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Un angelo chiamato ostetrica

aprile 3, 2009 12:34 pm

È un figura fondamentale nell’equipe medica che segue il parto. E’ determinante nell’aiutare la mamma ad affrontare il travaglio e a superare le prime prove di allattamento. Fondamentale figura di raccordo tra la futura mamma e il ginecologo è l’ostetrica, una professionista qualificata, in grado di seguire le varie fasi di una gravidanza fisiologica (cioè…

Un angelo chiamato ostetrica

È un figura fondamentale nell’equipe medica che segue il parto. E’ determinante nell’aiutare la mamma ad affrontare il travaglio e a superare le prime prove di allattamento.

Fondamentale figura di raccordo tra la futura mamma e il ginecologo è l’ostetrica, una professionista qualificata, in grado di seguire le varie fasi di una gravidanza fisiologica (cioè normale) sino alla fase conclusiva del parto e oltre. Per seguire ottimamente una gestante, l’incontro fra questa e l’ostetrica dovrebbe essere precoce, per aver ben chiaro l’ambiente dove vive, i rapporti con la famiglia e quindi la sua psicologia. Tolto questo, se si parla da un punto di vista strettamente ostetrico (le visite, la misurazione della pressione, del peso e del volume dell’utero), allora generalmente l’ostetrica entra in contatto con la gestante verso il settimo mese, con incontri più ravvicinati quando si avvicina l’epoca presunta del parto e le visite ginecologiche si esauriscono.

La qualifica professionale
L’ostetrica per essere tale deve essere in possesso del diploma universitario. Mentre prima del 1996 l’accesso alla professione richiedeva un corso infermieristico di base di tre anni, più due anni per diventare ostetrica, ora c’è una corsia diretta di accesso alla professione che è il corso universitario di ostetricia, che garantisce una formazione adeguata alle nuove esigenze. Oggi infatti le ostetriche sono inserite a pieno titolo nei reparti di ostetricia e ginecologia non soltanto per le funzioni di assistenza, cura e educazione, ma anche per quelle gestionali, che prevedono un ruolo di coordinamento. Per questo motivo la nuova formazione universitaria è articolata in due livelli: il primo è la “laurea ostetrica” (3 anni) che fornisce le competenze professionali, mentre il secondo è la “laurea specialistica di II livello” (2 anni) che permette di acquisire competenze che riguardano proprio la gestione dei servizi.
Infine tutte le ostetriche per esercitare la professione devono essere iscritte all’albo professionale.

I compiti dell’ostetrica
La nuova ostetrica deve rispondere alla domanda di salute della donna, offrendole consulenza non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico e sociale.
L’ostetrica lavora a stretto contatto con il ginecologo: segue in modo autonomo la gravidanza fisiologica, valutando il benessere sia della mamma che del bambino con controlli periodici, può prescrivere gli esami necessari al controllo dell’evoluzione della gravidanza normale o quelli per la diagnosi precoce per le gravidanze comportanti rischi; può eseguire alcuni controlli ecografici. Oltre all’esame fisico generale, deve saper diagnosticare eventuali anomalie o fattori di rischio per chiedere la consulenza dello specialista e tiene i corsi di preparazione al parto nei consultori e nelle strutture ospedaliere.
Durante il travaglio l’ostetrica è la figura più vicina alla gestante:

  • Controlla ad intervalli regolari i parametri materni (polso, pressione , temperatura ed urine) e fetali (BCF e caratteristiche del liquido amniotico).
  • Controlla l’andamento delle contrazioni e le condizioni del nascituro, “seguendolo” nel canale del parto.
  • Consiglia quando e come spingere.
  • Tiene d’occhio la strumentazione.
  • Informa costantemente il medico sull’andamento del parto e lo assiste durante la fase conclusiva dello stesso.
  • Il suo aiuto può limitare gli interventi medici durante il parto (episiotomia o somministrazione di farmaci).
  • Una brava ostetrica è anche quella che sa fornire un’assistenza personalizzata alla partoriente, riuscendo a creare con la futura mamma un legame emotivo, aiutandola con pazienza e dolcezza a contenere l’ansia e ad alleviare il dolore, a trovare la via più facile per gestire il travaglio e la fase espulsiva finale, consigliando e proponendo alla donna le posizioni e le modalità più corrette per aiutare il bambino a nascere. Tanto più l’ostetrica sarà capace di svolgere tali compiti, tanto meno sarà necessario ricorrere all’analgesia ed al parto operativo.

    L’assistenza dopo la nascita
    Dopo la nascita del piccolo, inizia l’addestramento al “mestiere di mamma”: l’ostetrica infatti assiste la puerpera favorendo l’allattamento con l’attacco del bebè al seno già in sala parto e il controllo della poppata. Aiuta poi la mamma a riconoscere subito i bisogni del neonato e ad accudirlo con sicurezza: dà infatti informazioni per come prestare le prime cure al neonato, mostra l’occorrente per la toeletta del piccolo, aiuta concretamente mostrando le operazioni necessarie per accudire il bebè e coinvolgendo successivamente la neomamma.

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    Angela Salini

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