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Troppi esami invasivi

febbraio 26, 2004 12:00 pm

In Italia si registra una crescita ingiustificata: sospetti su un business a danno delle future mamme In Italia i test genetici si stanno rivelando un business ingiustificato a danno delle coppie che vogliono avere un figlio. Nel 2002 si è registrato una “preoccupante” crescita delle analisi cromosomiche (come il test per la sindrome di Down)…

In Italia si registra una crescita ingiustificata: sospetti su un business a danno delle

future mamme

In Italia i test genetici si stanno rivelando un business ingiustificato a danno delle coppie che vogliono avere un figlio. Nel

2002 si è registrato una “preoccupante” crescita delle analisi cromosomiche (come il test per la sindrome di Down) e molecolari (fra questi

quello per l’anemia mediterranea e la fibrosi cistica) con un aumento del 31,5% e del 42% rispetto al 2000. E spesso a sottoporsi a questi esami, per

altro invasivi come l’amniocentesi e l’esame dei villi coriali nelle donne in attesa, spesso sono le persone sbagliate. A lanciare l’allarme

sono stati la Società di genetica Umana e l’Istituto Mendel di Roma in occasione della presentazione dell’ultimo censimento dei test

genetici.

Centri di analisi senza certificazione
Lo studio ha messo sotto osservazione 306 laboratori diagnostici che

rappresentano circa il 95% delle strutture esistenti in Italia e 67 strutture cliniche per la consulenza genetica. I laboratori sul territorio sono

distribuiti in modo disomogeneo: grande maggioranza al nord (181 pari al 48%) e una diffusione inferiore nel centro (84 pari al 22%) e al sud (71 pari

al 19%) e nelle isole (37 pari al 10%). Ma già dal numero dei centri emergono i primi problemi. “Sono troppi – ha spiegato Bruno Dallapiccola,

direttore dell’Istututo Mendel – rispetto agli altri Paesi Un numero folle che non esiste in nessun altro Paese del mondo”. Su un totale di

230.000 analisi l’anno ben 116.990 sono prenatali (95.729 amniocentesi e 15.159 sui villi coriali), 62 analisi sono state fatte invece prima dell

‘impianto dell’embrione per il concepimento in vitro, analisi sperimentali e, ha voluto precisare Dallapiccola, “estremamente fallaci”. Ma

l’esperto ha evidenziato anche un altra questione, legata strettamente alla sicurezza: sono un centro su 4 è certificato e non esiste una rete che

permetta il confronto e il trasferimento dei risultati scientifici e diagnostici. E nonostante il grande ricorso alle indagini genetiche in Italia

vengono diagnosticate solo 290 malattie su 500 che potrebbero essere identificate.

I rischi inutili per le future mamme
La

conclusione di questo quadro, ha spiegato Dallapiccola, è quello di un ricorso a volte eccessivo, indotto anche dagli stessi centri. Insomma un business

contro il quale l’esperto invoca l’adozione da parte di tutte le Regioni di norme rigorose che garantiscano la serietà dei centri e la loro

affidabilità. E l’attenzione, per l’esperto, dovrebbe essere focalizzata in particolare sui soggetti più a rischio di subire il business dei test

inutili: le donne che aspettano un figlio. Una partoriente su 5 prima viene sottoposta in Italia ad analisi invasive, come l’amniocentesi e l’analisi

dei villi coriali, test che hanno una piccola percentuale di rischio ma che nel 20% dei casi vengo fatte su donne giovani senza malattie familiari che

ne consiglino l’utilizzo; insomma, su persone che rischiano senza necessità. E sono sempre di più le donne che ne fanno ricorso: nel 2002 il 30% in più

rispetto a 2 anni prima. Con l’amniocentesi c’è una probabilità su 200 di perdere il bambino, con i villi coriali 2 su 100. Da questo scenario,

tratteggiato nel Censimento dei test genetici “emerge il bisogno e l’urgenza – ha spiegato Dallapiccola – di investire nella formazione dei

medici e di fornire informazioni chiare e corrette al pubblico”.

 

Angela

Salini

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