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Affidamenti troppo lunghi

gennaio 25, 2001 12:00 pm

Lo denuncia un recente rapporto del Centro nazionale di documentazione dell’infanzia e dell’adolescenza L’affidamento, che rappresenta una grande opportunità per i minori in difficoltà, vede nella Lombardia la regione leader per maggior numero di affidi attivati (16,4%), mentre Sicilia, Campania e Calabria sono in testa per numero di bambini negli istituti rispetto a quelli affidati.…

Lo denuncia un recente rapporto del Centro nazionale di documentazione dell’infanzia e dell’adolescenza

L’affidamento, che rappresenta una grande opportunità per i minori in difficoltà, vede nella Lombardia la regione leader per maggior numero di affidi attivati (16,4%), mentre Sicilia, Campania e Calabria sono in testa per numero di bambini negli istituti rispetto a quelli affidati. Lo rileva un’indagine svolta, per conto del Ministero degli affari sociali, dal Centro nazionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza di Firenze. L’affidamento familiare interessa lo 0,1% dei minorenni italiani (51,4% maschi, 48,6% femmine), complessivamente 10.200 bambini. Per il 6,4% si tratta di bambini stranieri. L’età media dei bambini affidati è di dieci anni e mezzo; in un caso su tre (33,3%) hanno tra i 6 e i 10 anni; seguono quelli con età compresa tra i 14 e i 17 anni (26,4%); meno consistente il numero dei più piccoli (0-2 anni) che riguarda solo il 4%. E’ soprattutto sulla durata dell’affido che il rapporto del Centro di Firenze si concentra: oltre il 49% dei minori sta vivendo l’esperienza dell’affidamento da oltre tre anni e di questi più della metà ha dai 5 ai 10 anni; la durata media complessiva è pari a 4 anni e mezzo “il ché supera la logica di una temporaneità dell’intervento”. Si evidenzia, pertanto – si osserva nel rapporto – una considerevole tendenza a realizzare affidamenti prolungati nel tempo con un rafforzamento dei legami e del senso di appartenenza alla famiglia affidataria soprattutto nel caso in cui il progetto abbia avuto inizio nei primi anni di età. Altro dato “significativo”, per il rapporto, è che in media al momento dell’affido il bambino ha circa sei anni e mezzo (8 anni e mezzo nel caso dei bambini stranieri). Inoltre, il 46% del totale di bambini viene inserito in un altro nucleo familiare nei primi cinque anni di vita e di questi ben il 22,7% ha tra gli 8 i 2 anni: “emerge, quindi, diffusamente la presenza di affidi iniziati in età precoce”. Al Nord si riscontra il maggior numero di affidi, il 53%, mentre la minore concentrazione si verifica nelle isole (9,6%). La Lombardia, in particolare, ha attivato il maggior numero di affidi, 1.672 pari al 16,4%; segue il Piemonte e la Puglia con circa l’11,4%, l’Emilia Romagna con il 9,1%, il Lazio con il 7,4%. Al Sud, il primato di bambini ospiti di istituti rispetto al numero di quelli dati in affidamento. In Sicilia, ad esempio, sono 2.247 i bambini inseriti in strutture contro i 523 dati in affidamento. Di solito, la famiglia che accoglie un bambino affidato è composta da coniugi o conviventi (40,2%). Nel 67,2% dei casi i bambini affidati sono stati abbandonati o trascurati dalla famiglia di origine, nel 26,9% questo nucleo ha avuto problemi legati alla tossicodipendenza, nel 23,6% gravi problemi economici, nel 21,5% conflittualità della coppia. Inoltre, nel 72,9% dei casi gli affidamenti familiari sono di tipo giudiziario e solo nel 26,1% sono consensuali. Dei 634 affidamenti familiari conclusi nei primi sei mesi del 1999, il 42% si è terminato con un rientro in famiglia; in 6 casi su 10 quindi, si afferma nel rapporto, “i problemi che hanno indotto all’allontanamento dal nucleo di origine, non sembrano dunque essere stati superati”.

 

Gaetano Franzese

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