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Pre-eclampsia ed eclampsia: la velocità terapeutica è vitale

maggio 13, 2016 9:21 am

L’eclampsia e la pre-eclampsia possono creare gravi problemi alla donna in stato di gravidanza. La tempestività della diagnosi e della terapia è di vitale importanza.

La pre-eclampsia può essere una complicazione della gravidanza, viene considerata come un aggravamento della gestosi. Questa, a sua volta, è un insieme di malesseri che comprendono pressione alta, presenza di proteine nelle urine, aumento di peso ingiustificato e tendenza a trattenere liquidi nei tessuti.

Che cos’è la pre-eclampsia
La complicanza più seria, anche se rara, della gestosi è l’eclampsia, talvolta tende a essere identificata con la gestosi stessa. Si tratta di un malessere acuto e si manifesta con segnali caratteristici: vomito, mal di testa molto intenso, disturbi alla vista, dolore addominale. Nei casi più seri e ancora più rari, l’eclampsia può causare problemi neurologici con svenimenti e contrazioni simili a quelle delle crisi epilettiche. Inoltre, si possono verificare lesioni agli organi interni che possono avere ripercussioni sulla salute di retina, la membrana dell’occhio che permette la messa a fuoco, reni e fegato. La pre-eclampsia colpisce il 5-8% delle donne in attesa ed è dovuta a ipertensione e eccessiva presenza di proteine nell’urina. Solitamente compare dopo la 20a settimana in donne che non avevano manifestato questi problemi e si risolve da sola dopo la nascita del bambino. Quanto prima si manifesta, tanto maggiore il decorso può essere serio e richiedere il ricovero in ospedale. Oggi, grazie ai controlli ginecologici che si effettuano regolarmente durante la gravidanza, la gestosi riesce a essere tenuta sotto controllo non appena si presenta, quindi è molto difficili che si arrivi all’eclampsia con queste conseguenze serie. È comunque importante conoscere i fattori di rischio che possono esporre al problema. Oggi questi fattori sono noti, grazie a un gruppo di ricercatori di Torino.

Fattori di rischio e prevenzione
Gli esperti hanno condotto una revisione e una meta analisi di 92 studi, esaminando complessivamente oltre 25 milioni di donne in gravidanza. L’obiettivo era identificare fattori che potessero far sospettare il rischio di incorrere in una situazione di pre-eclampsia. È stato possibile individuare una serie di fattori che, da soli o combinati tra di loro, possono identificare le donne a più elevato rischio. Si è scoperto che alcune situazioni possono aumentare il rischio di pre-eclampsia. Tra questi ci sono l’ipertensione cronica, ovvero avere i valori della pressione costantemente troppo elevati, il diabete già da prima della gravidanza, l’indice di massa corporea superiore a 30, ossia una condizione di elevato sovrappeso. Anche il fatto di ricorrere a tecniche di fecondazione assistita espone di più a rischio di questo disturbo. Infine, è considerata fattore di rischio la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, una malattia di origine autoimmune ch si può manifestare con trombosi venose e arteriosa. Gli esperti suggeriscono, per effettuare una prevenzione della pre-eclampsia, l’assunzione di acido acetilsalicilico a basse dosi, solo nelle donne considerate ad alto rischio. Tra i farmaci usati oggi per trattare il disturbo ci sono l’alfa-Metildopa e i beta-bloccanti, come propanololo, labetalolo e metoprololo. Vanno tuttavia somministrati con precauzione, solo se necessario e ricordando che, nel terzo trimestre, possono causare bradicardia, ipotensione e ipoglicemia del feto e del neonato. L’eclampsia deve essere sempre trattata e provocato il parto il prima possibile per il feto.

Giorgia Andretti

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