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La S.I.A.R.E.D. ha reso noto l’identikit dei punti nascita in Italia

maggio 16, 2012 3:01 pm

Per la Società Italiana di Anestesia Rianimazione Emergenza e Dolore,non è sempre disponibile l’opportunità di un parto in analgesia, per contro, il ricorso al parto con taglio cesareo tende a mantenere una posizione rilevante.

Nel corso del nono congresso nazionale della Società Italiana di Anestesia, Rianimazione, Emergenza e Dolore – SIARED – è stata resa nota un’indagine piuttosto accurata a proposito delle modalità di parto partendo dagli ambiti che le competono. È emerso un panorama a macchia di leopardo nella penisola. Ci auguriamo che indagini come questa siano utili per capire quali sono i punti deboli dell’assistenza materna e perinatale, in modo da migliorare sempre di più la qualità e la sicurezza.

La cartina al tornasole dei punti nascita italiani
E’ ancora una analisi provvisoria in quanto non sono stati valutati ancora tutti i punti nascita, infatti, l’analisi proseguirà ancora. Fino ad oggi sono stati valutati 197 punti nascita in tutta Italia: 85 al Nord, 60 al Centro, 52 al Sud. Complessivamente il totale dei parti seguiti nell’anno, sono stati 232.282, pari al 41% delle nascite totali nel nostro paese. I centri sono stati reclutati sulla base delle direttive di legge, centri che arriveranno gradualmente alla chiusura di quei punti nascita dove avvengono meno di 500 parti ogni anno e alla riduzione di quelli che ne seguono meno di 1.000. Dei centri esaminati, nel 47% dei casi si effettuano meno di 1.000 parti l’anno, mentre il 53% supera i mille. In 26 ospedali avvengono meno di 500 parti l’anno. Sono 24 i centri dove si verificano oltre 2.000 nascite all’anno. Solo in poco più della metà delle strutture è presente il servizio di parto in analgesia, che offre cioè, la possibilità di ricorrere alla puntura epidurale. Si tratta di una forma di anestesia, anzi di analgesia, che abbassa la percezione del dolore senza togliere intensità alle contrazioni. L’analgesia di parto è troppo spesso soggetta a restrizioni di giorni e orari mentre resta elevato il ricorso al parto con taglio cesareo. Altro elemento negativo è che in molti punti nascita viene contattato l’anestesista rianimatore esclusivamente per problemi neonatali: l’anestesista viene chiamato per intervenire su neonati. In molti centri nascita la guardia di anestesia è totalmente carente: succede in oltre un quinto dei punti nascita esaminati. In circa il 20% dei centri non è presente la guardia di rianimazione. E in cinque punti nascita non è presente nessuna delle due realtà.

Il neonatologo non è sempre presente 24 ore
Solo una piccola parte dei centri nascita passati in rassegna, il 13,6%, per la precisione, dispone della guardia anestesiologica dedicata all’ostetricia: per la maggior parte questo capita nei punti nascita dove si verificano più di 1.000 parti l’anno. I turni di guardia del neonatologo, con disponibilità di 24 ore su 24, è disponibile solo in 28,9% del totale dei centri nascita. Anche in questo caso la guardia in neonatologia è disponibile negli ospedali in cui si verificano oltre 1.000 parti all’anno. La guardia medica pediatrica è abbastanza presente. In assenza del neonatologo, l’anestesista rianimatore è spesso costretto ad affrontare situazioni di emergenza per neonati con problemi importanti il più delle volte in aiuto in aiuto al pediatra. Su 232.282 parti, 72.419 avvengono con il taglio cesareo, ovvero il 32,2%. L’incidenza di cesareo sale nelle strutture in cui si effettuano meno di 500 parti all’anno, superando di fatto il 34%. I parti con cesareo continuano ad essere troppi, soprattutto se confrontati con il valore ideale indicato dal Ministero della Salute: il 20%. Per la forma di anestesia da utilizzare, nei cesarei programmati si sceglie quasi sempre l’anestesia Loco-Regionale, mentre nel caso di tagli cesarei urgenti ci si orienta ancora sull’anestesia generale. Ancora oggi, in quasi un terzo dei punti nascita non è disponibile la parto-analgesia.

Giorgia Andretti

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