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Lazio, se si decide di partorire in casa la Regione Lazio consegna 800 euro

maggio 20, 2014 10:00 am

Un decreto della regione Lazio stabilisce un bonus alle mamme che decidono di partorire in casa, ovviamente se il ginecologo è d’accordo, di 800 euro. È un modo per potenziare la rete dei consultori famigliari.

Se il bambino nasce in casa le donne, residenti nella Regione Lazio, potranno avere un rimborso di 800 euro. È la tariffa fissata dalla Regione Lazio nel decreto firmato dal Presidente Nicola Zingaretti dopo che da tempo la Regione riceveva richieste di poter partorire il bambino a casa, ma la mancata definizione della quota di rimborso aveva reso quel provvedimento una sterile dichiarazione di principi.

Solo se per il ginecologo non ci sono problemi
La possibilità di partorire tra le mura delle propria casa è concessa però solo nel caso in cui il ginecologo dichiari che si tratta di un parto naturale in assenza di complicanze. Nello stesso decreto sono comprese le regole per potenziare la rete dei consultori regionali, per garantire a tutti i cittadini del Lazio uguale accesso alle cure e all’assistenza. Il programma riqualifica e uniforma l’offerta dei consultori istituendo un coordinamento a livello regionale indispensabile per armonizzare l’attuazione di quanto previsto dal decreto. Il Lazio è una delle poche regioni italiane che stabiliscono un rimborso alle donne che tornano a scegliere di partorire in casa, pratica fino agli anni Sessanta diffusa, soprattutto nelle zone rurali. Infatti, secondo il rapporto Cedap del ministero della Salute, la percentuale di parti in casa è molto bassa e arriva al massimo allo 0,4% in Friuli Venezia Giulia. Eppure il parto in casa o in una struttura dedicata con solo ostetriche, dovrebbe diventare una scelta con la stessa dignità delle altre, almeno per una platea selezionata di future mamme. Lo sostiene il National Institute for Health and Care Excellence – NICE, in un documento in cui si dichiara che, una volta soddisfatti alcuni requisiti fondamentali, partorire tra le mura domestiche è sicuro quanto in ospedale. Lo studio Birthplace, condotto su 650mila donne, ha scoperto che le donne in buona salute e in assenza di problematiche nel primo parto, nei parti successivi il rischio di eventi avversi è lo stesso a casa come in ospedale. Quindi in ospedale dovrebbero avvenire solo i parti a rischio o più complessi: in assenza di rischi si può avere il bambino a casa, a patto che si preveda la possibilità di gestire le emergenze e che la valutazione del rischio della gravidanza sia fatta correttamente.

La situazione in Europa
Attualmente in Inghilterra circa il 2% dei parti avviene in casa, mentre in Olanda sono quasi un terzo di tutti i parti. Per l’Italia i numeri sono molto più bassi, ma ogni anno circa 1.500 donne operano questa scelta. Il parto in casa in Italia, secondo i rappresentanti dell’associazione dei ginecologi italiani – Aogoi, è difficile da gestire perché per tutta la durata del travaglio ci dovrebbe essere una ambulanza ferma in attesa, in caso di emergenza, oltre che un posto letto libero in un ospedale. Questo è il motivo per cui l’associazione è diffidente nei confronti di questa eventualità. Dal punto di vista legislativo quasi tutte le Regioni prevedono la possibilità del parto in casa ma solo alcune, Piemonte, Emilia Romagna, Marche e da pochi giorni il Lazio, oltre alle province di Bolzano e Trento, garantiscono un rimborso parziale delle spese alle donne che fanno questa scelta, in alcune regioni possono arrivare ad alcune migliaia di euro. D’altra parte, se sulla carta il servizio sanitario risparmierebbe, nella realtà servirebbero grossi investimenti per promuovere questa pratica. Inoltre le donne dovrebbero essere sotto i 30 anni, non alla prima gravidanza, senza malattie e problemi durante la gestazione: questi criteri nei fatti escludono la grande maggioranza delle future mamme, per lo meno in Italia.

Lina Rossi

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