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Gravidanza e farmaci per la tiroide

febbraio 2, 2018 10:00 am

Rischio malformazioni a causa dei farmaci per la tiroide assunti a inizio gravidanza: se presi nel primo trimestre di gravidanza possono causare problemi al feto

Assumere farmaci per la tiroide nel primo trimestre di gravidanza potrebbe aumentare il rischio di difetti alla nascita nel bambino. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’università coreana Sungkyunkwan e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. Le probabilità sembrano aumentare con l’uso in particolare di alcuni farmaci, quelli cioè a base di metimazolo o del metimazolo combinato con il propiltiouaracile.

Tiroide sana per una gravidanza sana

I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 2,8 milioni di gravidanze e dei bambini nati vivi da 2,2 milioni di donne tra il 2008 e 2010. Si è così visto che di tutte le gestazioni, in 12.891 casi i bambini erano stati esposti ai medicinali per la tiroide nel primo trimestre ed è emerso un aumento del rischio di malformazioni congenite del 31% per il metimazolo e del 16% per l’altra combinazione di farmaci. Eppure è importante trattare la tiroide se ha qualche disturbo, perché in gravidanza la funzione della ghiandola è essenziale per la crescita del feto. Iniziare una gravidanza con una tiroide che funziona male, può determinare problemi di salute per la donna e per il bambino. È essenziale che il feto abbia un normale apporto degli ormoni tiroidei da parte della madre, soprattutto per lo sviluppo del sistema nervoso che si ha nelle prime settimane di gravidanza, quando la tiroide fetale non è ancora in grado di funzionare da sola.

Un controllo della tiroide prima della gestazione

L’ideale sarebbe che le donne in età fertile si sottoponessero regolarmente a controlli della funzionalità tiroidea prima ancora del concepimento, soprattutto in presenza di fattori che possono favorire una malattia della tiroide. Durante la gravidanza la ghiandola cresce di volume, aumenta la richiesta di iodio e sale la produzione di ormoni tiroidei. Questo avviene perché aumenta la gonadotropina corionica beta-HCG, un ormone prodotto dalla placenta che possiede un effetto simile a quello dell’ormone stimolante la tiroide che a sua volta tende a diminuire. Aumenta il fabbisogno di iodio perché l’attività della tiroide della mamma si intensifica e inizia il passaggio attraverso la placenta dello iodio per i fabbisogni fetali. Queste variazioni dell’attività tiroidea aumentano la richiesta di introito di iodio con la dieta. Una carenza iodica in gravidanza può comportare la comparsa di gozzo materno e fetale, ipotiroidismo, aumentato rischio di aborto,  deficit cognitivi nel bambino. È importante che le donne in gravidanza assumano un corretto apporto di iodio con la dieta, superiore a quello normalmente raccomandato in età fertile pari a 150 mcg/die. In gravidanza e in allattamento il fabbisogno aumenta fino a 250 mcg/die.

Un rischio per l’ipertiroidismo

Il rischio non si corre tanto per l’ipotiroidismo, quanto per l’ipertiroidismo, che viene curato appunto con metimazolo e propiltiouaracile, che hanno l’effetto di inibire la produzione di ormoni tiroidei. Se questi farmaci, secondo la nuova ricerca, possono causare problemi al feto, è anche vero che l’eccesso di ormoni tiroidei in gravidanza può causare parto pretermine, ridotta crescita intrauterina e basso peso alla nascita, pre-eclampsia, ipertiroidismo fetale comparire presenti  segni caratteristici di ipertiroidismo, come tachicardia, gozzo fetale, riduzione della crescita, accelerata maturazione ossea. L’ipertiroidismo gravidico è presente nel 1-3% delle gravidanze, è limitato alla prima metà della gravidanza e regredisce con il progredire della gestazione. Anche per individuare un ipertiroidismo è importante eseguire un’approfondita anamnesi e un attento esame obiettivo, il dosaggio degli ormoni tiroidei e degli anticorpi  anti recettore del TSH, l’ecografia tiroidea, per normalizzare la funzione tiroidea prima del concepimento, usando metodi contraccettivi finché la malattia non è ben controllata. In gravidanza i farmaci anti-tiroidei devono essere usati al dosaggio più basso possibile proprio per evitare effetti  collaterali e rischio malformazioni.

 

Lina Rossi

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