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Tutti i segnali da non sottovalutare per comprendere se un parto è prematuro

luglio 18, 2012 5:00 pm

Di norma la gravidanza è lunga 40 settimane, alcune volte il piccolo potrebbe nascere in anticipo, in questo caso al bimbo viene dato il nome di prematuro. I rischi non sono pochi. Impariamo a riconoscere un parto pretermine.

Il parto pretermine, cioè, prima del termine canonico delle 40 settimane, è il parto durante il quale il travaglio ha luogo tra la 25ma e la 37ma settimana completa di gestazione. Il 10% del totale dei parti si verifica prima. Un neonato nato tra la 37ma e la 42ma settimana è considerato a termine, mentre un bimbo nato prima della 37ma settimana è considerato prematuro. Le cause che portano al parto pretermine sono diverse. Secondo gli esperti, una delle motivazioni più frequenti del pretermine sono le malattie infettive della mamma, sia quelle che riguardano l’apparato riproduttore come le vaginosi batteriche sia le infiammazioni di carattere generale dell’organismo. Le infiammazioni provocano il rilascio di interleuchine, sostanze che fanno parte del sistema immunitario, il loro compito è difendere il corpo della mamma dall’attacco della malattia. Le interleuchine farebbero aumentare la produzione delle prostaglandine, sostanze che favoriscono le contrazioni uterine e, quindi, l’istaurarsi di un travaglio prematuro di parto tale da far nascere il piccolo.

I fattori di rischio
I motivi che causano un parto prima del tempo possono essere anche altri. L’età avanzata della mamma, oltre i 40 anni o al contrario un’età troppo precoce, sotto i vent’anni, costituisce un fattore di rischio: a queste età il fisico può non essere in grado di sostenere una gravidanza fino in fondo. Ci possono poi essere problemi alla placenta, l’organo attraverso la quale il feto attinge nel sangue materno gli elementi e l’ossigeno di cui ha bisogno per vivere e in cui riversa i prodotti di “rifiuto”. Assolve così alle funzioni del sistema digerente, dei polmoni e dei reni: di conseguenza, se la placenta ha dei problemi, il feto ne risente. Un’anemia della mamma può causare il parto pretermine, perché se i globuli rossi sono pochi, al feto giunge una scarsa quantità di ossigeno. L’ipertensione gestazionale è una delle cause che può predisporre a un parto prima del tempo. La malattia è caratterizzata da pressione arteriosa elevata e da edemi nei tessuti della futura mamma. Anche l’assunzione di droghe, il fumo e l’abuso di alcol, sono condizioni che possono spingere a un parto prima del tempo. Infine, possono andare incontro a parto pretermine le donne che subiscono un stress improvviso e intenso.

I segnali ai quali prestare attenzione
Ci sono alcune manifestazioni dalle quali la donna può capire se il parto sta per avere luogo. Non si presentano necessariamente tutti, ma la comparsa di almeno uno dei tre è indice dell’imminenza del parto. I dolori addominali, o contrazioni sono le cosiddette “doglie” vere e proprie: sono dovute alle contrazioni dell’utero per predisporre alla dilatazione necessaria all’espulsione del piccolo. Si tratta di spasmi piuttosto intensi, simili ai dolori mestruali ma più accentuati, si manifestano con una sensazione di irrigidimento e di tensione all’addome. Il dolore si irradia dalla schiena alla parte anteriore del corpo, o dalla parte superiore a quella inferiore dell’addome. A volte la donna avverte anche una sensazione di stiramento alle cosce. Inizialmente, le doglie sono irregolari e durano circa cinque minuti, poi si susseguono con regolarità, prolungandosi e facendosi più dolorose. Potrebbe rompersi il sacco amniotico, una membrana anelastica, in grado di contenere il liquido amniotico e di avvolgere il bambino. A questo punto, si parla di “rottura delle acque”, con la fuoriuscita del liquido amniotico, in un unico fiotto. A volte la rottura del sacco amniotico prevede la comparsa delle doglie, che si manifestano circa 24 ore dopo. La comparsa di muco sanguigno è un’altra delle possibili manifestazioni del parto imminente. Si tratta di una perdita di sangue vischioso simile al sangue mestruale, ma più denso ed è costituita dalle cellule di rivestimento dell’utero in via di sfaldamento. In genere, il parto si verifica 24-48 ore dopo la comparsa di sangue.

La diagnosi di parto prematuro
La visita ginecologica conferma o meno l’inizio della dilatazione del collo dell’utero di almeno due centimetri e se le contrazioni sono ravvicinate. Un controllo ecografico sarà quindi necessario per valutare la presentazione del feto, se è in salute e se si sta disponendo nel canale del parto. Infine, è importante il dosaggio della fibronectina, una sostanza presente a livello di muco cervicale: aumenta proprio in coincidenza del parto. Non sempre il parto prematuro può essere prevenuto. Teoricamente, se la donna è in buona salute, si alimenta in modo corretto, non beve, non fuma, fa un po’ di movimento e, soprattutto, si sottopone a controlli regolari dal proprio ginecologo, in teoria non dovrebbe incorrere in un parto prematuro. Ci sono tuttavia situazioni che non possono essere evitate, come la tendenza famigliare ai parti pretermine, un distacco di placenta non prevedibile, uno stress intenso o una malattia infettiva contratta in gravidanza. Anche in questi casi però non ci si deve spaventare, vista l’eccellenza delle cure che la ginecologia e la neonatologia italiana forniscono a mamma e bambino.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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