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Degenza post-partum in Italia: a casa tre giorni dopo

aprile 1, 2016 9:27 am

Mezza giornata in Egitto e sei giorni in Ucraina: secondo gli esperti dell’OMS, facciamo bene noi in Italia a trattenere le puerpere almeno 24 ore nei reparti maternità.

Oggi la maggior parte delle nascite avviene in ospedale, anche se sono abbastanza numerose le case per il parto e le ostetriche che mettono a disposizione le proprie competenze per partorire in casa. È vero che mettere al mondo un bambino è l’evento più naturale che ci sia, ma questo non significa che sia privo di complicanze: da quando le nascite hanno iniziato ad avvenire in ospedale, la mortalità perinatale sia materna sia del neonato è drasticamente calata. Eppure ancora oggi la cronaca insegna che i primi momenti e addirittura le prime ore dopo la nascita sono un periodo particolarmente delicato, durante il quale è importante che la donna abbia tutta l’assistenza possibile.

A casa al terzo giorno
Fino ad almeno 72 ore dopo la nascita di un bambino, infatti, nella donna si possono verificare complicanze, soprattutto nei casi in cui la gravidanza abbia avuto qualche problema, ad esempio: il sovrappeso, l’ipertensione o il diabete. Alle volte possono comparire emorragie anche se l’intera gestazione è stata perfetta e quindi, senza alcun problema durante i nove mesi. Per questa ragione è essenziale poter contare sulle terapie che vengono messe in atto negli ospedali, soprattutto in quelli di secondo e terzo livello, i più attrezzati, che dovrebbero essere scelti ben prima del parto. La degenza stessa dopo la nascita del bimbo è importante: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna con il piccolo dovrebbe restare nel centro nascita almeno per 24 ore. In Italia, la durata media della degenza post partum è di tre giorni, anche se si può arrivare a quattro o cinque giorni in caso di parto con cesareo e anche se alcuni ospedali permettono alla famigliola di tornare a casa dopo 48 ore.

I controlli dopo la nascita
Nelle prime ore dal parto, si effettuano gli esami screening sul bambino con lo scopo di diagnosticare precocemente eventuali malattie genetiche: uno su tutti, lo screening per ipotiroidismo congenito, fibrosi cistica e fenilchetonuria. Si esegue anche il test dell’udito, una accurata visita neonatologica con elettrocardiogramma ed elettroencefalogramma nel caso in cui il bambino abbia avuto qualche problema di sofferenza fetale durante la nascita. Anche la mamma è sottoposta a controlli ginecologici, per avere la certezza che possa tornare a casa. In alcuni ospedali italiani, è possibile tornare a casa prima, secondo le modalità della dimissione precoce protetta: mamme e bambini sono seguiti per alcuni giorni anche a domicilio dal pediatra e dall’ostetrica e restano in stretto contatto con il centro nascita per qualsiasi necessità. Questo tempo è molto variabile nel mondo e dipende dalle situazioni socio-sanitarie, oltre che dalla possibilità di offrire a mamma e bambino cure domiciliari. Nei paesi in via di sviluppo, non disponendo di un adeguato sistema di cure, le donne restano poco in ospedale: basti pensare che in Egitto tornano a casa mezza giornata dopo il parto. In Europa, per il parto naturale, si va a casa un giorno e mezzo dopo in Gran Bretagna, almeno quattro in Francia e addirittura sei in Ucraina. Comunque, è sempre essenziale restare in contatto con il ginecologo, l’ostetrica e il pediatra per qualsiasi necessità.

Sahalima Giovannini

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