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Quando la gravidanza si complica benignamente

dicembre 9, 2011 11:37 am

Nella maggioranza dei casi, la gravidanza scorre serenamente senza rivelare difficoltà particolari anche se, alcune volte, possono comparire inconvenienti legati alla struttura muscolare dell’utero o all’inserzione della placenta.

Leiomiomi, che cosa sono
Conosciuto anche con la definizione di fibroma uterino, il leiomioma è uno dei tumori benigni che più di frequente si riscontrano nel tratto genitale femminile e che va a formarsi proprio sul tessuto muscolare dell’utero. Studi clinici segnalano un’incidenza di circa venticinque casi su cento nella popolazione femminile in età fertile, con ricorrenza maggiore dopo i quarant’anni. Essendo spesso una patologia asintomatica, cioè che non provoca disturbi, può capitare che la donna resti incinta senza accorgersi di avere un leiomioma uterino, la cui presenza viene quindi scoperta casualmente durante le visite ginecologiche di controllo della gestazione. Il più delle volte, nel corso di una gravidanza, il fibroma può ingrandirsi fino al 5° mese, poi si arresta e il bambino può quindi svilupparsi normalmente. Ma può anche capitare che si presentino problemi: se la muscolatura uterina avverte la presenza di un corpo estraneo potrebbe anche tentare di espellerlo attraverso le contrazioni, eventualità che può mettere a rischio il buon andamento della gravidanza. Compaiono allora i tipici segnali del parto prematuro, con contrazioni, fitte al basso ventre e perdite di sangue. In tal caso il ginecologo consiglierà sicuramente alla futura mamma riposo a letto e le prescriverà farmaci per calmare le contrazioni uterine. Nei casi più preoccupanti, quando il leiomioma si sviluppa nella parte più bassa dell’utero, si può creare un ostacolo al parto che può rendere necessario il ricorso al taglio cesareo.

Incompetenza cervicale
L’incompetenza cervicale è rappresentata dalla dilatazione cervicale, o apertura indolore passiva del collo dell’utero, prima del nono mese di gravidanza; è una complicanza relativamente rara. Avviene quando il collo dell’utero non è più in grado di sopportare il peso della gravidanza e, senza sintomi dolorosi, a poco a poco si appiana e si apre, dando luogo ad un parto prematuro. E’ questa una delle possibili cause di aborto nel secondo trimestre; fra i fattori favorenti l’incompetenza cervicale si segnala la gravidanza gemellare, per l’eccessivo peso dei due feti gravanti sull’utero. Se si hanno perdite rosate o modeste contrazioni è doveroso informare il proprio ginecologo, al fine di non trovarsi in questa situazione. Una normale visita ginecologica è in grado di verificare lo stato di salute dell’utero: il medico riesce infatti ad avvertire al tatto se il collo dell’utero è robusto oppure se è morbido o cedevole. È anche consigliabile eseguire un’ecografia per verificare che il battito cardiaco del bambino sia sempre attivo e che il feto si muova regolarmente. L’ecografia vaginale permette di misurare anche la lunghezza del collo dell’utero (cervicometria ecografica). La minaccia di un aborto spontaneo, causata dall’apertura del collo dell’utero, può essere scongiurata con il riposo a letto o comunque in posizione orizzontale. La futura mamma non deve compiere sforzi come occuparsi delle faccende domestiche e sollevare pesi e può limitare la sua attività motoria a qualche passeggiata breve. Se il riposo non è sufficiente, si deve ricorrere al cosiddetto “cerchiaggio”, un intervento chirurgico che si esegue in ospedale in anestesia locale. In pratica il ginecologo applica, nel punto in cui finisce la cervice e inizia l’utero, una fettuccia di materiale sintetico per aumentare la resistenza del collo dell’utero. Questa protesi può essere tenuta fino alla 35-36a settimana, quando una nascita non comporterebbe più problemi per la salute del bambino, o anche fino all’inizio del travaglio. Per calmare l’attività contrattile dell’utero è anche possibile seguire una terapia con farmaci, che vanno prescritti solo dal ginecologo e devono essere assunti secondo indicazioni ben precise.

La placenta previa
Organo spugnoso di forma tondeggiante, ricco di vasi sanguigni, la placenta ha la funzione di portare al feto ossigeno e sostanze nutritive. Solitamente è situata nella parte alta dell’utero. Qualche volta però può accadere che la placenta venga a trovarsi nella parte inferiore dell’utero, finendo quindi per situarsi del tutto o in parte davanti all’orifizio dell’utero, bloccando il passaggio attraverso il quale il feto dovrà uscire dal grembo materno. L’incidenza della placenta previa è di una su duecento. L’unico sintomo di unaplacenta previa è rappresentato dalla perdita di sangue in assenza di dolore generalmente dopo la ventesima settimana. A volte l’emorragia cessa spontaneamente, ma è sempre necessario informare il ginecologo e rivolgersi presso il Pronto Soccorso Ospedaliero. Lo specialista deciderà poi di sottoporre la donna a una visita approfondita e ad una ecografia di controllo. I fattori di rischio della placenta previa sono le gravidanze ricorrenti, un pregresso cesareo, la presenza di fibromi ed il fumo in gravidanza. Non esiste una terapia specifica per il sanguinamento della placenta previa se non l’allettamento e l’astinenza da rapporti sessuali. Se il sanguinamento compare dopo la trentaquattresima settimana viene consigliato il ricovero, per essere pronti ad intervenire in caso di parto prematuro e ad effettuare trasfusioni in caso di emorragie importanti. Il parto avviene con un cesareo non essendo possibile espletarlo per via vaginale, essendo l’orifizio sbarrato dall’insediamento della placenta.

Marina Zenobio
Consulenza del dott. Massimiliano Monti
Dirigente Medico I livello U.O. Ostetricia e Ginecologia
Ospedale Levante Ligure La Spezia

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