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Rapporto nascita, troppi cesarei ed il luogo scelto è l’ospedale pubblico

marzo 3, 2015 9:30 am

È stato pubblicato dal Ministero della Salute il decimo Rapporto sull’evento nascita in Italia. Le residenti in Italia preferiscono partorire negli ospedali pubblici, i papà assistono al parto e si praticano ancora troppi cesarei.

L’ 88% dei parti avviene negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, solo l’11,9% nelle case di cura private: appena lo 0,1% altrove, per esempio in casa. Il 19% delle partorienti non sono madri di nazionalità italiana. L’età media della madre è di 32,6 anni per le italiane mentre scende a 29,4 anni per le cittadine straniere. In media, il 36,7% dei parti avviene con taglio cesareo, il numero decisamente elevato evidenzia un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica nel nostro paese. E’ quanto emerge dal decimo Rapporto sull’evento nascita in Italia, i numeri si riferiscono ai dati rilevati per l’anno 2011 dal flusso informativo del certificato di assistenza al parto – Rapporto CeDAP. Ecco una sintesi dei principali risultati del Rapporto.

Troppi ospedali con ancora pochi parti
Il 61,8% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui, garanzia di sicurezza per mamma e bambino. Il 9,5% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui. Un dato che, in realtà, contrasta con un altro rapporto, il Programma Nazionale Esiti presentato lo scorso ottobre 2014 dall’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, per conto del ministero della Salute. Secondo i dati, su 521 ospedali presi in considerazione in Italia, ben 133 strutture effettuano meno di 500 parti l’anno, senza rispettare quindi il parametro minimo fissato dai nuovi standard ospedalieri ministeriali. Gli ospedali in cui vengono al mondo troppo pochi bambini avrebbero dovuto essere chiusi già da qualche tempo, per ragioni di sicurezza. Infatti, secondo le indicazioni del Ministero della Salute questi reparti non rispondono agli standard necessari di sicurezza, qualitativi e quantitativi. Evidenze scientifiche sull’associazione tra volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile mostrano che a un basso numero di parti corrispondono più esiti negativi del parto stesso.

Tante visite specialistiche nei nove mesi
Eppure, tutte le unità neonatali italiane avrebbero dovuto essere a norma già da tempo, per la precisione dal 2013. Anche per questa ragione la Società Italiana di Neonatologia ha diffuso anni fa il – Manuale per la certificazione dei Punti Nascita- assieme ad altre Società scientifiche e diffuso già da oltre due anni. Il Manuale, tuttora valido, prevede standard e un rigoroso processo di accreditamento dei punti nascita ed ha l’obiettivo di uniformare il livello di prestazioni e servizi nelle strutture pubbliche e private dove nascono e vengono assistiti i bambini. Una triste realtà che richiama alla mente la vicenda della piccola Nicole, la bimba siciliana deceduta durante il trasporto in ambulanza dalla clinica privata in cui era venuta al mondo. La piccola ha dovuto essere trasportata con urgenza in un’unità operativa in grado di affrontare una complicanza legata alla nascita: infatti nella clinica privata in cui era nata, non esisteva un reparto di terapia intensiva neonatale. La vicenda lascia l’amaro in bocca e ci fa domandare se forse, con la legge applicata, la bimba avrebbe potuto essere salvata.

Papà presente e troppi tagli cesarei
La donna ha accanto a sé al momento del parto, esclusi i cesarei, nel 90,6% dei casi il padre del bambino, nel 8,15% un familiare e nell’1,26% un’altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un’altra risulta essere influenzata dall’area geografica. Si conferma il ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica, anche se – sempre secondo Agenas – siano diminuiti rispetto al passato. In media, il 36,7% dei parti avviene con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali. Rispetto al luogo del parto, si registra un’elevata propensione all’uso del taglio cesareo nelle case di cura accreditate: circa il 56,9% contro il 33,9% degli ospedali pubblici. Il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: si ricorre al taglio cesareo nel 28,2% dei parti di madri straniere e nel 38,6% nei parti di madri italiane. Il ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita – PMA – risulta effettuato in media 1,43 gravidanze ogni 100. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero – FIVET, seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma – ICSI.

Sahalima Giovannini

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