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Il travaglio può essere più lungo se si sceglie il parto con epidurale

febbraio 18, 2014 10:04 am

L’epidurale allevia drasticamente i dolori del parto rendendo la donna più consapevole della nascita del suo bambino. I tempi del travaglio, però, si allungano anche di tre ore, per questo la scelta dell’epidurale va ben valutata.

L’epidurale, analgesia molto utilizzata anche nel nostro paese, è sicuramente un importante passo in avanti per ridurre il dolore del parto, rendendo la donna più rilassata durante il travaglio e quindi vivere in modo più consapevole la nascita del proprio bambino. L’analgesia può però avere una sorta di effetto collaterale: potrebbe allungare il travaglio di fino a quasi tre ore.

A rivelarlo è una ricerca americana
Il lavoro è stato condotto presso la University of California a San Francisco dal gruppo di Yvonne Cheng e pubblicato sulla rivista Obstetrics and Gynaecology. Gli esperti hanno esaminato i dati del parto di 42.268 donne. Circa metà di queste donne hanno scelto di ricevere l’epidurale durante il parto. Gli esperti hanno in particolare confrontato la durata della seconda parte del travaglio. E’ emerso che per coloro che avevano già partorito uno o più figli in precedenza, la seconda parte del parto dura quasi tre ore in più – 2 ore e 54 minuti in più – se la donna ha ricevuto l’epidurale rispetto alle donne che non l’hanno ricevuta. Diverso il discorso per le gestanti alle prese col primo figlio: in questo caso la seconda parte del parto dura due ore e 19 minuti in meno senza epidurale. Questo studio è importante in quanto fornisce maggiori conoscenze sull’uso dell’epidurale, anestesia sempre più richiesta dalle partorienti.

In che cosa consiste l’epidurale
L’analgesia epidurale può essere somministrata a qualsiasi donna che, in seguito a una adeguata visita con l’anestesista, effettua durante l’ultimo mese di gravidanza, risulta idonea alla possibilità di utilizzare l’uso di tecniche di analgesia loco-regionale. L’infiltrazione viene praticata durante il periodo dilatativo, quando il collo dell’utero ha una dilatazione di almeno tre centimetri e l’utero è soggetto a due-tre contrazioni ogni dieci minuti. L’anestesista, dopo aver effettuato una piccola iniezione di anestesia locale nella parte bassa della schiena, introduce dolcemente (la donna non avverte dolore) un ago nello spazio tra le vertebre lombari. Attraverso l’ago introduce un catetere nello spazio vicino al canale vertebrale. Il catetere permette la somministrazione del farmaco analgesico. La donna inizia ad avvertire l’effetto dopo circa 5-6 minuti. Dapprima compare una lieve sensazione di formicolio e calore agli arti inferiori, mentre, dopo una ventina di minuti le contrazioni sono meno dolorose. La futura mamma è quindi più serena e rilassata e può seguire in modo attivo il parto, assecondando le spinte del bambino ed ascoltando i consigli delle ostetriche che la seguono. Durante il travaglio è sempre presente l’anestesista dosando la quantità del farmaco in base alla percezione del dolore da parte della partoriente, ma in relazione anche all’evoluzione del travaglio e alle condizioni fisiche di mamma e bambino. La donna alla quale viene somministrata l’epidurale non è costretta a restare immobile a letto. Infatti il catetere attraverso il quale si somministra l’anestetico è fissato alla schiena con cerotti, quindi la partoriente può muoversi liberamente, camminare, cambiare posizione assumendo quella che avverte come più naturale per l’espletamento del parto.

Vantaggi e possibili effetti collaterali
Oltre ad avvertire meno dolore, l’epidurale ha altri vantaggi non trascurabili. Le contrazioni si avvertono in modo più sopportabile anche in travagli prolungati. La fase dilatante del travaglio risulta più veloce, dal momento che l’analgesia favorisce il rilassamento dei muscoli pelvici, altrimenti contratti dal dolore. Il bambino riceve più sangue e quindi più ossigeno attraverso il cordone ombelicale perché la diminuzione degli stimoli dolorosi fa diminuire la liberazione di ormoni materni che determinano vasospasmo dei canali sanguini. L’epidurale infine rende il travaglio più sopportabile, quindi riduce la necessità di dover ricorrere al cesareo. Per quanto riguarda gli svantaggi, la pratica dell’epidurale in genere non ha conseguenze per la mamma o il bambino. In una piccola percentuale di donne, però, possono comparire manifestazioni collaterali fastidiose ma transitorie come nausea, prurito, difficoltà a percepire lo stimolo a urinare, lieve febbre e dolore nella zona della schiena in cui è stato introdotto l’ago con il catetere. In rari casi si può verificare un rallentamento delle contrazioni uterine nella fase espulsiva, con una conclusione più prolungata del parto. Inoltre, nei primi giorni successivi all’analgesia la donna può essere soggetta a una forma di mal di testa, legata a complicanze verificatesi nel posizionamento del catetere.

Sahalima Giovannini

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