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Dai capelli l’allerta per la depressione post partum

novembre 24, 2017 9:59 am

Particolari sostanze contenute nella chioma della donna in gravidanza possono essere il campanello d’allarme di una possibile depressione post partum

La depressione post partum è una esperienza terribile, purtroppo sono molte le donne che ne sono colpite, vivendo così male il periodo che dovrebbe essere l’evento più bello: la nascita di un figlio. La stanchezza fisica e psicologica, l’impegno dell’accudimento, gli squilibri ormonali e altri fattori possono ingenerare un malessere in grado di incidere sul benessere della donna e sul rapporto madre-figlio, a volte in modo irreparabile. Sarebbe bello poter scoprire prima se una donna è a rischio, così da poterla supportare subito con aiuto concreto con il bambino, facendole compagnia, con una psicoterapia e se necessario con i farmaci appropriati.

 

Un test sui capelli per valutare il rischio depressone post-partum

Grazie a un test sui capelli sarebbe possibile individuare alcune sostanze presenti nelle chiome delle mamme a rischio: uno studio spagnolo ha dimostrato infatti la possibilità di prevedere l’insorgenza del disturbo misurando la quantità del principale ormone dello stress, il cortisolo che si deposita sulla chioma delle donne in gravidanza. Pubblicato sulla rivista PLoS ONE, lo studio è stato condotto presso l’Università di Granada e fa parte del progetto di ricerca – Gestastress – dedicato proprio a vedere come lo stress cronico nella gestante può influire sul parto, sul rapporto mamma-bebè e sullo sviluppo neurologico del neonato. Gli esperti hanno coinvolto 44 gestanti, ne hanno seguito tutta la gravidanza misurando i livelli di cortisolo depositati sui capelli nel primo e terzo trimestre. Il cortisolo nel capello è indicativo del grado di stress affrontato nei tre mesi precedenti l’analisi. È emerso che a livelli alti di cortisolo sia nel primo sia nel terzo trimestre, aumenta il rischio di depressione post-partum per la donna. Poiché questo disturbo è spesso prevenibile agendo per tempo già durante la gravidanza con interventi anche non farmacologici, ad esempio con integrazione di omega-3, avere un test semplice ed economico per fare una diagnosi precoce potrebbe essere risolutivo.

 

Il test non è ancora validato per la depressione post-partum

Se ulteriori studi confermeranno l’utilità di questo test, sarebbe davvero una speranza per molte donne che rischiano di passare dei mesi di inferno, quando dovrebbero essere serene e soddisfatte, pur tre le innegabili fatiche della maternità. Infatti, al momento non è semplice prevedere se e quando una donna potrà soffrire di depressione dopo il parto. Eseguire il nostro Test di Edinburgh è uno strumento validato da vent’anni nell’individuare il rischio  Depressione Post-Partum. Inoltre, il fatto di avere in famiglia persone che hanno sofferto di depressione espone al rischio, così come l’aver a propria volta sofferto di depressione in passato, prima della gravidanza. Spesso si pensa che una gravidanza difficile, trascorsa a letto per rischio di aborto o per gestosi, esponga alla depressione, ma molte donne hanno invece trovato sollievo nel diventare finalmente madri. Ancora, è possibile che a causare la tristezza sia il cambiamento repentino di vita: da donne dinamiche, libere, con una vita e una carriera, si è costrette a ripensare a se stesse da zero e spesso non si è pronte. Si dice che a soffrire maggiormente di questo problema siano le donne sole, senza un partner e senza un sostegno dalla famiglia, magari con difficoltà economiche. Eppure molte donne celebri ne sono state vittime: basti pensare all’attrice americana Brooke Shields, che ha addirittura scritto un libro per parlare di questa esperienza. Insomma, la depressione dopo il parto non guarda in faccia nessuno. Ben venga dunque un test biochimico che possa far capire chi rischia maggiormente. Ed infine, non possiamo dimenticare che la conoscenza del problema è già di grande aiuto per trovare le soluzioni.

 

Giorgia Andretti

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