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Figli adottivi e primogeniti

maggio 16, 2001 12:00 pm

Per la Cassazione non esiste un diritto del figlio legittimo che giustifichi il divieto anche all’adozione Tra i tanti diritti salvaguardati dalle normative italiane, non compare quello di “primogenitura”. E’ questo quanto hanno rilevato i giudici della Corte di Cassazione dopo aver esaminato il caso di una coppia di Venezia cui era stata negata l’idoneità…

Per la Cassazione non esiste un diritto del figlio legittimo che giustifichi il divieto anche all’adozione

Tra i tanti diritti salvaguardati dalle normative italiane, non compare quello di “primogenitura”. E’ questo quanto hanno rilevato i giudici della Corte di Cassazione dopo aver esaminato il caso di una coppia di Venezia cui era stata negata l’idoneità all’adozione internazionale da parte della Corte d’Appello di Venezia.
I due aspiranti genitori adottivi avevano già un bambino, nato dalla loro unione, ma avevano comunque manifestato il desiderio di poter adottare un bambino straniero, intento contrastato dai magistrati lagunari perché, a loro avviso, l’arrivo del nuovo figlio avrebbe mandato psicologicamente in crisi il figlio legittimo, spodestato del suo stato privilegiato di unico genito. I giudici veneti avevano motivato la loro decisione dichiarando come “non abbia bisogno di particolari dimostrazioni o motivazioni il rischio connesso alla primogenitura, che è concreto, rientrando tra i concetti comunemente accolti dalla psicologia”.

Su tale presunta rilevanza del principio di primogenitura hanno basato, al contrario, il loro parere opposto i supremi giudici romani. La Suprema Corte ha infatti respinto questa tesi evidenziandone l’arbitrarietà e mettendo in chiaro che non è previsto da nessuna norma “la tutela del diritto di primogenitura del figlio legittimo”. Con riguardo a questo profilo, ovvero il rischio di spodestamento del “reuccio” di casa, la Cassazione ha rilevato come sia illogico sostenere che il rischio connesso alla perdita della primogenitura è un rischio concreto quando si giudica in astratto e prescindendo da una adozione di un determinato minore e che nessun rilievo, in sede di giudizio, può attribuirsi a “concetti comunemente accolti dalla psicologia”, tanto più per giustificare, come nel provvedimento in questione, la mancanza di particolari motivazioni o dimostrazioni.
La sentenza dei giudici della Cassazione ha così annullato, con rinvio alla Corte d’Appello di Venezia, la decisione dei giudici veneziani che dovranno ora rivedere la propria posizione.

 

Giancarlo Strocchia

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