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La prima vacanza lontano da casa e dai genitori, alcuni consigli utili

giugno 27, 2013 9:30 am

La decisione è stata presa, i nostri ragazzi partiranno per la prima volta da soli per il campo estivo o per un viaggio all’estero. Oltre alle classiche raccomandazioni mettiamo in valigia indumenti pratici e passaporto.

Non è la prima volta che nostro figlio parte per un periodo di vacanza senza di noi. È già successo, quando ha trascorso qualche settimana al mare con i nonni, oppure quando ha partecipato a una gita scolastica per più giorni o, ancora, quando è stato ospite da un amico per qualche tempo. Adesso, però, è diverso: sta per partire per la prima volta da solo, magari con un compagno di classe, ma senza l’ala protettiva dei nonni, delle maestre o comunque di altri genitori che lo sorvegliano come se fosse un figlio loro. Questa volta sarà da solo, alla prova con se stesso e le proprie capacità di indipendenza, uno fra tanti in un gruppo di bambini controllati solo da qualche educatore.

Le emozioni di viaggiare da solo
Se state leggendo questo servizio, significa che vostro figlio sta per partire o che state valutando se iscriverlo a qualche vacanza in montagna o al mare da solo. In ogni caso, è bene sapere che l’età giusta, per un bambino, per allontanarsi da casa da solo è attorno ai sette-otto anni. Prima di questa età, sono ancora molto legati alla famiglia e alla casa e non hanno ancora maturato una sufficiente autonomia nella gestione di se stessi al di fuori della famiglia. Sicuramente, andare al mare con i nonni, o con la famiglia di un amico è un buon allenamento: aiuta un bambino a sentirsi più indipendente e a non dover contare sempre sulla mamma. Dai sette-otto anni in su, invece, il piccolo può sperimentare un campo estivo in montagna, una colonia al mare o un campeggio con l’oratorio. Dalle medie in poi ci si può spingere più lontano, magari in un paese estero. Sono esperienze indimenticabili, arricchiscono di emozioni e di ricordi, gratificano per il sapersi destreggiare da soli in situazioni impegnative e che regalano incontri e amicizie. Andare via di casa per qualche giorno, insomma, non può fare che bene, a qualsiasi età.

Praticità prima di tutto
Indipendentemente dall’organizzazione alla quale ci si affiderà, verranno richiesti alcuni documenti: oltre a quelli che mamma e papà dovranno firmare, per l’affido temporaneo di un minorenne ad altri adulti, dovranno portare anche un documento di identità del figlio, la tessera sanitaria e un foglio che attesti che il ragazzino ha effettuato tutte le vaccinazioni previste per la sua età. Inoltre, i genitori dovranno compilare un documento in cui dichiarano che il figlio è di sana e robusta costituzione, se soffre di allergie alimentari, a farmaci o a particolari sostanze. Indispensabile l’abbigliamento adatto ad affrontare il tipo di vacanza prescelta: più leggero se si va al mare, più pesante se si va in montagna, decisamente essenziale e di facile gestione se il ragazzino prende l’aereo e trascorre parte del suo tempo in visite a luoghi nuovi. I vestiti, oltre a essere contrassegnati con il nome – nel caso debbano essere lavati in comune con gli indumenti degli altri bambini – non dovrebbero essere troppo eleganti, possono infatti andare smarriti. Attenzione anche a macchine fotografiche o videocamere costose. Non va dimenticato un giubbino impermeabile in caso di pioggia e un paio di scarpe robuste. Per i farmaci, solitamente esiste un’assistenza sanitaria nel luogo di vacanza, che mette a disposizione anche medicine contro la febbre, il mal di gola o le punture di insetti. Gli unici farmaci ammessi sono quelli per le allergie.

Impariamo a staccarci dai figli
Se l’organizzazione pratica è perfetta, non è detto che lo sia anche quella emotiva: se, infatti, il bimbo non sta più nella pelle al pensiero di partire, il papà e soprattutto la mamma possono sentirsi un po’ in ansia: il timore è che il piccolo senta la nostalgia di casa, si annoi e non riesca a fare amicizie o, peggio ancora, possa succedergli qualcosa di brutto. È un sentimento normale: davanti a una forte emozione come il distacco da un figlio, il pensiero che lui non sia più sotto la tutela dei genitori, induce a crearsi brutti pensieri. Succede soprattutto ai genitori più ansiosi e perfezionisti: se non ci sono io, il bambino non sarà controllato a dovere. Invece lo sarà, perché le persone addette a occuparsi dei bambini sono esperte e sanno fronteggiare anche situazioni di emergenza, spesso con una autorevolezza maggiore rispetto ai genitori. La vacanza da solo, si, fa crescere e maturare un bambino, ma addestra anche i genitori a mantenere la calma e a delegare, anche solo per qualche tempo, la cura del proprio bambino. A tal proposito, due parole vanno spese anche per il cellulare: il nostro consiglio è di lasciarlo a casa. Il modo per parlare con un figlio c’è e, in caso di necessità, si viene avvisati. Il cellulare, invece, rappresenta qual filo invisibile tra figlio e genitori, quel cordone ombelicale virtuale che deve essere reciso, perché un bambino possa davvero maturare e godere davvero del suo viaggio. E farà tanto bene anche ai genitori …

Sahalima Giovannini

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