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La dolcezza del parto in acqua

settembre 8, 2009 12:29 pm

Immersi in un ambiente accogliente, la mamma si rilassa e si muove liberamente, il bambino ritrova il calore dell’utero: ecco i vantaggi di una soluzione sempre più ricercata. Se fino a qualche anno fa poteva apparire un’alternativa piuttosto originale e forse azzardata, il parto in acqua è divenuto un evento frequente e spesso privilegiato per…

La dolcezza del parto in acqua

Immersi in un ambiente accogliente, la mamma si rilassa e si muove liberamente, il bambino ritrova il calore dell’utero: ecco i vantaggi di una soluzione sempre più ricercata.

Se fino a qualche anno fa poteva apparire un’alternativa piuttosto originale e forse azzardata, il parto in acqua è divenuto un evento frequente e spesso privilegiato per le caratteristiche di naturalezza e delicatezza che lo contraddistinguono.
Presupposto essenziale per procedere alla nascita in acqua è il benessere del piccolo. Viene preventivamente valutata l’età gestazionale: non è possibile procedere al parto in acqua prima della 37ma settimana di gravidanza. Ciò è dovuto al fatto che il “diving reflex”, ovvero il riflesso di immersione naturale del bambino, raggiunge il massimo della maturità nelle ultime settimane di vita intrauterina. È necessario quindi che questo riflesso, che consente al piccolo di non aspirare acqua fino al momento in cui emerge dalla vasca, sia ben maturo. Si tende, inoltre, ad escludere il parto in acqua quando si rileva un tracciato cardiotocografico sospetto, quando la gravidanza è gemellare o il piccolo si presenza in posizione podalica.

I vantaggi per la mamma
Partorire con dolcezza: è la sintetica definizione con la quale vengono spesso riassunti i vantaggi che questa possibilità assicura alle neo-mamme.

  • Nella vasca piena d’acqua la partoriente ritrova un più elevato senso di intimità, in quanto dispone di un ambiente nel quale può rilassarsi ed abbandonarsi alle contrazioni. Avverte una maggiore leggerezza e anche una più ampia libertà di movimento, poiché in acqua diminuiscono anche gli effetti della forza di gravità. La donna può inoltre scegliere la posizione che più preferisce durante il travaglio e può, ovviamente, decidere di abbandonare la vasca in ogni momento.
  • Il calore dell’acqua favorisce il rilassamento della muscolatura della partoriente, soprattutto del pavimento pelvico. Diminuisce inoltre la produzione degli ormoni dello stress (l’adrenalina) e aumenta la produzione di endorfine, ormoni che contribuiscono ad alleviare la percezione dolorosa delle contrazioni.
  • L’acqua calda agisce inoltre positivamente favorendo anche un rilassamento di tipo psicologico, grazie al quale si interrompe il circolo naturale che dalla tensione conduce, in genere, all’irrigidimento dei muscoli e all’abbassamento della soglia di sopportazione del dolore. Di conseguenza, la partoriente, meno tesa, riesce ad affrontare meglio le contrazioni e risulta minore la necessità di ricorrere all’uso di antidolorifici.
  • Uno studio effettuato all’ospedale di Vipiteno, inoltre, ha evidenziato una riduzione della durata del periodo di travaglio, soprattutto per le donne che sono al loro primo parto. La partoriente, grazie al maggior livello di rilassamento e alla posizione semi-eretta, raggiunge, in effetti, la dilatazione completa più velocemente. Questo consente, alle primipare, un “risparmio” di tempo sul travaglio di circa 70 minuti.

    I vantaggi per il bambino
    Ma il parto in acqua si è rivelato negli ultimi anni una alternativa presa in grande considerazione anche per i vantaggi che assicura al nascituro.

  • Il bambino viene alla luce in un elemento, come l’acqua appunto, che gli risulta “familiare”, in quanto assimilabile al liquido amniotico nel quale è stato immerso per nove mesi. La temperatura dell’acqua della vasca è simile a quella corporea, 37° C., e questo rende il passaggio dall’utero all’ambiente esterno molto meno traumatico, mentre le prime sensazioni dovute alla luce, al tatto e ai suoni in vasca risultano sensibilmente attenuate.
  • Mentre si trova immerso nella vasca, il bimbo non respira ancora, quindi non corre il rischio di inalare o ingerire acqua. La respirazione spontanea si avvia solo al primo contatto dei recettori facciali, posti intorno al naso e alla bocca, con l’aria. Nel frattempo, l’apporto di ossigeno gli viene garantito attraverso il cordone ombelicale, al quale rimane ancora collegato.
  • Dopo la nascita in acqua il bambino viene portato in superficie a appoggiato in grembo alla mamma, mantenendo parte del corpo immerso in acqua, mentre emergono solo testa e spalle.
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    Angela Salini

     

    Ha collaborato:
    Anna Maria Vulpiani
    Ginecologa

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