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Scopriamo insieme le fasi del parto

maggio 13, 2009 12:32 pm

Le contrazioni, il travaglio, la fase espulsiva, il secondamento: ecco i passaggi finali della nascita. Conoscerli vi aiuterà ad affrontare il momento tanto atteso con serenità. Dopo nove mesi eccoci arrivati all’ora X: il momento del parto è giunto e tra poco potrete abbracciare il vostro neonato, tanto immaginato nei mesi precedenti. Ma che cosa…

Scopriamo insieme le fasi del parto

Le contrazioni, il travaglio, la fase espulsiva, il secondamento: ecco i passaggi finali della nascita. Conoscerli vi aiuterà ad affrontare il momento tanto atteso con serenità.

Dopo nove mesi eccoci arrivati all’ora X: il momento del parto è giunto e tra poco potrete abbracciare il vostro neonato, tanto immaginato nei mesi precedenti. Ma che cosa succede al momento del parto? Quali sono i passaggi che precedono la nascita di un bambino Vediamo insieme le fasi comuni, da quando si avvertono le prime contrazioni fino al momento secondamento.

Le contrazioni
Le contrazioni sono il segnale più evidente dell’inizio del parto. Servono per preparare il collo dell’utero al passaggio del bambino, e hanno delle caratteristiche precise. Inizialmente si presentano ogni venti minuti, poi ogni quarto d’ora, per poi passare a ogni dieci e infine a cinque minuti. All’inizio i dolori sono sopportabili, poi diventano sempre più intensi e ravvicinati fino a presentarsi a distanza di 1-2 minuti e con una durata di 40-60 secondi. Durante queste contrazioni tutta la muscolatura dell’utero si irrigidisce e il bebè viene spinto piano piano verso il basso, mentre il collo dell’utero si appiattisce e si dilata gradualmente fino a raggiungere i dieci centimetri di dilazione necessari al passaggio del bambino. Durante questa fase di solito avviene anche la rottura del sacco amniotico (la comune “perdita delle acque”). Quando le membrane che proteggono il sacco si rompono fuoriesce un liquido chiaro in cui sono presenti le prostaglandine, sostanze prodotte dall’organismo della mamma e del bambino che stimolano le contrazioni.

Il travaglio
Il travaglio inizia quando il collo dell’utero comincia a dilatarsi, dopo essersi ammorbidito e assottigliato. Affinché il bambino possa nascere la dilatazione deve essere massima, raggiungere cioè all’incirca i dieci centimetri. Nella fase del travaglio in genere la mamma può assumere la posizione che più gradisce e che la fa soffrire di meno. Può stare in piedi, camminare, sdraiarsi, sedersi. L’importante è che si senta a suo agio per affrontare al meglio le contrazioni e il momento decisivo. Ogni due ore viene registrato il battito cardiaco del feto per 20-30 minuti, per scongiurare qualsiasi possibile segno di sofferenza, e viene controllata dall’ostetrica la dilatazione dell’utero.
Nel caso di una prima gravidanza il travaglio dura generalmente di più ovviamente perché i tessuti sono più tonici e quindi occorre una forza e un tempo maggiori per dilatare il collo dell’utero e far progredire il bambino nel canale del parto.

La fase espulsiva
A dilatazione completa del collo dell’utero, comincia la fase espulsiva. Inizialmente la testa del bebè tende a scendere nel canale del parto e, ruotando leggermente, a disporsi nel modo migliore per uscire. Si dice che la testa è “impegnata”, ma la vagina non è ancora distesa e la mamma non sente ancora la necessità di spingere. Quando invece la testa del piccolo è scesa verso l’uscita del canale del parto a pochi centimetri dietro l’ingresso della vagina, vuol dire che ha attraversato quasi tutto il canale osseo del parto. Inizia così la fase espulsiva vera e propria. Infatti la testa del bambino, mossa dall’utero che si contrae, schiaccia il retto contro l’osso sacro provocando il cosiddetto “premito”: la futura mamma cioè sente il bisogno incontenibile di spingere. Con le spinte la testa scende e dilata la vulva, ultimo ostacolo alla nascita del bambino, che una volta nato viene subito messo in braccio alla mamma. Per un primo importante contatto.

Il secondamento
Dopo la nascita del piccolo la mamma deve restare ancora qualche tempo in sala parto, seguita dall’ostetrica, per attendere il secondamento, cioè l’espulsione della placenta. Dopo il parto l’utero della mamma ricomincia a contrarsi e inizia a ridursi per ritornare alle sue dimensioni originarie: è grazie a questi movimenti muscolari che nel giro di un’ora circa la placenta si stacca dalle pareti uterine e viene espulsa. A questo punto la fatica del parto è conclusa. Ora si tratta solo di cominciare una nuova vita.

 

Angela Salini

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