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Giochi digitali, pro e contro

febbraio 4, 2011 12:34 pm

Possono favorire l’apprendimento, ma anche limitare la creatività. È quindi bene che i bambini non ne abusino e che li alternino ai giocattoli più tradizionali. Se nell’ultima letterina a Babbo Natale il vostro bimbo ha chiesto “Risiko Globale” o “Ben 10 Boxe” forse vi siete domandati se fosse opportuno accontentarlo. Durante una fase tanto delicata…

Giochi digitali, pro e contro

Possono favorire l’apprendimento, ma anche limitare la creatività. È quindi bene che i bambini non ne abusino e che li alternino ai giocattoli più tradizionali.

Se nell’ultima letterina a Babbo Natale il vostro bimbo ha chiesto “Risiko Globale” o “Ben 10 Boxe” forse vi siete domandati se fosse opportuno accontentarlo. Durante una fase tanto delicata come l’infanzia, infatti, è bene valutare con attenzione i pro e i contro dei giochi digitali, quelli, cioè, che vengono utilizzati attraverso il computer. Gli esperti sul tema sembrano divisi: alcuni sostengono che questi giochi influenzino in maniera negativa i comportamenti dei più piccoli. Altri, tra cui lo stesso Parlamento europeo, reputano che favoriscano le abilità cognitive e aiutino la cooperazione. Di certo c’è che ormai la loro diffusione raggiunge livelli elevatissimi: secondo Telefono Azzurro, coinvolgono 9 ragazzi su dieci tra i 6 e i 17 anni e per molti rappresentano il passatempo preferito. Ma sono utili al processo di crescita dei nostri figli?

Stimolare la fantasia
In un’età in cui le esperienze sensoriali richiedono continui feed back, i giochi digitali stimolano senza dubbio la vista e questo è un dato positivo. Sotto il profilo cognitivo, invece, occorre distinguere tra i videogiochi orientati all’apprendimento e quelli di carattere più ludico, cioè quelli “di ruolo”. I primi, se utilizzati nella giusta misura, possono aiutare nell’acquisizione di nozioni relative a diverse discipline come storia, matematica e geografia. Prova ne è che, stando ai risultati del progetto Games in Schools, realizzato sulla base delle indicazioni di 31 Ministeri dell’Educazione europei, ben il 70% degli insegnanti utilizza i videogiochi in classe con l’obiettivo di incrementare la motivazione degli studenti nell’apprendimento. I secondi invece possono nascondere un’insidia: spesso infatti propongono percorsi di gioco precostituiti che non aiutano i piccoli a sviluppare la propria fantasia. Un passaggio, quest’ultimo, fondamentale per acquisire nell’età adulta la capacità di problem solving, ovvero di affrontare e risolvere le difficoltà che la vita naturalmente pone sulla strada di ciascuno. Il bambino deve, invece, essere stimolato fin dai primi mesi di vita a ricercare opzioni personali e originali che lo portino a sviluppare un atteggiamento creativo nei confronti degli oggetti con cui viene in contatto e quindi delle relazioni con le persone che lo circondano. Questo percorso è senza dubbio più facilmente intrapreso attraverso i giochi tradizionali: davanti ai classici soldatini, per esempio, i bambini sono portati a muovere le sagome come pedine di una storia che loro stessi inventano. Certo, anche i giochi concreti possono proporre soluzioni preformate, ma più spesso suggeriscono situazioni abbozzate che lasciano campo aperto all’immaginazione. Al contrario i vidoegames, soprattutto quelli di ruolo, tendono per loro natura a strutturarsi in iter definiti che limitano la capacità di fantasia.

Le regole da adottare
È quindi importante che i genitori, pur non “demonizzando” i giochi, ne moderino l’uso principalmente attraverso una limitazione delle ore trascorse dai propri figli davanti allo schermo del computer. Non si tratta infatti di proibirli – la linea dura può essere controproducente, inducendo a trasgredire le regole – quanto di controllarne l’utilizzo, possibilmente senza dare l’impressione di farlo. A questo scopo può essere, per esempio, utile stabilire una sorta di vademecum in cui fare corrispondere a ogni tipologia di gioco un diverso tempo concesso ogni giorno. Di norma è consigliabile che ai videogames di ruolo non si dedichi più di mezz’ora, a quelli digitali pensati per sviluppare la conoscenza un’ora, mentre a quelli che stimolano la fantasia anche un’ora e mezzo. Si tratta, insomma, di mettere a punto un programma settimanale che, se rispettato, può essere premiato con un momento gratificante – e al contempo istruttivo – vissuto insieme da genitori e figli. Qualche idea? Si può insegnare ai più piccoli come usare la macchina fotografica oppure come giocare a dama o a scacchi.

Questione di età
Questo approccio tuttavia deve tenere conto dell’età del bambino. Fino a 3 anni, infatti, è sconsigliabile che i piccoli utilizzino giochi digitali, dal momento che il loro sistema neurologico non è ancora completamente formato. In seguito, si deve procedere con buon senso, tenendo conto anche del grado di sviluppo del singolo soggetto. La valutazione, insomma, deve essere fatta da ogni genitore in funzione di ciascun caso, ricordando però che i giochi digitali possono rappresentare un grande vantaggio a patto che siano concepiti in modo da ampliare le conoscenze di chi li usa. La fantasia dei bambini piccoli è molto accentuata: crescendo può essere mantenuta e perfino incrementata, purché stimolata nel modo corretto.

In Rete :
I dati di Telefono Azzurro relativi alla diffusione dei giochi digitali e della citazione del progetto Games in Schools

 

Manuela Falchero

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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