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Capo – parto, il ritorno del ciclo dopo la nascita di un bambino

febbraio 22, 2013 9:30 am

Di norma dopo 40 giorni il ciclo ormonale torna a riprendere il ritmo mensile ma se il piccolo è alimentato al seno, il tempo della ricomparsa è più lungo. Grande attenzione va posta ai rapporti sessuali in questo periodo.

Ci siamo dimenticate di loro per nove mesi almeno e qualcuna di noi per più tempo, la diversità è dovuta all’allattamento, ovvero se il piccolo è alimentato al seno o meno. Il primo ciclo mestruale, più comunemente chiamato capo – parto, compare in tempi diversi ed è proporzionale al tempo in cui si allatta. Una donna può tornare al suo regolare ciclo ovulatorio non appena le lochiazioni terminano, all’incirca 7/8 mesi. Nell’allattamento al seno, grazie alla maggiore produzione di prolattina circolante viene inibita l’attività ovarica e quindi l’arrivo della prima mestruazione. E’ pur vero però che in alcuni casi il ciclo mestruale inizia ad intermittenza, senza che tutto ciò debba in qualche modo suscitare qualsivoglia timore. Potrebbero verificarsi in concomitanza della mestruazione: una lieve diminuzione della produzione lattea, alcuni disturbi digestivi del bambino, come pure minore voglia di alimentarsi. Le feci sono frequenti e meno consistenti, lievi eruzioni cutanee e maggiore nervosismo del bimbo, proprio a causa degli ormoni in circolo nel latte materno o maggiore sapidità nel gusto del latte, per la presenza di sodio, cloro e altri elementi ematici. Sintomatologie lievi e transitorie, ma soprattutto non preoccupanti o giustificative dell’interruzione dell’allattamento al seno, che deve proseguire in tutta serenità. Se si allatta artificialmente il capo – parto di solito compare entro i due mesi dal parto. Il capo – parto si distingue da tutte le altre mestruazioni per la sua durata , in genere leggermente più lunga del normale, otto – dieci giorni, e per la sua maggiore intensità e abbondanza, spesso con presenza di coaguli che la rendono anche un po’ più dolorosa del solito. Tutto ciò è assolutamente normale e non deve destare preoccupazione.

Il suo antecedente: le lochiazioni
Nei giorni immediatamente successivi al parto, sia esso spontaneo o cesareo, la donna va incontro a prolungate perdite genitali, molto simili ad una lunga mestruazione, chiamate lochiazioni, non vanno confuse con il capo-parto. I lochi cambiano aspetto man mano che trascorrono i giorni che dividono dal parto, inizialmente appaiono sotto forma di lochi essenzialmente ematici, di colore rosso acceso, mentre tra il quarto e il settimo giorno successivo al parto si scuriscono divenendo rosso brunastri con una componente liquida sierosa, sono i cosiddetti lochi siero-ematici. Nella seconda settimana dal parto ci troviamo in presenza di lochi giallognoli prevalentemente sierosi per trasformarsi dalla terza settimana in lochi cremosi di colore bianco. Il processo della lochiazione è del tutto fisiologico e naturale. L’utero in seguito al lungo periodo della gravidanza e all’evento del parto deve tornare alle giuste dimensioni e a liberarsi, spontaneamente, dei residui della gestazione, rigenerandosi completamente nelle sue componenti tessutali. Pulitura dell’utero dunque, ma anche barriera naturale per l’apparato riproduttivo femminile in questo delicato momento. Le lochiazioni, infatti, sono ad alto contenuto battericida, subito dopo l’espulsione dei lochi ematici, si depositano sulle pareti uterine, sotto forma di globuli bianchi, separando nettamente la parte esterna del tessuto, il quale si sfalderà ed il prodotto sarà completamente espulso, da quella interna e più profonda, l’endometrio, che inizierà il suo processo di rigenerazione, proteggendo l’utero stesso da dannosi attacchi di microorganismi esterni. In questo periodo sempre con funzione preventiva di infezioni, si consiglia un’accurata igiene intima ed il non uso di assorbenti interni da sostituire con quelli esterni da cambiare frequentemente durante la giornata, detergenti a ph acido, la doccia, anziché il bagno.

Se compare qualcosa di anomalo
Durante le lochiazioni possono avvenire dei fenomeni alterati indicativi di una probabile infezione, come:
• Innalzamento della temperatura corporea;
• Dolori addominali di forte intensità;
• Mantenimento di un colore rosso vivo nelle perdite per un periodo superiore alle tre settimane;
• Verificarsi di una emorragia, per probabile incompleta espulsione della placenta
è bene certamente consultare il prima possibile il proprio ginecologo di fiducia o recarsi in un pronto soccorso ospedaliero, per accertarne le cause attraverso una visita mirata.

L’allattamento non è un sicuro anticoncezionale
Anche se l’ importante quantità di prolattina prodotta nel periodo dell’allattamento, specie entro i primi sei mesi di vita del neonato ed in presenza di poppate frequenti ed esclusive al seno, costituisce un forte deterrente alla ripresa di una normale attività ovulatoria, tutto ciò non è sufficiente per escludere totalmente l’instaurarsi di una gravidanza, anche laddove non sia ancora ricomparso il ciclo mestruale. Questo potrebbe arrivare da un momento all’altro, anche prima dello svezzamento. Non conoscendo dunque con precisione il momento in cui si ricomincerà ad ovulare, se non si desidera una nuova gravidanza così ravvicinata alla precedente e piuttosto sconsigliabile visto il recente parto, e considerando che i primi mesi successivi a questo sono tra i più fertili nella vita di una donna, si sconsigliano vivamente rapporti sessuali non protetti.

Fabiana Angelucci
Con la consulenza della
dott.ssa Annamaria Vulpiani

Specialista in ginecologa a Roma

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