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Giocare con le bambole compromette le scelte delle ragazzine da adulte?

febbraio 6, 2014 9:30 am

L’accusa arriva dall’Inghilterra: i giochi da bambina non stimolano l’apprendimento verso le materie scientifiche, quindi niente matematica, fisica o chimica. Siamo davvero davanti a giocattoli poco educativi e pericolosi?

Mai come oggi i nostri bambini hanno avuto tanti giocattoli a disposizione. E mai come oggi, su quegli stessi giocattoli vengono avanzate da più parti critiche. Perché, decenni dopo la rivoluzione sessuale, decenni dopo le classi miste, consentendo alle ragazze ed a ragazzi di fare attività sportiva insieme, sembra ci siano ancora troppe discriminazioni. Le ragazzine sarebbero addirittura disincentivate dalle loro reali vocazioni professionali – ingegnere, medico, scienziato – da giocattoli troppo femminili, che attraverso messaggi subliminali insidiosi, le spingerebbero a lasciare da parte l’intelligenza e a perseguire l’attenzione per il proprio aspetto fisico.

Discriminazione sessiste fin dall’infanzia
A sostenere questo non è una suffragetta del secolo scorso, ma nientemeno che Elizabeth Truss, sottosegretario alla scuola nell’Inghilterra del 2014. La Truss, parlando della crisi tuttora esistente di vocazioni femminili nelle materie scientifiche, attribuisce la colpa alla differenziazione dei giocattoli da maschio e da femmina, a suo dire, creerebbero fin dall’infanzia una sorta di pregiudizio, spingendo inconsciamente le bambine a esaltare le doti ritenute femminili come la dolcezza, l’arrendevolezza e a instillare in loro la convinzione che le donne non possano dedicarsi a certe professioni. La colpa, secondo la Truss, sarebbe soprattutto della pubblicità, è fortemente sessista e non ancora neutrale. Questo atteggiamento orienterebbe fin dai primi anni di vita le preferenze dei maschi e delle femmine, spingendoli a sviluppare abilità diverse. Le accuse di Elisabeth Truss si basano sui risultati di uno studio spagnolo della Rey Juan Carlos University e del San Antonio de Murcia Catholic University, che ha analizzato 595 pubblicità di giocattoli trasmesse nei media nella stagione natalizia tra gli anni 2009, 2010 e 2011. La conclusione è che le pubblicità di automobili e costruzioni sono chiassose e indirizzate decisamente ai maschi. Alle bambine sono destinate immagini rosa, dolci e leziose, che parlano di bambole, pupazzi e principesse. Tutto questo condizionerebbe perfino l’educazione: le famiglie, infatti, si rivolgerebbero ai maschietti lodandone l’intelligenza, mentre delle bambine ancora oggi si apprezzerebbe soprattutto l’aspetto fisico.

La polemica ha davvero ragione di esistere?.
I produttori e i venditori di giocattoli non sono stati in silenzio davanti a questo discorso politicamente corretto. I grandi magazzini inglesi Marks & Spencer hanno varato una campagna che si rivolge in modo identico ai bambini e alle bimbe, in nome della neutralità di genere nei giochi, con lo slogan – Lasciamo che i giocattoli siano giocattoli. Un’azienda californiana, la GoldieBlox, specializzata in giocattoli ingegnosi, ha realizzato uno spot che spinge le ragazzine a lasciar perdere le principesse e a impegnarsi per diventare ingegneri da grandi. Noi ci chiediamo se il polverone sollevato ha davvero un senso. Perché in tutto questo si è trascurato un particolare non da poco: il ruolo dei genitori. La pubblicità, spesso eccessiva e dai contenuti discutibili, può influenzare la scelta di un bambino, ma il genitore ha un insostituibile ruolo di freno e di mediatore, può concedere o negare a sua discrezione, seguendo i gusti del bambino ma anche scegliendo in base all’utilità che hanno i giocattoli stessi. Perché per un bambino, giocare non significa soltanto intrattenersi: significa imparare, crescere, formare la propria personalità. Un genitore intelligente è sicuramente colui che concede al figlio diverse possibilità ludiche, indipendentemente dai suggerimenti di persone come Elisabeth Truss. Quante, tra voi che state leggendo queste righe, venti o trenta anni fa, avete giocato con bambole e pentolini? Quante di voi hanno amato la – peraltro criticata – bambola bionda americana, con viso sempre sorridente e forme da top model, per poi diventare ingegnere, o esperta di marketing o chimico? E quante hanno preferito le costruzioni ai bambolotti, per diventare poi mamme istintive e affettuose? Lasciamo perdere i luoghi comuni e riprendiamoci il libero arbitrio. I nostri figli, se lasciati liberi, svilupperanno da soli gusti e preferenze. E saranno sicuramente meno stressati.

Sahalima Giovannini

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