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Visitiamo il reparto di ostetricia

marzo 6, 2009 12:25 pm

La sala travaglio per il monitoraggio, la sala parto per il momento decisivo, la sala operatoria per le emergenze: vediamo insieme come è organizzata una buona struttura. È arrivato il momento tanto atteso e tanto temuto: quello del parto. Per vivere al meglio questa esperienza la futura mamma dovrebbe visitare prima del parto il reparto…

Visitiamo il reparto di ostetricia

La sala travaglio per il monitoraggio, la sala parto per il momento decisivo, la sala operatoria per le emergenze: vediamo insieme come è organizzata una buona struttura.

È arrivato il momento tanto atteso e tanto temuto: quello del parto. Per vivere al meglio questa esperienza la futura mamma dovrebbe visitare prima del parto il reparto di maternità, scegliendo così la struttura ospedaliera che più corrisponde alle proprie esigenze. In ogni reparto maternità ci sono due aree importanti: un’area parto dove il piccolo nasce e un’area degenza dove la neomamma vive i primi momenti con il bebè.
Quando la donna entra in ospedale il ginecologo esegue la visita ostetrica e valuta la dilatazione del collo dell’utero. Se il travaglio è in fase iniziale la mamma viene portata in reparto dove rimane fino a quando la dilatazione del collo dell’utero non abbia raggiunto i 4-5 centimetri. A quel punto la donna viene accompagnata in sala travaglio dove, sotto controllo dell’ostetrica, rimane fino al trasferimento in sala parto.

La sala travaglio in genere è costituita da una camera singola con un letto e un monitor, cui viene collegata la donna per tenere sotto controllo il livello delle contrazioni ed individuare tempestivamente eventuali sofferenze del bambino. Nella stanza può rimanere anche il futuro papà. Durante il travaglio a contrazioni avviate, in alcuni ospedali è possibile chiedere, se preventivamente concordato, l’anestesia peridurale, che diminuisce il dolore senza però togliere la sensibilità. In alcuni ospedali è previsto il travaglio in acqua, che aiuta la mamma a rilassarsi e a facilitare quindi la dilatazione del collo dell’utero. In questo caso la sala travaglio sarà dotata anche dell’apposita vasca. Quando la dilatazione del collo dell’utero ha raggiunto i 10 cm circa, la donna viene trasferita in sala parto, di solito accompagnata dal papà, e qui continua ad essere assistita dall’ostetrica e dal ginecologo.

La sala parto dispone di attrezzature speciali che possono essere usate in caso di emergenza, come la ventosa ostetrica per facilitare l’estrazione del bambino o l’apparecchiatura per somministrare l’anestesia se si rende necessario il parto cesareo. Si trova poi il lettino ginecologico con apposite maniglie cui è possibile aggrapparsi per facilitare le spinte, un monitor per controllare il battito cardiaco del bambino e una lampada scialitica che serve per illuminare e per scaldare il piccolo nel momento dell’espulsione. In alcune strutture la mamma viene lasciata libera di assumere le posizioni che desidera e per darle un supporto le vengono offerte delle attrezzature particolari, come la sedia a forma di ferro di cavallo su cui la donna si può sedere per facilitare la spinta espulsiva, la ruota che si adatta alle diverse posizioni che la donna si sente di assumere di volta in volta, il lettino da parto che può assumere diverse posizioni, la vasca, dove è possibile travagliare e partorire. Le strutture più all’avanguardia hanno una vera e propria casa del parto: sono organizzate come appartamenti e si cerca di limitare allo stretto necessario l’intromissione del personale medico (ma c’è la presenza continua di un’ostetrica), proprio per rendere il momento del parto il più familiare possibile. In questo modo il parto è vissuto dai futuri genitori come se avvenisse in casa propria, avendo però la sicurezza di una struttura ospedaliera in caso di emergenza. Nell’area parto è predisposta anche una zona in cui il neonato riceve le prime cure, per assicurarsi che il suo stato di salute sia al meglio. Inoltre per legge dopo il parto la donna deve essere tenuta sotto controllo per circa due-tre ore per scongiurare il pericolo di emorragie, e in questo lasso di tempo viene trasferita in un’area attigua alla sala parto in compagnia del papà e a volte anche del bebè per le prime coccole e la prima poppata.

Sempre attigua alla sala parto c’è la sala operatoria, che viene utilizzata nell’eventualità di un parto cesareo che può essere d’urgenza, in caso di sofferenza del bebè o della mamma, o programmato, in caso di parto podalico o di difficoltà ad affrontare il parto naturale da parte della mamma.

Dopo la nascita il piccolo viene portato alla nursery dove ci sono le culle per i piccoli, la vasca per il bagnetto, il fasciatoio su cui cambiare il bebè e la bilancia per pesarlo. A volte al suo interno è predisposta anche un’area per l’allattamento. Qui la neo-mamma impara ad accudire il bambino con l’aiuto delle puericultrici e delle infermiere. Quasi ogni struttura ospedaliera dispone anche del nido aperto: i bambini cioè non sono tenuti solo nella nursery, ma se la mamma ne sente il desiderio, può portare il piccolo in camera con sé. Mentre in strutture di più moderna concezione ogni stanza di degenza, con due o al massimo tre letti, è dotata di una piccola nursery dove sono ospitati i bambini delle mamme che dividono la stessa stanza.

 

Angela Salini

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