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Cittadinanzattiva ha presentato il report sulla situazione delle nascite in Italia

ottobre 16, 2012 11:45 am

I centri nascita con punte di 2.000 parti all’anno assicurano sostegno alle mamme dopo la dimissione. Il Rooming-in viene garantito quasi ovunque per stimolare l’allattamento al seno e difficoltà nel reperire i servizi pediatrici.

La gravidanza volge al termine ed il parto è sempre più vicino. Se ancora non è stato scelto l luogo del parto, nella decisione finale è preferibile privilegiare i grandi ospedali o, meglio, quegli ospedali dove avvengono almeno 2.000 parto all’anno. L’esperienza dei professionisti del parto si concretizza anche in una rete di neonatologi e ostetriche in grado di seguire mamma e bambino anche dopo la dimissione. Un solo neo non fa apprezzare lo sforzo dei professionisti del parto: questa realtà non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Ogni Regione ha una sua storia: Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, effettuano lo screening metabolico su tutti i nuovi nati. Abruzzo, Campania e Calabria non elargiscono lo screening mentre nel Lazio ed in Sicilia, viene effettuato solo in alcune aree specifiche. A grandi linee, è questo il ritratto della realtà italiana emersa dalla rilevazione civica “Percorso nascita, indagine civica sulle prestazioni sanitarie. Focus sugli screening neonatali”, presentata a Roma dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. La ricerca è stata condotta in 51 strutture italiane differenti per numero di parti annui con un range da 500 a 2500 nascite all’anno.

Rooming-in garantito quasi ovunque
Gli ospedali più operosi, quelli che possono contare su una media di 2.000 parti all’anno sono anche quelli che mettono a disposizione, nella quasi totalità dei casi, la pratica del roaming-in, ovvero, la possibilità per la mamma di tenere accanto a sé la culletta con il bimbo. La stretta vicinanza tra la mamma ed il piccolo consente di avviare su basi solide il legame fisiologico tra la coppia, favorendo l’attaccamento al seno. Secondo i responsabili del TDM, è necessario un ulteriore sforzo per garantire un servizio qualitativamente migliore alla neo mamma. Le strutture in grado di accogliere oltre 1.500 nascite all’anno, dovranno dare accoglienza ad un bacino di utenza sempre più ampio. In previsione della chiusura dei centri nascita inferiore ai mille parti all’anno, come contempla il Piano di Riordino sui punti nascita. In questi centri la dimissione altro non è che l’inizio dell’assistenza alla mamma a casa. La grande variabilità dei tempi di attesa per visite ed ecografie, dimostra come le strutture che organizzano in modo appropriato l’erogazione dei servizi attraverso percorsi dedicati alle gestanti riescono a garantire un miglior accesso.

Il problema dell’accesso alle prestazioni
Oggetto di rilevazione sono state anche alcune prestazioni afferenti l’ambito pediatrico: ecografia per displasia delle anche, ecografia cerebrale pediatrica, ecografia testicolare, visita cardiologia pediatrica. In questo ambito si rileva una maggiore difficoltà di accesso al servizio, inoltre, nessuna delle prestazioni afferenti all’ambito pediatrico è stata mai inserita tra quelle per le quali è necessario rispettare i tempi massimi, generalmente 30 e 60 giorni, all’interno Piano Nazionale di Contenimento dei Tempi di Attesa. Tutto questo evidenzia la scarsa tutela nei confronti dell’area pediatrica. Una visita cardiologia pediatrica, per esempio, nelle strutture che gestiscono tra i 1000 ed i 2499 parti all’anno si può prenotare in meno di un giorno, mentre nel Servizio Sanitario Nazionale la si può ottenere dopo oltre 200 giorni. I servizi in Intramoenia, richiedono tempi al massimo di 40 giorni. La scelta del medico di base per il piccolo richiede Stessa situazione per la scelta del medico, l’unica soluzione è quindi quella di pagare o nel canale intramurario o nel privato puro. I dati del monitoraggio indicano una grande variabilità tra i costi dell’intramoenia, e risulta azzardato, se non proprio impossibile, avanzare delle stime sui costi medi. I costi di una visita ginecologica/ostetrica, per esempio, variano anche di 100 euro e più da una struttura ad un’altra e vi sono variazioni all’interno di una stessa struttura, dove per la medesima prestazione il prezzo oscilla tra le 70 alle 150 euro.

Scegliere l’ora per partorire?
Per quanto riguarda il parto in analgesia, ossia con il ricorso all’epidurale, la possibilità di accedere a questo metodo non è sempre realizzabile, in molte strutture capita solo in un caso su cinque. Solo strutture dove avvengono oltre i 2.500 parti annui garantiscono il servizio della epidurale 24 ore su 24. C’è qualche difficoltà anche per quanto riguarda gli screening di massa neonatali. Oltre la metà dei punti nascita – il 64% – non esegue il test del riflesso rosso, una sorta di “fotografia” che permette di valutare lo stato di salute degli occhi del neonato. Lo screening audiologico viene eseguito da una percentuale maggiore di punti nascita il 74% . In questo caso tutte le strutture con p. a. superiori a 2500 effettuano il test, il 73% delle strutture grandi tra 1000 e 2499 esegue questo tipo di screening. Le strutture piccole eseguono il test raggiungendo rispettivamente valori pari al 70% e all’83%. Per lo screening allargato si rende necessario a livello Nazionale fornire alle Regioni linee guida di indirizzo e standard minimi di erogazione dei servizi; uniformare il numero di patologie rare metaboliche da erogare attraverso lo screening metabolico allargato; garantire un sistema integrato che consenta di fornire diagnosi, cure tempestive, trattamento e presa in carico nel corso del tempo.

Giorgia Andretti

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