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Più servizi, meno problemi

dicembre 23, 2004 12:00 pm

Attivato nella Regione Emilia Romagna un protocollo operativo per affiancare i genitori e abbreviare i tempi L’adozione è da sempre un miraggio per molte coppie, per le quali la burocrazia rappresenta un impedimento insormontabile al loro desiderio di poter dare una famiglia ad un bambino in difficoltà. Un atto d’amore negato, quindi, che però sembra…

Attivato nella Regione Emilia Romagna un protocollo operativo per affiancare i genitori e abbreviare i tempi

L’adozione è da sempre un miraggio per molte coppie, per le quali la burocrazia rappresenta un impedimento insormontabile al loro desiderio di poter dare una famiglia ad un bambino in difficoltà. Un atto d’amore negato, quindi, che però sembra trovare nuove possibilità nello sviluppo di servizi più rapidi ed efficienti. Almeno così promette l’Emilia Romagna, Regione, da sempre, all’avanguardia nell’impegno sociale e nell’attenzione ai bisogni cittadini.

Servizi e procedure da primato
In un Protocollo firmato in Regione dall’Assessore alle Politiche Sociali, Gianluca Borghi, e da Comuni, Province ed Enti autorizzati in materia di adozione internazionale, sono state infatti stabilite le novità relative ai servizi offerti alle famiglie che hanno intenzione di adottare un bambino. Efficienza e rapidità in primo piano per la Giunta che ha ultimato l’accordo, secondo il quale i tempi necessari alle famiglie per avere informazioni sulle procedure per usufruire di corsi di formazione che preparino i genitori alla nuova esperienza e per il percorso di “accompagnamento” successivo all’ adozione verranno ridotti a circa 15 giorni, tempo considerato un record a livello nazionale.

Il percorso burocratico
L’accordo rende pienamente operativa la fase sperimentale del rapporto Regione-Enti che era partito con un primo protocollo sulle adozioni internazionali firmato nel 2002. Da allora gli enti
autorizzati ad accompagnare le famiglie nelle adozioni internazionali sono passati da 24 a 56. La nuova rete regionale di servizi è nata con il “Progetto regionale adozione”, approvato nel 2002 e che ha portato alla costituzione del Coordinamento regionale adozione, di cui fanno parte Regione,
Province, Comuni, enti autorizzati, che si avvalgono della collaborazione del Tribunale per i minorenni e delle associazioni delle famiglie adottive.

Qualche dato statistico
L’ Emilia-Romagna rappresenta circa l’8% del dato italiano nel campo delle adozioni internazionali. Nel 2001 c’e’ stato il boom delle adozioni che erano state bloccate per un anno in attesa dell’ entrata in vigore della nuova legge: in Emilia-Romagna sono state 311, con 4 fallimenti adottivi (famiglie che riportano ai servizi sociali il bambino già scelto per l’ adozione). Nel 2002 le adozioni sono state
241, con 8 fallimenti. Le province con il maggior numero di adozioni sono state Bologna (82), Modena (37) e Parma (30); in coda Piacenza (1) e a livelli intermedi le altre (Reggio Emilia
22; Ravenna 21; Rimini e Forli’-Cesena 17; Ferrara 14). Altro dato rilevante: nel 2003, in Emilia-Romagna sono state 506 le coppie di aspiranti genitori che hanno seguito corsi di formazione (71,
gratuiti) e per il 2004 ne sono previsti altri 79. Dalle statistiche fin qui rilevate emerge poi un interessante nota: i genitori preferiscono adottare bambini provenienti dal Sudamerica (Colombia e Brasile) e dall’ Est. In quest’ultimo caso è da segnalare il particolare che alcune famiglie pensano che in questo modo i tratti somatici dei piccoli siano più simili ai loro e che, quindi, risulti più difficili all’occhio esterno capire immediatamente che il loro bambino è adottivo. Una realtà che dovrebbe far riflettere sul significato, per i genitori, dell’adozione che vanno ad intraprendere e, per la società, sullo scarso livello culturale raggiunto in termini di solidarietà.

Un passo verso la speranza
Il progetto non risponde purtroppo ad una velocizzazione delle procedure che consentono di adottare un bambino, poiché i tempi di attuazione sono legati, in gran parte, alla legislazione nazionale, non regionale, e a quelle dei Paesi da cui provengono i bambini. Ma, il nuovo protocollo, è pur sempre un passo avanti non indifferente. Si tratta infatti, come ci ricorda l’Assessore Gianluca Borghi, di “un ulteriore ampliamento dei diritti dell’ infanzia e delle famiglie”: una possibilità in più, quindi, di trasformare, prima o poi, il miraggio dell’adozione in una realtà d’amore e di serenità.

 

Paola Ladogana

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