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Infezioni ai genitali in gravidanza

agosto 4, 2016 9:25 am

Anche durante i nove mesi possono comparire infezioni alla zona genitale. La terapia va eseguita fino a guarigione, soprattutto, se compaiono nelle ultime settimane di gravidanza.

In presenza di perdite vaginali, bruciori, dolori nella zona intima, è bene rivolgersi subito al ginecologo, anche nella località di vacanza in cui ci si trova. Infatti, proprio durante i mesi caldi, con l’umidità e il contatto costante con il costume bagnato, il pH della vulva e della vagina si modificano e questo favorisce l’attacco di batteri, funghi e germi. Ecco le infezioni più frequenti.

La vaginite da Candida albicans
Se compaiono perdite bianche, scientificamente chiamate leucorrea, con bruciore e prurito, si tratta probabilmente di infezione da Candida albicans, un fungo normalmente innocuo che vive nei genitali e che si moltiplica quando il sistema immunitario si abbassa, cosa che succede per esempio in gravidanza, quando si è sotto stress, o, ancora, in caso di terapie a base di antibiotici, sono a volte soggette all’attacco della candida. La donna avverte prurito localizzato, bruciore ai genitali esterni, problemi a fare pipì. Il sintomo più caratteristico sono le perdite bianche in tutto simile al latte cagliato, anche molto abbondanti. Oltre alla visita, che spesso è sufficiente per fare la diagnosi, si può effettuare un piccolo prelievo con striscio o tampone vaginale ed esaminare il secreto vaginale. Nelle forme blande, può essere utile effettuare lavande locali con acqua e aceto, per ripristinare il giusto grado di acidità vaginale. Nei casi più seri occorre una cura con farmaci antimicotici, a base di miconazolo e clotrimazolo, disponibili in creme oppure ovuli, da applicare localmente su indicazione dello specialista.

Perdite grigiastre con la Garnerella
La manifestazione più evidente della vaginite da Garnerella è la presenza di perdite di colore bianco-grigiastro, fluide e meno consistenti della Candida. Hanno un odore molto sgradevole, utile anche al medico per la diagnosi del problema. L’infezione può essere accompagnata da prurito e bruciore nella zona, oltre che da dolore durante i rapporti. A volte è sufficiente la sola visita. Per la conferma, il ginecologo istilla sulla secrezione prelevata dalla vagina una goccia di idrossido di potassio. Se si sprigiona una piccola nube di vapore dall’odore caratteristico, il medico capisce che si tratta di infezione da Garnerella. Per curare la vaginite da Garnerella è necessario ricorrere a farmaci a base di metronidazolo, sotto forma di compresse da assumere per bocca a seconda delle indicazioni dello specialista. Durante la terapia, ci si deve astenere dall’assumere bevande alcoliche, possono provocare effetti collaterali. Inoltre è importante
utilizzare biancheria intima di fibra naturale e non effettuare lavaggi troppo aggressivi, per non impoverire ulteriormente la flora batterica. Ottimi i saponi neutri o quello di Marsiglia. E’ bene non abusare di lavande interne.

Se l’infezione è dovuta al Trichomonas
Le perdite di colore giallo verdastro, schiumose, sono provocate dal Trichomonas, un protozoo saprofita normalmente presente nell’organismo. Può colonizzare la vagina e l’uretra. Sono colpite da infezione da Trichomonas le donne che hanno rapporti sessuali promiscui e non protetti, ma anche chi ha problemi di sistema immunitario debole. Eccesso di farmaci e di antibiotici possono concorrere a far nascere il disturbo. Oltre al prurito e al bruciore, possono comparire dolore mentre si urina e necessità di fare pipì frequentemente. Dall’esame obiettivo, osservando il colore e la consistenza delle perdite, il ginecologo riesce a capire di che tipo di vaginite si tratta. E’ anche possibile eseguire la colposcopia: si tratta di una visione strumentale della vagina e del collo dell’utero mediante un apposito apparecchio, chiamato colposcopio, al fine di scoprire eventuali infiammazioni. Si esegue però solo in casi di vaginite piuttosto seria o con tendenza a ripresentarsi. Anche in questo caso si utilizza il metronidazolo per bocca. In genere è sufficiente una settimana di cura.

Lina Rossi

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