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Prematuri in diminuzione con il divieto di fumare nei locali pubblici

febbraio 28, 2013 9:30 am

Smettere di fumare in gravidanza aiuta a proteggere il bambino ancora prima che venga al mondo. Una ricerca ha dimostrato un calo del 3 % dei parti prematuri da quando è stata introdotta la legge sul divieto del fumo.

Arrivano i primi risultati dei benefici del divieto di fumare nei luoghi chiusi. Sette anni dopo l’introduzione del divieto di fumare nei luoghi pubblici, infatti, i parti prematuri sono calati di una percentuale considerevole: almeno del 3 per cento, secondo uno studio pubblicato sul British Medical Journal. I dati sono stati ricavati da un’indagine condotta in Belgio, ma sono applicabili anche nel nostro paese e un po’ in tutta Europa.

Bimbi più forti se la mamma non fuma
La ricerca ha preso in esame i dati su 600mila nascite e ha individuato tre successive diminuzioni nelle nascite pretermine, ognuna delle quali si è verificata dopo l’introduzione di un bando rispetto alle sigarette. In Belgio, i luoghi pubblici e di lavoro sono stati infatti i primi a introdurre nel 2006 aree senza fumo, seguiti dai ristoranti nel 2007 e i bar con dispenser del cibo nel 2010. I ricercatori del team del dottor Tim Nawrot, coordinatore dello studio, hanno notato si come le nascite premature siano calate soprattutto dopo il bando del fumo da ristoranti e bar. Dopo il 2007 e 2010 la riduzione è stata ogni volta del 3 per cento, che complessivamente corrisponde a un calo di 6 bambini prematuri ogni 1000 nascite. Prima dell’entrata in vigore del bando, invece, non era mai stato riscontrato un fenomeno simile. Questo effetto, secondo gli esperti, non può essere spiegato da altri fattori, come l’età materna, lo status socioeconomico o l’inquinamento dell’aria, non essendo sostanzialmente cambiati rispetto al 2006. L’unico fattore migliorativo è stato, appunto, l’introduzione dei divieti a fumare nei luoghi pubblici. Questo ha avuto un beneficio diretto e indiretto: diretto, perché molte fumatrici, in attesa o meno, costrette a non fumare nei locali poco per volta hanno ridotto il numero delle sigaretta, per smettere poi definitivamente. Indiretto, perché molte donne in attesa non sono state costrette a subire il fumo passivo di tutti quelli che amavano fumare nei bari o nei ristoranti, incuranti della presenza di un evidente pancione. Così, i piccoli in crescita nel grembo materno hanno assorbito meno sostanze tossiche, dai derivati della nicotina al catrame, ai monossidi: tutti agenti che possono favorire una nascita prematura perché svolgono un effetto tossico sul feto in accrescimento, impedendo che il bambino si sviluppi al meglio.

L’Italia è uno dei primi paesi a vietare il fumo al chiuso
Con la Legge 3/2003, art. 51 “Tutela della salute dei non fumatori” entrata in vigore il 10 gennaio 2005, l’Italia è stata uno dei primi paesi dell’UE a regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati. E i risultati, in termini di riduzione dei fumatori, si sono visti subito: dati ISTAT indicano che i fumatori sono passati dal 23,9 per cento della popolazione nel 2003 al 22,1 per cento giù dopo pochi anni. La diffusione dell’abitudine al fumo, tuttavia, è ancora troppo alta, soprattutto tra i giovani: nel 2007, nella fascia d’età 20-24 anni, i fumatori erano ben il 28,8 per cento. In generale, nel nostro Paese i fumatori sono più di 11 milioni e la classe di età con il maggior numero di fumatori è quella tra i 25 e i 44 anni, sia per gli uomini che per le donne. Circa il 40 per cento dei fumatori ha tentato di smettere negli ultimi 12 mesi, ma, di questi, oltre l’80 per cento ha fallito il tentativo. Riuscire a dire basta alle sigarette vuol dire anche un miglioramento a 360 gradi dello stato di salute. Uno studio promosso dal Ministero della Salute su quattro Regioni: Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania ha mostrato nel 2005 una diminuzione del 7,8 per cento del numero assoluto dei ricoveri per infarto, a fronte di un andamento crescente nel periodo 2001-2004. Questo effetto sembra essere limitato agli uomini nella classe di età 45-54 anni, una fascia di popolazione che secondo gli esperti ha beneficiato maggiormente degli effetti della legge.

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Sahalima Giovannini

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