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Cosa devi sapere sul parto cesareo

novembre 20, 2009 12:30 pm

In Italia se ne abusa, ma in alcuni casi è la soluzione migliore per il bene della mamma e del bambino. Vediamo in che cosa consiste l’intervento e quando è necessario praticarlo. In Italia il 33 % delle nascite avviene oggi per parto cesareo. Percentuale troppo elevata secondo le organizzazioni sanitarie che denunciano il facile…

Cosa devi sapere sul parto cesareo

In Italia se ne abusa, ma in alcuni casi è la soluzione migliore per il bene della mamma e del bambino. Vediamo in che cosa consiste l’intervento e quando è necessario praticarlo.

In Italia il 33 % delle nascite avviene oggi per parto cesareo. Percentuale troppo elevata secondo le organizzazioni sanitarie che denunciano il facile ed eccessivo ricorso a questa pratica. A pesare sulla scelta, secondo le ricerche, non sarebbero sempre ragioni mediche legate alla condizione della mamma o del bambino, ma talvolta considerazioni di “opportunità” da parte di medici che risolvono così problemi gestionali di un parto che presenta solo piccole complicazioni facilmente superabili con un adeguato sostegno alla partoriente. Tuttavia, ci sono casi nei quali il parto cesareo è una oggettiva necessità ed è bene sapere che l’esperienza e la competenza raggiunte garantiscono oggi un risultato ampiamente positivo sia per la madre che per il bambino.

L’intervento
Subito prima dell’operazione l’addome viene depilato e preparato per l’intervento. Dopo l’inserimento del catetere e della fleboclisi e dopo aver atteso che l’anestesia abbia fatto effetto, il chirurgo pratica un taglio nei tessuti fino a raggiungere il sacco amniotico e il bambino. E’ preferibile che il taglio cesareo segua la linea del pelo pubico, in orizzontale, in modo che ricalchi le linee naturali del tessuto addominale. In questo modo saranno evitati alla futura mamma i dolori successivi al parto e la cicatrice potrà rimarginarsi più in fretta. Anche l’incisione sull’utero avviene in senso orizzontale e nella parte bassa, perché in questo modo saranno minori i rischi sia di emorragia che di lacerazione durante il parto successivo. A questo punto il bambino viene estratto, a volte con l’ausilio di un forcipe. Il cordone ombelicale viene legato e tagliato e, quindi, il piccolo viene passato alla madre nel caso sia stata praticata un’anestesia peridurale. La parte uterina e quella addominale verranno suturate con punti riassorbibili, mentre la pelle verrà richiusa con punti metallici. Un eventuale eccesso di sangue verrà eliminato attraverso un drenaggio.

Pro e contro del cesareo
Di certo il taglio cesareo è meno doloroso del parto naturale, trattandosi di un intervento chirurgico in anestesia totale o in taluni casi in anestesia loco-regionale. Il piccolo inoltre non incorre nelle seppur rare difficoltà espulsive, non ci sono rischi di lacerazioni del perineo e il bambino non dovrà affrontare sforzi nell’attraversamento del canale del parto. Inoltre quasi tutte le donne che hanno subito un cesareo, diversamente dalle credenze popolari, riescono ad allattare. Qualche inconveniente potrebbe sorgere nel caso in cui il bambino venga raggiunto dall’anestetico e rimane in uno stato di sonnolenza per i primi due giorni. Nel caso contrario, l’ideale rimane quello di iniziare subito ad allattare anche per stabilire quel contatto venuto inizialmente a mancare. Tuttavia il cesareo è pur sempre un intervento chirurgico e come tale non esenta dai rischi tipici di ogni operazione e dalla probabilità di infezioni successive. Inoltre l’operazione subita obbliga la mamma ad almeno 24 ore di completa immobilità e ad un periodo più lungo (in genere sei settimane) di riposo in cui non è possibile guidare, sollevare pesi o fare sforzi. La permanenza del piccolo in ospedale si allunga in genere di un paio di giorni e può capitare che il bambino possa avere maggiori problemi di respirazione rispetto ai coetanei nati con il parto naturale. Infine il parto cesareo priva la donna del piacere di veder nascere il proprio figlio, cosa che in taluni casi può generare nella neomamma una iniziale sensazione di estraneità dal piccolo nelle prime ore dopo la nascita o un leggero senso di inadeguatezza.

Quando il bisturi è necessario
Ecco perché il ricorso al cesareo deve avvenire quando proprio non si può fare altrimenti. Quando cioè il parto naturale potrebbe mettere a repentaglio l’incolumità di mamma o bambino. In presenza di complicazioni impreviste il cesareo avviene d’emergenza e rapidamente nonostante sia comunque necessario il benestare della partoriente. Negli altri casi si parla invece di cesareo “elettivo”, programmato cioè con il proprio ginecologo quando vi sono dei fattori di rischio già venuti alla luce durante la gestazione. In particolare per quanto riguarda l’integrità del neonato, i motivi più frequenti per ricorrere al cesareo sono:

  • l’eccessiva dimensione del bambino rispetto al canale pelvico della madre;
  • la posizione del neonato che rende impraticabile un parto naturale;
  • i segnali di sofferenza fetale;
  • l’eccessivo prolungamento del parto;
  • il fallimento dell’operazione di induzione del parto;
  • la presenza di una gravidanza gemellare e di feti che si ostacolano a vicenda;
  • la necessità di far nascere il bambino con urgenza.

Meno ricorrenti sono i motivi riguardanti la madre che potrebbero consigliare l’adozione del cesareo. Si interviene chirurgicamente se la vita della madre potrebbe essere messa a repentaglio da una grave gestosi (malattia della gravidanza che comporta, nel terzo trimestre della gestazione, gravi edemi e pressione alta) o se la gestante potrebbe rimanere vittima di gravi emorragie provocate da placenta previa o distacco anticipato della placenta.

Esistono poi due ulteriori motivazioni, forse le più note, che possono indurre al parto cesareo ma che diversamente da ciò che si pensa non sempre costringono alla scelta dell’intervento chirurgico. Parliamo delle donne che hanno già subito un cesareo e delle mamme “attempate”. Nel primo caso,
non è sempre necessario ricorrere al cesareo per il solo fatto di averne già subito uno con il figlio precedente. Tutto dipende dalla motivazione per cui si è state costrette la prima volta all’intervento e non dall’intervento in sé per sé. Se le motivazioni della volta precedente non si verificano successivamente si può sempre tentare il parto naturale, quanto meno ricorrendo al cosiddetto “travaglio di prova” seguito cioè in modo più accorto da parte degli operatori. Nel caso invece in cui la futura mamma abbia più di 40 anni, soprattutto se al primo figlio, si ritiene spesso che si debba ricorrere al cesareo perché la sua muscolatura è meno in grado di sostenere un eventuale parto naturale e il bambino considerato “prezioso”, perché a lui probabilmente non ne seguiranno altri, non va esposto a rischi inutili. Anche in questo caso però si tratta di concezioni superate e ormai è assai frequente il caso di donne attempate che partoriscono naturalmente e senza alcuna conseguenza.

 

Marina Giulia Bordoni

 

Ha collaborato:
Prof. Carlo De Angelis

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