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Il parto dopo il cesareo

novembre 24, 2008 12:00 pm

Una volta veniva esclusa la via naturale, ma oggi è possibile tentare di vivere l’emozione perduta Spesso si pensa che un precedente cesareo condizioni inevitabilmente gli eventuali parti successivi e che, una volta che si è partorito con questa modalità, non sia più possibile tentare un parto per via naturale. In realtà le cose non…

Una volta veniva esclusa la via naturale, ma oggi è possibile tentare di vivere l’emozione perduta

Spesso si pensa che un precedente cesareo condizioni inevitabilmente gli eventuali parti successivi e che, una volta che si è partorito con questa modalità, non sia più possibile tentare un parto per via naturale. In realtà le cose non stanno proprio così. Nell’ultimo decennio, infatti, si è tentato di ridurre il numero dei tagli cesarei anche favorendo il ricorso al parto vaginale dopo un precedente taglio cesareo. Va detto, però, che il travaglio dopo un precedente taglio cesareo non è esente da rischi sia per la madre che per il feto e per questo occorre valutare attentamente con il ginecologo, a seconda della propria storia, quale strada percorrere.

Qual è il rischio principale
Il rischio principale di un travaglio dopo taglio cesareo è la rottura dell’utero, la cui frequenza media riportata è attorno all’1 per cento: questo evento comporta gravi conseguenze sia per la mamma sia per il feto. Per contro, è evidente, nei casi in cui ciò si realizzi, il vantaggio di un parto vaginale, in termini di ripresa fisica per la donna, rispetto a un taglio cesareo. Il rischio di rottura dell’utero risulta più elevato in diretta corrispondenza con il numero di precedenti tagli cesarei: il rischio aumenta infatti da tre a cinque volte per due o più tagli cesarei pregressi. È molto importante considerare anche l’intervallo di tempo trascorso tra i parti: un intervallo inferiore a 12-18 mesi, per esempio, aumenta il rischio di circa tre volte; per questo motivo è controindicato tentare un parto vaginale se non è trascorso almeno questo intervallo di tempo dal precedente cesareo. Allo stesso tempo anche l’età materna avanzata e un’eventuale induzione del travaglio di parto fanno aumentare i rischi.

Quando si può tentare il “travaglio di prova”
È chiamato travaglio di prova perché si tratta di un vero e proprio tentativo: alla partoriente viene cioè data la possibilità se non ci sono particolari controindicazioni ad esso – di provare il travaglio, ma il suo andamento viene tenuto sotto costante monitoraggio per escludere l’assenza di rischi o complicazioni improvvise. Il travaglio di prova può essere interrotto in ogni momento se il ginecologo rileva qualche problema che possa mettere a repentaglio la salute della mamma o del bambino. Ma in quali casi è possibile se lo si desidera provare il travaglio dopo un precedente cesareo?
In linea di massima, si può fare un travaglio di prova in presenza di queste condizioni di base:

  • se il precedente taglio cesareo è stato eseguito oltre la 37° settimana di gravidanza;
  • se il pregresso cesareo è stato praticato a seguito di presentazione podalica del feto, di sofferenza fetale incorsa durante il travaglio, di gemellarità o per esplicita richiesta della donna;
  • se il peso del nascituro è stimato tra i 2500 e i 3500 grammi;
  • se l’epoca gestazionale in cui avviene il travaglio è tra la 35° e la 41° settimana;
  • in assenza di specifiche patologie materne e se la gravidanza ha avuto un decorso fisiologico, cioè senza particolari problemi per la mamma o per il bambino.

    La volontà della donna resta decisiva
    Fatte queste premesse mediche, non bisogna trascurare un altro aspetto, altrettanto importante, ossia quello psicologico. È fondamentale, nell’eventuale scelta di partorire per via naturale dopo un cesareo, che questo desiderio parta dalla donna stessa. Se, dopo aver vissuto l’esperienza di un cesareo, si prova il rimpianto di non aver avuto la possibilità di dare alla luce il proprio bambino in modo naturale, è bene parlarne con il proprio ginecologo ed esplicitargli apertamente questo desiderio, in modo da valutare se ci sono le condizioni per tentare un travaglio di prova. Viceversa, se a predominare è il timore di riaffrontare un travaglio che potrebbe comunque sfociare di nuovo in un cesareo, è bene manifestare tutti i propri dubbi e perplessità. Occorre ricordare che sarà comunque il ginecologo a coinvolgere la donna in questa delicata decisione, anche perché per poter tentare il travaglio di prova la donna è chiamata ad esprimere in modo chiaro la propria scelta, sottoscrivendo, dopo averne preso attenta visione, un consenso informato.

     

    Nicoletta Modenesi

     

    Ha collaborato:
    Dott. Massimiliano Monti

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