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Ecco cosa avviene prima del parto

febbraio 2, 2009 2:06 am

Il ricovero, i controlli delle contrazioni, l’ingresso in sala travaglio: vediamo insieme quali sono le tappe. Quando si aspetta un bambino, ci si concentra soprattutto sul “prima” (la gravidanza, i disturbi, i controlli medici) e sul ” dopo” la nascita (l’allattamento, il cambio, le piccole coliche del neonato). Quasi mai si pensa al “durante”, cioè…

Ecco cosa avviene prima del parto

Il ricovero, i controlli delle contrazioni, l’ingresso in sala travaglio: vediamo insieme quali sono le tappe.

Quando si aspetta un bambino, ci si concentra soprattutto sul “prima” (la gravidanza, i disturbi, i controlli medici) e sul ” dopo” la nascita (l’allattamento, il cambio, le piccole coliche del neonato). Quasi mai si pensa al “durante”, cioè alle ore, cariche di emozioni, che vanno dal momento dell’arrivo in clinica fino al parto. Eppure sono tante le incognite che una donna deve affrontare in questo breve periodo che sembra non dover mai finire. Il parto stesso può avvenire in modo diverso: c’è chi deve sottoporsi a cesareo, chi sceglie l’epidurale e chi, invece, decide di partorire in acqua. Alcune tappe, però, sono comuni a tutte ed è bene conoscerle per affrontare con più sicurezza un momento specialissimo.

Un po’ di burocrazia
In genere la coppia si reca all’ospedale prescelto quando si sono rotte le acque oppure quando le contrazioni sono ravvicinate (all’incirca una ogni cinque minuti, della durata di un minuto l’una). Appena arrivate ci si deve recare al Pronto Soccorso dell’ospedale o della clinica, dove viene effettuata l’accettazione. Alla futura mamma vengono cioè richiesti i dati personali (nome, cognome, indirizzo) e informazioni sulla gravidanza, come l’età gestazionale e lo stato di salute in generale. È bene avere con sé una cartellina con gli esami eseguiti nel corso della gravidanza, il tesserino sanitario, un documento di identificazione e un foglio che riporti i recapiti del ginecologo e dei parenti stretti (per esempio quello del compagno, dei propri genitori o di un’amica). Dopo aver espletato queste formalità necessarie, la donna può dover attendere qualche minuto in sala di attesa, quindi viene sottoposta a visita ostetrica e a monitoraggio del feto. Il ginecologo di turno controlla che il bambino stia bene, che si muova e che sia sempre posizionato a testa in giù. Inoltre con una visita manuale valuta la dilatazione del collo dell’utero e si informa sulla frequenza delle contrazioni.

L’arrivo in sala travaglio
A questo punto, se il medico ritiene che le contrazioni siano valide e che non manca molto al parto, la donna viene condotta in sala travaglio. Se, invece, si prevede che il travaglio non sia ancora ben avviato, il medico fa ricoverare la futura mamma in una stanza del reparto. Si recherà in sala travaglio in seguito, a contrazioni più ravvicinate e dopo il parere del medico. Una volta in sala travaglio (o in camera), la donna viene aiutata dal compagno o dall’ostetrica a cambiarsi. Dovrebbe indossare una camicia da notte ampia e un paio di calze di cotone corte. Inoltre è bene togliere anelli, bracciali e altri oggetti che possono ingombrare o dare fastidio. Le unghie dovrebbero essere senza smalto. Da questo momento la donna viene affidata a un’ostetrica che la segue fino al parto. Accanto a lei può avere il compagno o un’altra persona alla quale è legata. Nelle ore del travaglio, che sono comprese tra sei e dodici (meno se si tratta del secondo figlio), il bambino viene controllato con uno strumento che si chiama cardiotocografo. È costituito da una sorta di cintura che va posizionata a metà dell’addome, provvista di un rilevatore collegato a un apparecchio. Il cardiotocografo è indispensabile per valutare la regolarità del battito cardiaco del feto, oltre che la frequenza e l’intensità delle contrazioni. Di tanto in tanto, inoltre, l’ostetrica misura la pressione arteriosa (che non deve superare i valori di 140 mm/hg per la pressione sistolica e 90 mm/hg per la diastolica) ed effettua un’esplorazione vaginale, per accertarsi che il collo dell’utero si dilati sempre di più.

A spasso con il pancione
Un tempo la partoriente doveva stare a letto. Oggi, invece, può camminare per la sala travaglio, mettersi seduta, a carponi, trovare insomma la posizione che le è più congeniale per alleviare il dolore delle contrazioni e favorire le discesa del bambino verso il canale cervicale. Essere collegata al cardiotocografo non impedisce i movimenti. La donna può anche posizionarsi su sellini e dondoli speciali, studiati per il travaglio, che sono a disposizione ormai in molte cliniche e che hanno una conformazione anatomica tale da risultare comode per la partoriente e per favorire le contrazioni. Il cardiotocografo può essere tolto per qualche tempo se la donna decide di vivere parte del travaglio in acqua. Durante il travaglio, se la donna lo desidera, il ginecologo è d’accordo e, soprattutto, la struttura lo prevede e ha a disposizione un anestesista, è possibile effettuare l’analgesia epidurale.

Verso il parto
Dopo alcune ore, quando l’ostetrica ha verificato che la dilatazione sia completa (circa dieci centimetri) e che il collo dell’utero sia del tutto appianato, la donna viene accompagnata in sala parto, per la fase espulsiva che è molto più breve rispetto al travaglio (da mezz’ora a un’ora circa). Se le acque non si sono ancora rotte, l’ostetrica effettua l’amnioressi. Introduce cioè un bastoncino apposito nella vagina, per raggiungere il sacco amniotico e romperlo. L’operazione, che è del tutto indolore, ha lo scopo di favorire ulteriormente il parto perché nel liquido amniotico sono contenute le prostaglandine, sostanze che stimolano contrazioni ancora più intense. A questo punto, dopo poco tempo avviene il parto. Se, però, la dilatazione non è ancora sufficiente dopo diverse ore e il collo dell’utero non si è appianato, l’ostetrica e il ginecologo valuteranno se è il caso di effettuare un’induzione, attraverso una flebo di ossitocina e con applicazioni locali di gel alle prostaglandine, per favorire contrazioni più intense. In alcuni casi neppure questi tentativi risolvono la situazione ed i medici, soprattutto in presenza di segnali di sofferenza del feto, non possono fare a meno di prendere, a quel punto, in considerazione l’ipotesi di un parto cesareo.

 

Roberta Raviolo

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