I Tribunali dei Minori del Sud dello Stivale sembrano essere più propensi a concedere autorizzazioni all’ingresso di minori stranieri, mentre al Nord spicca Genova con il 100 per cento di consensi alle domande che hanno riguardato l’adozione di bambini europei. Le percentuali diminuiscono di molto se la nazionalità del bambino desiderato è extra-europea.

La fuga verso Est
Ma le cifre riportate durante il convegno organizzato dall’associazione Ai.bi, Amici dei bambini – Folgarida, 30 agosto/primo settembre – nel “Primo rapporto sull’adozione internazionale in Italia” lasciano aperti molti interrogativi.
Sono due i principali campanelli d’allarme. Da un lato, la convenzione de L’Aja e le molteplici leggi di ratifica non sono riuscite, secondo Marco Griffini, presidente dell’Ai.Bi, a garantire che l’adozione internazionale sia attuata nell’ottica della sussidiarietà. Dall’altro, il rapporto evidenzia come esistano bambini “più desiderati” rispetto ad altri dai genitori ritenuti idonei all’adozione.
Ad esempio, nel 2000 meno del 2 per cento dei minori ucraini in stato di abbandono è rimasto nel suo Paese, perché il 98.08 per cento di loro è stato adottato da coppie straniere. Nella Federazione Russa, su 13.683 minori adottabili, 6.292 – pari al 45.98 per cento del totale – hanno avuto lo stesso destino e in Bulgaria il 55.87.
Sempre nel 2000, 2.565 minori su 2.991 bambini dati in affidamento preadottivo, provenivano dagli Stati dell’Est Europa. Con 264 minori adottati (9 per cento) segue il Sud America, l’Asia con 113 (4 per cento) e, infine, l’Africa con 49 bambini (1 per cento).
Nello specifico, stando ai dati forniti dalle autorità straniere, il maggior numero di bambini adottati lo scorso anno è arrivato dalla Federazione Russa (31.14 per cento). Dall’Ucraina sono stati consegnati all’adozione internazionale il 25.08 per cento degli adottati e il 13.49 dalla Romania. Chiudono la graduatoria l’Etiopia (1.55 per cento), la Moldova (0.63) e l’Albania (0.22), unica eccezione alla preferenza delle coppie italiane per l’adozione di bambini dalle caratteristiche somatiche europee.
Nei primi quattro mesi del 2001 la tendenza sembra simile. Dal primo gennaio al trenta marzo, la Commissione per le adozioni internazionali ha rilasciato 87 permessi d’ingresso in Italia a minori ucraini adottabili, 70 a rumeni, 62 bulgari, 48 russi, mentre 15 sono andati a bambini etiopi. L’Est Europa primeggia ancora con una percentuale di adottati da parte delle famiglie italiane del 74.64 per cento. Segue il Sud America con il 16.03 e, all’ultimo posto, l’Africa con il 3.59. Il rapporto sottolinea che esistono chiare preferenze anche nella scelta dell’età degli adottati. Il 38.28 per cento dei minori affidati alle famiglie italiane idonee appartengono a una fascia che va dagli zero ai due anni, il 33.25 dai tre ai cinque e il 16.27 dai sei agli otto.

I costi dell’adozione
Un altro problema affrontato nel rapporto è quello delle spese che la famiglia adottiva si trova ad affrontare. Fino a cinquanta milioni, ha denunciato l’associazione Arcobaleno che dal 1993 si occupa di adozioni all’estero, molti di meno secondo le istituzioni. Dai dati dell’Ai.bi, sembra che l’organizzazione e i vari servizi in Italia costino da un minimo di 500.000lire a un massimo di 8.000.000. A questa cifra vanno aggiunti gli esborsi per le traduzioni (250/1.000dollari), le legalizzazioni presso i consolati (1.500dollari), l’accompagnamento estero (2.000/20.000 dollari) e le tasse governative all’estero (2.000 dollari). Secondo il rapporto, alcuni enti chiedono un rimorso forfaittario che può arrivare ai 40milioni di lire. E’ vero però che fin dall’entrata in vigore della legge 184/83 molte delle uscite dovute alla legalizzazione dell’adozione dono deducibili al 50 per cento nella dichiarazione dei redditi. E’ quanto si legge anche nella risoluzione 55/E del ministero delle Finanze. Questa agevolazione comunque non basta a frenare il dissennato traffico di minori che alimenta sempre più il mercato nero delle adozioni, di fatto incontrastato dalla legge italiana che accetta come regolari tutti i bambini che giungono sul territorio nazionale.

In Rete:
L’Associazione Amici dei bambini

 

Laura Coricelli

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