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Ogni anno nascono 4.500 prematuri, è vitale creare una rete assistenziale

marzo 14, 2013 9:30 am

Nel nostro paese, ogni anno vengono al mondo circa 4.500 piccoli prematuri con un peso inferiore a 1,5 kg. Fortunatamente sta prendendo piede un network di assistenza specializzato per i bimbi nati pre-termine.

Piccolissimi: molti pesano solo mezzo chilo e sono grandi quanto un pugno, un’immagine impressionante se paragonata al concetto di essere umano. Fragili come uccellini, eppure incredibilmente forti e attaccati alla vita. I bambini prematuri sono, già alla nascita, dei combattenti. Devono affrontare il rischio di disturbi cerebrali, cardiaci e respiratori dovuti all’immaturità dell’organismo. Solo in centri specializzati è possibile prestare loro le cure adeguate. Questi centri si chiamano TIN, ovvero: Terapie Intensive Neonatali, una realtà italiana, con 90 unità specializzate raggruppate nel Network Neonatale Italiano la cui sede operativa è a Lecco, in Lombardia. Di recente le TIN sono approdate negli Usa, per presentare due progetti innovativi nell’ambito del Vermont Oxford Network. Il primo progetto consiste nella raccolta di dati clinici relativi ai neonati prematuri, prima e durante la nascita, il secondo riguarda invece gli esiti della terapia neonatale a due anni di vita del bambino. L’obiettivo è monitorare la qualità dell’assistenza.

Un’esigenza sempre più sentita
Le TIN dovranno crescere e specializzarsi sempre di più e si spera potranno farlo anche attraverso la valutazione di questi dati. Il numero dei prematuri, infatti, è destinato a crescere. Il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita aumenta il numero delle gravidanze gemellari e non di rado si concludono con un parto prima del termine. Grazie ai progressi della neonatologia aumentano le percentuali di sopravvivenza di questi piccoli e migliorano le loro condizioni di salute. Oggi sopravvive il 90 per cento dei neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi, mentre negli anni ‘60 non si arrivava al 25 per cento. Le associazioni che si occupano dei piccoli prematuri come Vivere Onlus, il Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia di fatto avanzano una critica nel sistema assistenziale italiano: i centri specializzati in assistenza ai neonati pretermine sono efficienti, ma sono sparsi a macchia di leopardo sul territorio nazionale e sono concentrati soprattutto al centro-nord, anche se al sud non manca qualche realtà virtuosa. La sopravvivenza di un piccolo di 500 grammi dipende anche dalla fortuna di nascere nelle vicinanze di un reparto di terapia intensiva neonatale con personale medico altamente specializzato.

Quali rischi affronta un bambino prematuro
I piccoli prematuri necessitano di cure speciali proprio perché sono più piccoli e più leggeri, hanno una quantità di grasso inesistente e quindi sentono molto il freddo. La termoregolazione è ancora immatura così come anche le ossa non sono ancora a ben sviluppato. Anche il sistema nervoso, l’apparato cardiocircolatorio e i polmoni sono molto indietro in termini di sviluppo. Nei grandi prematuri, la nascita si identifica spesso con l’inizio di una vera e propria lotta per la sopravvivenza: spesso si verificano problemi polmonari, intestinali e cerebrali. Tutti eventi che devono essere affrontati in strutture adeguate, ricreando un ambiente il più possibile simile all’utero materno, per far sentire il meno possibile al bambino il trauma del distacco precoce dalla mamma, ed evitare conseguenze sul piano psico-cognitivo. Non di rado, infatti, in passato i bimbi prematuri potevano avere forme di ritardo mentale, cosa che oggi per fortuna accade di rado grazie alle cure che vengono immediatamente prestate. I piccoli nati prima della 34a settimana vanno seguito con particolare attenzione, anche se ovviamente un bimbo nato a 33-34 settimane è più sviluppato e forte rispetto a uno nato a 25. In questi casi la specializzazione dei reparti di TIN nella cura risulta determinante per il futuro di questi piccoli.

I trattamenti per aiutare un bambino
Nei primi giorni il piccolo nato pretermine viene tenuto nella culla termica o incubatrice, un ambiente con condizioni particolari che permettono al piccolo di rafforzare il proprio fisico senza spendere troppe energie. L’incubatrice permette di regolare l’umidità, protegge dai rumori, permette di somministrare al bambino le cure di cui ha bisogno, come la ventilazione meccanica e la somministrazione dell’ossigeno ed il nutrimento per bocca o per endovena. Quando il bambino raggiunge un peso e una maturazione fisica tali da poter vivere al di fuori dell’incubatrice mantenendo costanti le proprie condizioni fisiche, viene trasferito in una culla tradizionale. Oggi, rispetto al passato, i neonatologi cercano di favorire il più possibile il legame tra il bambino e i loro genitori, divenendo di fatto parte integrante nella cura del neonato pretermine e devono quindi avere accesso nell’intero arco della giornata nei reparti di terapia intensiva neonatale. Spesso la mamma di un neonato pretermine nutre una sorta di senso di colpa per non avere, anche se involontariamente, portato a termine il suo compito e quindi pensa di essere inadatta. Il fatto di poter partecipare alle cure del bambino dando il suo latte, le consente di riappropriarsi del suo ruolo di madre, senza contare tutti gli effetti positivi che la vicinanza fisica della mamma ha sul bambino. I genitori ricevono assistenza anche dal punto di vista psicologico, perché un evento traumatico che interrompe bruscamente un complesso processo di maturazione fisica e psicologica del bambino e della madre, può implicare difficoltà nello sviluppo psico-affettivo e relazionale di tutta la famiglia.

Giorgia Andretti

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