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Come evitare le ragadi

maggio 19, 2008 12:00 pm

Prevenzione e cura delle piccole ferite del capezzolo che possono mettere a rischio la gioia dell’allattamento Per alcune donne, l’allattamento inizia praticamente senza sforzo e, fin dall’inizio, procede senza problemi. Per molte, invece, richiede un periodo iniziale di pratica. Certe volte le prime due settimane sono abbastanza difficili: la quantità di latte comincia a definirsi,…

Prevenzione e cura delle piccole ferite del capezzolo che possono mettere a rischio la gioia dell’allattamento

Per alcune donne, l’allattamento inizia praticamente senza sforzo e, fin dall’inizio, procede senza problemi. Per molte, invece, richiede un periodo iniziale di pratica. Certe volte le prime due settimane sono abbastanza difficili: la quantità di latte comincia a definirsi, i capezzoli devono abituarsi alla suzione frequente, la mamma deve adattarsi a orari di sonno completamente nuovi e ai cambiamenti ormonali. Per fortuna il corpo ben si adatta a tutto questo e con un po’ di pazienza e di perseveranza quelli che sembrano problemi insormontabili si risolvono invece prestissimo.

Uno dei problemi, durante le prime settimane di allattamento, può essere la comparsa delle ragadi, screpolature e taglietti presenti sul capezzolo o intorno all’areola che rendono molto dolorosa la poppata. Le ragadi sono provocate da una scorretta suzione del bebè, che afferra solo la punta del capezzolo invece di prendere bene in bocca l’areola. La neomamma deve dunque aiutare il bebè ad attaccarsi correttamente al seno, inserendogli in bocca tutta l’areola. Prima di lasciare l’ospedale per tornare a casa è importante farsi mostrare bene dal personale addetto al puerperio come sostenere e attaccare correttamente il bambino.
Essendo spesso molto dolorosi le ragadi sono uno dei motivi più frequenti per cui si abbandona l’allattamento, ma con pazienza e un trattamento adeguato possono essere facilmente curate e possono guarire nel giro di pochi giorni. Quindi, se volete continuare ad allattare, è consigliato seguire qualche piccolo accorgimento, evitando di ricorrere, nell’illusione di far riposare i capezzoli, al latte in polvere: la produzione di latte ne risentirebbe inevitabilmente, dato che è stimolata dalla suzione stessa. Vediamo allora come evitare e curare le ragadi.

Se il dolore è eccessivo, talvolta accompagnato anche da un leggero sanguinamento, non date il seno colpito dalla ragade al bambino per una poppata o due, allattando dall’altra parte e spremendo manualmente il latte dal capezzolo ferito, che potrete dare poi al bebè con il cucchiaino o una tazzina. Evitate il ricorso al biberon: cambiando modalità di alimentazione il piccolo finirebbe per non mantenere la corretta posizione per la suzione al seno che, come abbiamo detto, è la causa principale delle ragadi. Per evitare ulteriori traumi e facilitare la guarigione, può rivelarsi utile l’uso di paracapezzoli durante la poppata. In commercio ne esistono di diversi tipi, in silicone e in caucciù: proteggono la parte dolente e permettono al piccolo di succhiare.

Capezzolo e areola vanno lavati con un sapone neutro una volta al giorno e trattati con un velo di lanolina ipoallergica e atossica appositamente studiata per l’allattamento e reperibile nelle sanitarie e farmacie specializzate. Non vanno asciugati, per evitare alla pelle di lacerarsi. Alcuni ginecologi consigliano di lasciare una gocciolina di latte sul capezzolo, in quanto funziona come disinfettante e aiuta la rigenerazione dei tessuti. Gli antisettici specifici vanno evitati.

Non usate coppette assorbilatte foderate di plastica, né reggiseno di nylon. Cercate invece di indossare solo una maglietta ampia e leggera, di cotone o di lino, in modo che i capezzoli possano respirare, ed esponeteli all’aria il più possibile. Se non riuscite a stare senza reggiseno, potete utilizzare, tra una poppata e l’altra, delle coppette antiragadi a forma di cupola traforata che non ostacolano l’aerazione della pelle, da indossare sotto il reggiseno, avendo cura che non comprimano il tessuto mammario.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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