Famiglia: Leggi e Diritto

I bimbi restano agitati se lasciati piangere prima della nanna

11 giugno 2012 in I primi mesi

bambino piange pianto notte

Sono tantissimi i bambini lasciati piangere nel loro lettino da soli, come un noto libro consiglia di fare. Oggi sappiamo, grazie ad una ricerca, che il pianto prolungato prima di addormentarsi li lascia agitati per giorni.

Fino a tempi ancora recenti, è stata una incrollabile certezza delle mamme ed anche di alcuni pediatri inflessibili: i bimbi piccoli, anche di poche settimane o mesi, vanno messi nel lettino e lasciati da soli, anche a costo di farli piangere a lungo. Questo veniva sostenuto nella sicurezza che, dopo un po’, il bambino si sarebbe calmato e addormentato comunque. Non solo: piangendo, sera dopo sera il piccolo si sarebbe abituato, avrebbe capito che non vi è nulla di pericoloso nello stare solo e avrebbe iniziato a riposare tranquillo. Oggi, gli strumenti scientifici a disposizione hanno permesso di dimostrare il contrario. Un bebè si addormenta sì, ma solo per sfinimento, dopo aver pianto a lungo. Il pianto prolungato sostenuto dalla paura, infatti, attiva nell’organismo la produzione di cortisolo, uno degli ormoni attivi nello stress. Quando il valore di questo ormone supera la soglia ottimale, attiva lo stimolo contrario: ovvero preparare l’organismo all’ipereccitabilità. Ben hanno fatto e fanno le mamme e i papà dal cuore tenero, che si alzano per coccolare il bimbo, rassicurarlo e sussurrargli una rassicurante filastrocca.

Sono i risultati di uno studio americano
Gli effetti negativi del pianto serale, prima dell’addormentamento, sono stati oggetto di studio di un gruppo di ricercatori di 'Early Human Development'. Gli esperti hanno osservato le abitudini di un gruppo di bambini di età compresa tra i quattro e i dieci mesi, le cui mamme inflessibili avevano l’abitudine di lasciarli piangere al momento di metterli a nanna. Sono stati effettuati piccoli e indolori prelievi di sangue sia nei bambini che nelle loro mamme, per andare alla ricerca dei livelli di cortisolo, una sostanza che si presenta in quantità elevata nell’organismo di un soggetto sottoposto a stress. È stato così possibile notare che i livelli di cortisolo nei bambini piccoli lasciati piangere la sera, restavano elevati anche nelle ore diurne. Quelli delle mamme, al contrario, ritornavano entro range accettabili. L’organismo adulto ha, infatti, la capacità di metabolizzare meglio gli effetti dello stress. Non avviene così per il bambino piccolo: lui non riesce a smaltire il cortisolo, il cui livello resta in circolo per giorni, rendendo il piccolo nervoso ed eccitabile. Il risultato? Un bimbo riposa male anche nelle ore diurne, giunge a sera già agitato e fatica ad addormentarsi, andando incontro più facilmente a crisi di pianto. Questa inflessibilità può insomma innescare un circolo vizioso che non aiuta il bambino a calmarsi e ad abituarsi a prendere sonno da solo.

Un dopo cena sereno e tranquillo
Noi di Guidagenitori.it da sempre abbiamo contrastato il consiglio scellerato di far piangere un bimbo anche per delle mezz’ore, da solo nel suo lettino. Il nostro suggerimento è sempre stato quello di restare accanto al bimbo, con una mano sulla sua spalla fintanto che non scivola nel sonno profondo e ristoratore. Il clima tranquillo della sera, le luci soffuse, i rumori attenuati e, soprattutto, la ripetizione degli stessi gesti e degli stessi riti hanno un effetto tranquillizzante su un bambino piccolo. Il rituale serale deve infondere la certezza che, dopo quei momenti sereni di condivisione con i genitori, arriverà il buio ma che ad ogni semplice richiesta la mamma o il papà arriverà prontamente a rassicurare. Prepariamolo quindi al sonno con gesti dolci, rassicuranti e con tanta pazienza. Dopo l’ultima poppata della sera o dopo la pappa, meglio se leggera e digeribile, evitiamo le attività che potrebbero risultare troppo eccitanti per lui: niente giochi rumorosi, niente luci altamente variabili o immagini inappropriate come quelle di un monitor TV o computer.

Ci vogliono coccole e riti rassicuranti
Trascorriamo i minuti prima del sonno nella sua stanzetta, con lui, per fargliela vivere come un luogo di ritrovo con la mamma e il papà e non un posto dove stare da soli. Facciamogli dare un saluto ai suoi giochi e peluche prima di riporli a nanna a loro volta, facciamo il giro della casa con lui spegnendo le luci. Salutiamo da dietro ai vetri le altre case, le auto che passano per la strada e facciamogli dare un bacio al papà. Anche se ancora non può capire, raccontiamogli di altri bambini che, come lui, si preparano ad andare a nanna. Sistemiamolo nel lettino con una luce bassa e rassicurante. Leggiamogli una storia, cantiamogli una ninna nanna o una filastrocca. Quando vediamo che sta per scivolare nel sonno, restiamogli ancora accanto fintanto che non è completamente addormentato. E se nella notte si risveglia? Magari piange per un minuto e poi si calma: questo è accettabile, perché accorrere al minimo lamento è altrettanto diseducativo che lasciare il piccolo piangere per ore. Aspettiamo un paio di minuti per essere certe che non si tratta solo di un lamento nel sonno e, se proprio ci accorgiamo che è sveglio, raggiungiamo con calma il suo lettino e mettiamogli nuovamente una mano sulla spalla senza prenderlo in braccio. Stiamo un po’ con lui: con ogni probabilità scivolerà nuovamente in un sonno sereno.

Sahalima Giovannini

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