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La gioia di un parto senza dolore

febbraio 26, 2010 12:36 pm

Sempre più donne chiedono di poter vivere la nascita del proprio bambino con il sostegno dell’analgesia epidurale: come funziona, quando si può fare, quali sono i vantaggi reali. Sapere che quando arriverà il momento della nascita non si proverà dolore, che un travaglio lungo non si tradurrà in una lunga sofferenza, che si può vivere…

La gioia di un parto senza dolore

Sempre più donne chiedono di poter vivere la nascita del proprio bambino con il sostegno dell’analgesia epidurale: come funziona, quando si può fare, quali sono i vantaggi reali.

Sapere che quando arriverà il momento della nascita non si proverà dolore, che un travaglio lungo non si tradurrà in una lunga sofferenza, che si può vivere il parto con gioia e serenità: a questo pensano le donne che sempre più spesso chiedono di partorire con l’aiuto dell’epidurale. L’analgesia epidurale continua, questo il nome preciso della tecnica, consente infatti di controllare efficacemente il dolore partorendo comunque in modo naturale e spontaneo. Alla crescente richiesta non corrisponde purtroppo ancora una adeguata risposta. In Italia l’epidurale non è ancora praticata in tutti gli ospedali, perché questo tipo di anestesia necessita di una organizzazione che garantisca la presenza in ospedale di un anestesista disponibile nell’arco di tutte le 24 ore.

Cos’è l’analgesia epidurale
Ma che cosa è l’analgesia perdurale continua? E come funziona? La colonna vertebrale (la struttura ossea che ci sostiene), ha al suo interno un canale vertebrale in cui è contenuto e protetto il midollo spinale da cui originano ed arrivano i nervi, tra i quali anche quelli responsabili del dolore del travaglio. All’esterno degli involucri protettivi del midollo, e quindi distante da esso, troviamo uno spazio, detto epidurale (o peridurale) in cui si iniettano i farmaci analgesici per realizzare un “blocco” degli stimoli dolorosi provenienti dall’area delle strutture coinvolte nel parto, prima che entrino nel midollo e diventino percepibili dalla donna.
La donna viene posizionata seduta o di fianco su un lettino rigido con la schiena incurvata in avanti a formare un arco. L’anestesista individua lo spazio, compreso generalmente fra la seconda e la terza vertebra lombare (circa all’altezza dei fianchi), ed in tale punto effettua una piccola iniezione di anestetico locale. Resa così insensibile la cute, l’anestesista introduce un ago di maggiori dimensioni, attraverso il quale viene fatto passare un sottile tubicino di plastica, il cosiddetto cateterino peridurale, che rimane, una volta rimosso l’ago, nello spazio peridurale per tutto il tempo del travaglio e che non provoca alcun fastidio alla donna poiché viene fissato con del cerotto dietro la schiena così da consentirle qualsiasi movimento.
Il cateterino può essere rifornito in ogni momento senza ricorrere ad altre punture con farmaci analgesici. Grazie alle basse dosi di questi, l’innervazione motoria dei muscoli del canale del parto e degli arti inferiori non è coinvolta e quindi è conservata la motilità, permettendo in genere alla donna, di muoversi e, se lo desidera e non vi sono controindicazioni, anche di camminare durante il travaglio.
In circa 10-15 minuti dal momento dell’iniezione dei farmaci si ottiene un completo sollievo del dolore, della durata di circa 60 – 120 minuti ed ogni volta che il dolore accenna a ricomparire può essere somministrata un’ulteriore quantità di analgesico.

Quando si pratica l’epidurale?
L’intolleranza al dolore durante il parto fisiologico è il motivo di richiesta spontanea più frequente da parte delle partorienti e costituisce la prima indicazione per l’analgesia peridurale.
Essa trova inoltre indicazione anche in situazioni ostetriche specifiche, come nel travaglio prematuro, post-maturo e prolungato , nei parti gemellari, ed in altre situazioni cliniche in cui sia necessario il rilasciamento dei muscoli pelvici per favorire la discesa del feto e le manovre di estrazione. Esistono poi situazioni cliniche in cui l’analgesia peridurale può essere richiesta dal ginecologo: quando sia necessario ridurre lo stress della madre affetta da malattie cardiovascolari, epatiche, renali, respiratorie, metaboliche (diabete), e da forte miopia (con rischio di distacco di retina).

I vantaggi
Alcune donne temono che partorire senza dolore equivalga a partorire in modo non naturale e senza alcuna sensazione. Non esiste convinzione più errata. L’analgesia epidurale infatti elimina solo la componente dolorosa della contrazione uterina, che continua ad essere percepita dalla donna, lasciando inalterata la sensibilità e lo stimolo a spingere. La forza espulsiva dunque, rimane intatta e permette un parto del tutto naturale, ma non doloroso e meno faticoso.
La futura mamma trascorre quindi con serenità le ore del travaglio accanto ai propri cari e, libera dal dolore, può affrontare gli sforzi espulsivi del parto nelle condizioni psicofisiche migliori.
Questo benessere materno si trasmette ovviamente al piccolo che sta per nascere.
Sicuramente un parto spontaneo con analgesia richiede più sorveglianza e disponibilità di un parto spontaneo “con dolore”. La collaborazione tra il ginecologo, l’ostetrica e l’anestesista deve essere infatti totale. Quando il travaglio è avviato l’anestesista aspetta il “via” del ginecologo e dell’ostetrica per iniziare la somministrazione dei farmaci.

Le controindicazioni e gli effetti collaterali
L’analgesia peridurale deve essere sempre effettuata solo dopo la valutazione ostetrica e la visita del ginecologo. Come ogni atto terapeutico, infatti anche l’anestesia peridurale può avere controindicazioni o provocare complicanze, anche se, in tutte le casistiche mondiali, non ci sono percentuali misurabili di danni permanenti per la madre o per il feto.
Controindicazioni assolute sono tutte le malattie emorragiche e l’uso di anticoagulanti nelle portatrici di protesi valvolari, le infezioni locali cutanee sulla schiena, il distacco di placenta, e rare situazioni cliniche eventualmente evidenziate dall’anestesista e dal ginecologo.
Per quanto riguarda gli effetti collaterali, l’analgesia peridurale è sicura, se attuata da personale esperto e in ambiente adeguato.
I possibili effetti indesiderati sono a carico della mamma e si possono manifestare come:

  • ipotensione (diminuzione della pressione del sangue), reazione ben fronteggiabile dall’anestesista presente
  • modesto prurito, di breve durata
  • cefalea conseguente a problemi strettamente tecnici, che tuttavia si verifica raramente (1–3%). Il mal di testa, anche se fastidioso, è di natura benigna . L’anestesista suggerirà per ogni caso il trattamento più efficace, rapido ed opportuno.
  • dolore nel punto di iniezione, che compare in poche persone e che si distingue male dai dolori lombari dovuti alle modificazioni della colonna vertebrale durante la gravidanza.
  • sensazione di gambe “calde e pesanti”
  • difficoltà ad urinare

L’epidurale e il parto cesareo
Nel caso si debba ricorrere ad un parto cesareo, si potrà affrontare l’intervento chirurgico con la semplice somministrazione dalla stessa via di una concentrazione maggiore di farmaci analgesici, che permette di affrontare l’intervento chirurgico in modo cosciente, abolendo la sensibilità dal seno in giù. Durante l’intervento verrà posto un telo sterile tra la partoriente e il campo operatorio cosicché la donna non vedrà alcuna delle procedure chirurgiche. Se necessario potrà ricevere un calmante che le permette di trascorrere più serenamente il tempo dell’intervento.
I vantaggi usando l’epidurale sono molti. In questo caso la donna, non essendo addormentata, avrà la possibilità:

  • di vedere subito suo figlio e di tenerlo in braccio durante l’intervento, proprio come avviene nel parto spontaneo
  • di avere accanto a sé suo marito durante l’intervento e condividere con lui il momento della nascita
  • se lo desidera, di poter attaccare al seno suo figlio fin da subito
  • di riprendersi dall’intervento in tempi molto brevi.

 

dott.ssa Rosalba Trabalzini

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