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I vantaggi per la mamma

settembre 25, 2002 12:00 pm

Dal ritorno al peso forma alla prevenzione del tumore alla mammella: perché allattare fa bene alle donne I vantaggi arrecati dall’allattamento al seno alla madre sono poco menzionati. Intanto durante l’allattamento al seno si produce un ormone, la prolattina, che oltre ad essere responsabile come dice il nome, della sintesi di latte, è collegato ad…

Dal ritorno al peso forma alla prevenzione del tumore alla mammella: perché allattare fa bene alle donne

I vantaggi arrecati dall’allattamento al seno alla madre sono poco menzionati. Intanto durante l’allattamento al seno si produce un ormone, la prolattina, che oltre ad essere responsabile come dice il nome, della sintesi di latte, è collegato ad altri ormoni quali ACTH e cortisolo in modo tale da attenuarne gli effetti sull’innalzamento della pressione arteriosa e sull’umore, quando la madre è sottoposta a stress. Insieme all’altro ormone prodotto in allattamento, l’ossitocina, si crea una base “chimica” che favorisce un comportamento materno normalmente buono. Senza allattamento non c’è né prolattina né ossitocina, quindi niente sostegno ormonale al maternato.
L’allattamento al seno produce nella donna diversi effetti salutari.

Ritorno al peso forma
Questo è più rapido se la nutrice introduce appena 500 Kcal in più al giorno sotto forma dei cibi abituali in uso presso la sua famiglia o cultura. Non è necessario evitare particolari alimenti, né privarsi del latte se non in casi molto selezionati e su decisione medica. Deve bere normalmente, secondo la sete, perché troppa acqua può inibire la prolattina.

Anemia
E’ più frequente nelle madri che non allattano, per il più precoce ritorno del ciclo mestruale. Per contro, se una madre ha l’emoglobina bassa o è anemica, come capita talora dopo un’eccessiva perdita di sangue da parto cesareo e non, non vi è nessuna controindicazione ad allattare: la perdita di ferro durante un intero allattamento è inferiore a quella di una singola mestruazione.

Osteoporosi
E’ vero che l’allattamento al seno è responsabile di una sottrazione di calcio dalle ossa della madre, ma durante il cosiddetto svezzamento (meglio definito come periodo d’introduzione dei cibi solidi) il calcio si ri-deposita nello scheletro in forma più stabile, cosicché il risultato netto è quello di un minor rischio di osteoporosi in età avanzata nella donna che ha allattato.

Tumore ovario
Secondo i dati epidemiologici sono ridotti nelle donne che hanno allattato.

Tumore al seno
E’ del luglio 2002 la divulgazione sui mezzi di comunicazione dei risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista di medicina “The Lancet”, effettuata su circa 150.000 donne parte sane e parte affette da tumore mammario. Le conclusioni, che confermano i dati di altre ricerche, sono che l’allattamento al seno da solo protegge per 2/3 (il rimanente terzo è l’effetto di gravidanze numerose) dal rischio di ammalare. Poiché nei paesi industrializzati non si ha più una prole tanto numerosa come un tempo o come nei paesi in via di sviluppo, gli autori hanno calcolato che se una donna allattasse 2.5 figli per sei mesi in più oltre quelli attualmente praticati dalle donne della ricerca (in media tre mesi), ci sarebbe il 5% di casi in meno all’anno; se allattasse per dodici mesi in più ci sarebbe l’11% di casi in meno. In pratica una modificazione dello stile di vita ottenuta ripristinando un allattamento al seno più lungo risulta in un’efficace arma preventiva nei confronti di un tumore fra i più temuti dalle donne.

E per finire… i vantaggi per la società
Oltre agli ovvi vantaggi per la madre, da quanto esposto derivano evidenti vantaggi sociali ed economici legati all’allattamento prolungato, sia per il risparmio della singola famiglia che evita di spendere quel tot in latte in polvere, sterilizzatori e relative pastiglie, tettarelle ecc. Sia per la società che non deve dedicare risorse alla cura di bambini e donne più facilmente ammalati.
Esiste poi il risvolto ecologico: meno allattamento artificiale significa infatti meno mucche da allevare, meno deforestazione per la creazione dei pascoli, meno combustibile impiegato per riscaldare il biberon, per la creazione di confezioni e il loro trasporto, per il materiale plastico da smaltire e così via…Se da più parti si invoca l’attuazione di uno “sviluppo sostenibile” più rispettoso della natura e dell’ambiente, ebbene l’allattamento al seno è una delle strade percorribili.

 

Dott.ssa M. Ersilia Armeni
Pediatra, neonatologo, Consulente Professionale in Allattamento Materno IBCLC

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