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Partorire in Italia è sicuro

gennaio 11, 2016 9:21 am

Nei giorni scorsi ben sei donne hanno perso la vita a ridosso del parto. Gli episodi possono spaventare, ma partorire nel nostro paese è sicuro.

Quattro mamme hanno perso la vita durante la vacanze di Natale, il periodo che più di tutti dovrebbe essere sereno e pieno di gioia invece hanno perso la vita alla fine della gravidanza, in ospedale dove erano giunte apparentemente sane. È successo a Torino, a Brescia e due casi in Veneto. Quando però l’attenzione si sposta su un fatto così grave non si parla d’altro e si registrano altri casi, purtroppo. Ed è successo ancora, in Liguria e in Calabria, dove una mamma ha cessato di vivere durante un cesareo.

Un rischio più basso nel tempo
Alle famiglie che vivono queste esperienze resta l’incredulità per aver perso una moglie, una mamma o una figlia alle altre donne in attesa di partorire una forte preoccupazione. Leggere queste tristi notizie preoccupa tutti ed è abbastanza spontaneo pensare che partorire in Italia sia diventato meno sicuro. I ginecologi però rassicurano: il nostro paese è uno dei luoghi più sicuri in cui partorire. Il parto in sé, però, non è ancora e forse non lo sarà mai, un evento a rischio zero. La gravidanza è un momento meraviglioso, mettere al mondo un figlio è un fatto naturale, che va avanti da quando è comparsa la vita sulla terra. Il fatto che sia naturale, che sia quello che assicura il propagarsi della specie però, non significa che sia a rischio zero. Certo, è molto meno rischioso rispetto a un tempo: se negli anni Cinquanta 135 donne su 100.000 perdevano la vita dando alla luce un figlio. Oggi, secondo l’osservatorio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo capita a 4 donne e secondo altre fonti la quota è più elevata: si parla di dieci decessi ogni 100.000 parti. Si tratta comunque di numeri molto più bassi rispetto al passato e anche rispetto ad altri paesi. Oggi in Europa l’Italia per livello di sicurezza nel parto è alla pari di Francia e Inghilterra.

Preferire gli ospedali più grandi
Quello che fa paura è quel numero che, per quanto basso, non equivale ancora allo zero, cioè alla certezza assoluta di non correre alcun rischio. Questa sicurezza, però, forse non ci sarà mai, perché alcune complicanze della fine della gravidanza possono essere imprevedibili. Le più frequenti sono l’embolia polmonare, la trombosi e la rottura della placenta, che non danno segni di sé e possono verificarsi improvvisamente. Quando questo succede, non sempre l’equipe medica riesce a salvare la donna e spesso nemmeno il bambino. Sicuramente scegliere un grande ospedale aumenta la sicurezza, perché i reparti meglio organizzati e con un alto numero di parti l’anno, almeno 500, meglio ancora almeno 1000, significa poter contare sulla terapia intensiva per la mamma e il bambino, sulla disponibilità di farmaci e sulla rapida gestione delle emergenze. Il discorso vale ancora di più nei casi considerati a rischio: quando la gravidanza è gemellare, la mamma ha problemi di obesità, diabete o ipertensione, tutte circostanze che aumentano la possibilità che compaia un’emergenza. Anche l’età materna ha la sua importanza: dopo i 40 anni, la mortalità perinatale aumenta fino a 12 casi su 100.000. Insomma, è bene affidarsi a un buon centro nascita e farsi seguire da un ginecologo di provata esperienza.

Giorgia Andretti

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